• venerdì 20 ottobre 2017

Abbraccia il tuo destino

testimonianze

dal sito convinzioni.it di Gabriella d’Albertas

 

 

 

Il destino guida chi lo segue di buona voglia, trascina chi si ribella”.
Lucio Anneo Seneca

 

Se è vero che costruiamo la nostra vita con le nostre scelte, è anche vero che, per quanto assennate siano, abbiamo una visione limitata del nostro percorso: solo la nostra parte divina, o la nostra saggezza interiore, come preferiamo chiamarla, ha una visione più ampia.

Per quanto ci diamo da fare per decidere della nostra vita, riusciamo a farlo solo parzialmente, e questo è anche il motivo per cui a volte temiamo esista un fato predeterminato che prescinde dalle nostre azioni. Più che altro esiste un cammino che possiamo vedere solo in parte.

Anche se non ne siamo consapevoli, ogni esperienza che incontriamo, al di là che ci piaccia o meno, è per il nostro massimo bene e ci permette di crescere. Il nostro destino è in questo senso anche il nostro maestro.

Abbracciare il proprio destino vuol dire accettare attivamente ciò che capita nella vita, senza giudicarlo negativamente, ma come parte necessaria del nostro percorso. Quando rifiutiamo qualcosa andiamo contro il fluire della vita e contro il destino, e questo ci può provocare molto dolore.

Il destino è il disegno della nostra saggezza suprema, quella che trascende l’ego (che è la nostra parte più umana e miope), ma spesso non riuscendo a intuire questo disegno, non abbiamo fiducia. In questo disegno non ci sono errori: veniamo accompagnati verso le esperienze che è bene per noi compiere.

Non dobbiamo però credere che il destino (la saggezza interiore, la nostra parte divina, l’intelligenza suprema, o Dio, come preferiamo chiamarlo), sia qualcosa di separato da noi. E’ Uno con noi. Quando abbiamo un atteggiamento di rifiuto, di critica, di condanna, quando tendiamo a lamentarci o a colpevolizzare, osteggiamo il destino e, quindi, noi stessi.

Questo non significa naturalmente che non dobbiamo darci da fare per raggiungere i nostri obiettivi o per trasformare le situazioni che non desideriamo vivere, ma significa abbandonare l’atteggiamento di costante attrito quando le cose vanno diversamente da come avremmo voluto.

La differenza tra la mente e la nostra saggezza interiore è la stessa che passa tra il nostro dito mignolo e la nostra persona intera. Proprio come non ci faremmo guidare nella vita dal dito di una nostra mano, anche se non siamo separati da esso, allo stesso modo non possiamo pensare di farci guidare esclusivamente dalla nostra mente.

Per questo, quando vogliamo determinare il nostro destino, dobbiamo connetterci con la nostra saggezza interiore, non limitarci ad interrogare il nostro raziocinio. Quello che avviene poi potrà corrispondere a ciò che avevamo desiderato ma anche discostarsi dalla nostra volontà conscia.

In quest’ultimo caso, questo non significherà necessariamente che abbiamo sbagliato qualcosa o che ci siamo sabotati: ciò che desideriamo potrebbe infatti anche non coincidere con il nostro massimo bene, almeno in quel momento della nostra vita.

Spesso non riusciamo a intravedere i benefici di alcune situazioni che accadono e che definiamo “negative” e proprio per questo deve intervenire la fiducia: fiducia anche in ciò che non capiamo, fiducia in un disegno più ampio e più adatto a noi. Il nostro destino non implica mai un ridimensionamento delle nostra aspettative, spesso implica uno spostamento delle stesse verso i nostri veri talenti.

Il destino ci spinge a realizzare la nostra missione a portare il nostro contributo spirituale nel mondo, e ciò che di meglio possiamo offrire è l’espressione dei nostri specifici talenti e qualità: solo noi possiamo donare al mondo quella nota che è solo nostra e di nessun altro nei secoli.

Tutti andiamo verso la stessa meta, il risveglio di chi siamo veramente. Tutti, prima o poi, saremo destinati a liberarci dei nostri falsi limiti e a scoprire la nostra vera natura, ma possiamo raggiungere quella meta nella sofferenza o nella pace interiore, e questo dipenderà unicamente da come procederemo nella vita, fluendo o facendo attrito.

In quest’ultimo caso il nostro destino sarà molto duro, e non per via di una qualche punizione che un dio impietoso vorrà infliggerci, ma per la nostra cecità, che ci impedirà di vedere oltre: oltre il nostro limitato orizzonte umano.

Come abbracciare il nostro destino dunque? Per prima cosa lasciando andare l’iper-controllo. Se abbiamo la tendenza a tenere tutto sotto controllo è perché la paura della nostra impotenza ci attanaglia, ma più cercheremo di controllare tutto e tutti, meno riusciremo a farlo e le cose ci sfuggiranno, destabilizzandoci.

Controllare in modo equilibrato è bene, ma iper-controllare è controproducente. Il controllo potrà aiutarci a osservare il feedback delle nostre azioni, e a correggerci, ma l’iper-controllo cercherà inutilmente di forzare un disegno che, essendo infinitamente più grande e più potente del nostro ego, non potrà essere forzato.

La linea che divide un sano controllo da un insano iper-controllo a volte è sottile, per questo è importante mettere in gioco tutta la nostra consapevolezza e tutta la nostra onestà: stiamo controllando o iper-controllando? Stiamo forzando le persone ad agire come vorremmo, oppure manipolando gli eventi per farne cambiare il corso?

Se la risposta è affermativa, quello che dobbiamo sapere è che le vittorie che potremo riportare saranno effimere, mentre presto ci dovremo confrontare con la nostra sconfitta più grande: quella di scoprire di essere andati contro noi stessi.

Il destino, quando sappiamo accoglierlo e camminare al suo fianco, sa essere benevolo e ricompensarci, perché quello che chiamiamo destino, in realtà, non è altro che la nostra emanazione più saggia.

Per questo è di fondamentale importanza rinunciare all’iper-controllo e sostituirlo con la fiducia. E ciò non significa assolutamente rassegnarsi, ma accettare attivamente un disegno più grande, anche se al momento sfugge alla nostra comprensione.

Ciò che accade nella nostra vita è sempre e solo per il nostro massimo bene. Quando ne diventiamo consapevoli, smettiamo di combattere il destino e lo abbracciamo senza riserve. Solo allora iniziamo a vivere in pace e in armonia.

 

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