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	<description>Associazioni Nazionale Assistenza Psicologica Ammalati Cancro</description>
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		<title>Tumori, arriva il farmaco multi-cancro</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:35:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Conoscere il Cancro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta per partire a Londra uno studio clinico di fase I per testare un farmaco multi-cancro, l’L-NNA che agisce su diversi tumori solidi, al seno, all’intestino e ai polmoni. Fonte ANSA Si tratta di un farmaco anti-angiogenico: agisce sui vasi sanguigni che portano ossigeno e nutrienti al tumore, costringendoli, in modo da ridurre la possibilita’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Sta per partire a Londra uno studio clinico di fase I per testare un farmaco multi-cancro, l’L-NNA che agisce su diversi tumori solidi, al seno, all’intestino e ai polmoni. Fonte ANSA</em></p>
<p><em><span id="more-1045"></span></em></p>
<p><br /><br />Si tratta di un farmaco anti-angiogenico: agisce sui vasi sanguigni che portano ossigeno e nutrienti al tumore, costringendoli, in modo da ridurre la possibilita’ di crescita del cancro. <br /><br />‘Tutti i tumori contano sulla fornitura di ossigeno e nutrienti vitali attraverso i vasi sanguigni – afferma Peter Hoskin, dal Mount Vernon Cancer Centre di Londra, dove avra’ luogo lo studio – senza un apporto di sangue, un tumore non puo’ crescere oltre le dimensioni di una testa di spillo’.<br /><br />La sperimentazione sara’ condotta su 25-40 pazienti, partira’ ad aprile del 2012 e terminera’ a febbraio del 2014. <br /><br />Tutti i volontari riceveranno una sola dose di L-NNA, e saranno sottoposti ad una serie di test (analisi del sangue, Tac, controllo della pressione ed elettrocardiogramma) per monitorare l’azione dell’L-NNA e gli eventuali effetti collaterali. <br /><br />Le reazioni previste potrebbero riguardare un aumento della pressione del sangue, una ridotta funzionalita’ renale e la crescita del rischio di insufficienza cardiaca.</p>
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		<title>Una cellula &#8220;doppiogiochista&#8221; tradisce il tumore della prostata</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscere il Cancro]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricercatori dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano hanno aperto la strada a nuove terapie per il cancro alla prostata. Da Airc.it Allergia e tumore della prostata sono accomunati da una cellula “traditrice”, il mastocita: questa cellula, che normalmente ha il compito di scatenare le reazioni allergiche, in una fase precoce aiuta il tumore a crescere, [...]]]></description>
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<p><em>Ricercatori dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano hanno aperto la strada a nuove terapie per il cancro alla prostata. Da Airc.it</em></p>
<p><span id="more-1042"></span><br /><br /><br />Allergia e tumore della prostata sono accomunati da una cellula “traditrice”, il mastocita: questa cellula, che normalmente ha il compito di scatenare le reazioni allergiche, in una fase precoce aiuta il tumore a crescere, ma contemporaneamente gli rende più difficile assumere la forma più aggressiva, quella del tumore neuroendocrino.<br /><br />La scoperta è stata effettuata dai ricercatori dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, guidati da Mario Colombo, che ipotizzano un’inaspettata terapia per il tumore della prostata: utilizzare un farmaco molecolare già largamente impiegato nella cura delle leucemie e dei tumori stromali gastrointestinali, l’imatinib, per attaccare sia i mastociti sia le cellule tumorali, proteggendo così l’organismo dalla crescita del tumore e dall’insorgenza della forma neuroendocrina. <br /><br />I mastociti all’interno del nostro sistema immunitario hanno il compito, attivati da particolari anticorpi, le immunoglobuline E, di reagire agli allergeni, le sostanze a cui una persona è allergica. Ma i ricercatori dell’INT hanno scoperto che queste cellule non eseguono esclusivamente gli ordini delle immunoglobuline E, ma anche quelli delle cellule del tumore della prostata. <br /><br />Infatti, nelle sue prime fasi di sviluppo, il tumore non è in grado da solo di “farsi spazio” nei tessuti del corpo. Questa funzione è delegata ai mastociti: essi producono una proteina, la MMP9, capace di “digerire” collagene e tessuti circostanti al tumore, favorendo così la sua crescita e lo sviluppo dei vasi sanguigni che serviranno per alimentarlo. <br /><br />Una volta sviluppato, invece, il tumore acquisisce la capacità di produrre MMP9 autonomamente e quindi non ha più bisogno dei mastociti. <br /><br />I ricercatori si sono quindi chiesti se, eliminando i mastociti, fosse possibile inibire l’insorgenza del tumore prostatico nella sua forma più comune, l’adenocarcinoma. Sorprendentemente hanno scoperto che, senza i mastociti, si sviluppa un numero maggiore di tumori di tipo neuroendocrino, una delle forme più aggressive.<br /><br />Non è ancora noto il meccanismo con cui i mastociti contrastino l’insorgenza di questi tumori. L’ipotesi più accreditata è che sia i mastociti sia le cellule tumorali per crescere abbiano bisogno dello stesso fattore di crescita, un ormone in grado, come un “fertilizzante”, di stimolarne la replicazione. In questa competizione i mastociti avrebbero il sopravvento, privando di conseguenza le cellule del tumore neuroendocrino della prostata del necessario per crescere.<br /><br />Lo studio ha meritato la copertina della rivista Cancer Research ed è stato possibile anche grazie a finanziamenti di AIRC.</p>
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		<title>Gastroscopia: guida pratica all&#8217;esame</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conoscere il Cancro]]></category>

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		<description><![CDATA[Per una diagnosi più approfondita spesso si ricorre alla gastroscopia. Ecco una breve guida con tutte le indicazioni necessarie per prepararsi a questo semplice esame. Da Airc.it  Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico. È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?La gastroscopia è considerata un esame invasivo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Per una diagnosi più approfondita spesso si ricorre alla gastroscopia. Ecco una breve guida con tutte le indicazioni necessarie per prepararsi a questo semplice esame. Da Airc.it  Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico.</em></p>
<p><span id="more-1040"></span></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">È un esame che possono fare tutti o ha controindicazioni?</span></em><br />La gastroscopia è considerata un esame invasivo: attraverso la bocca si introduce un sondino flessibile su cui è posta una telecamera per osservare le superfici interne dell’esofago, dello stomaco e del duodeno, ossia la porzione iniziale dell’intestino. Va eseguita con molta cautela nei pazienti con grave insufficienza respiratoria o che hanno recentemente subito un infarto. Se lo ritiene necessario, durante l’indagine il medico può prelevare piccole porzioni di tessuto da sottoporre ad analisi, ma questa procedura, chiamata biopsia, in genere non può essere eseguita se il malato ha gravi disturbi della coagulazione del sangue o prende farmaci per ridurre il rischio di trombosi. <br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>Occorre qualche tipo di preparazione particolare all&#8217;esame?</em></span><br />Nelle 8-12 ore precedenti l’esecuzione dell’esame occorre stare a digiuno. <br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?</em></span><br />È preferibile farsi accompagnare, in modo che il medico possa somministrare un sedativo che faciliti e renda meno fastidioso l’esame. Questo trattamento impedisce tuttavia al malato di tornare a casa da solo, tanto meno guidando la macchina. <br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;esame è doloroso?</em></span><br />No, perché prima dell’indagine viene effettuata una lieve anestesia locale della gola, in genere spruzzando un anestetico. Se necessario, come si è detto, è possibile inoltre ricevere una leggera dose di sedativo.<br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>Potrò avere altri tipi di disagio durante o dopo la sua esecuzione?</em></span><br />La presenza del sondino nella gola può creare senso di nausea nel corso dell’esame. Un leggero fastidio può derivare anche dall’aria che talvolta è necessario soffiare attraverso il sondino per distendere le pareti dello stomaco.<br />Dopo l’esame, inoltre, si potrebbe percepire irritazione alla gola e gonfiore di stomaco. Questi ultimi sono comunque disturbi che scompaiono nell’arco di 24 ore.<br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;esame comporta dei rischi immediati?</em></span><br />Seppur molto raramente, il sondino può accidentalmente danneggiare la parete dello stomaco o dell’esofago. In questo caso è necessario suturare la ferita nel corso di un intervento chirurgico. Nei casi in cui si effettua anche la biopsia, si può verificare un sanguinamento che può comunque essere arrestato nel corso della stessa gastroscopia.<br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;esame mi espone a radiazioni o ad altri rischi a lungo termine?</em></span><br />No.<br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>Quanto dura?</em></span><br />La procedura richiede tra i 10 e i 15 minuti.<br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>Dopo l’esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un’ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate.</em></span><br />In genere il paziente è trattenuto per circa un’ora dalla fine dell’indagine. Dopodiché, o comunque quando si sono attenuati gli effetti della sedazione, si può tornare a casa.<br /><br /><span style="color: #0000ff;"><em>Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?</em></span><br />Se durante l’esame non si sono verificate complicazioni, si può tornare subito alla vita normale e già dopo 20-30 minuti si può mangiare qualcosa, prediligendo cibi freddi o a temperatura ambiente.</p>
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		<title>Il diavolo, certamente</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il diavolo, certamente        Andrea CamilleriMondadori, Anno pubblicazione 2012, € 10,00, pag. 171  Due filosofi in lotta per il Nobel, un partigiano tradito da un topolino, un ladro gentiluomo, un magistrato tratto in inganno dal giallo che sta leggendo, un monsignore alle prese col più impietoso dei lapsus, un bimbo che rischia di essere ucciso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em><span style="font-size: medium;">Il diavolo, certamente        Andrea Camilleri</span></em><br /><em><span style="font-size: medium;">Mondadori, Anno pubblicazione 2012, € 10,00, pag. 171</span></em></p>
<p><span id="more-1030"></span><br /><br /> <br /><span style="font-size: medium;">Due filosofi in lotta per il Nobel, un partigiano tradito da un topolino, un ladro gentiluomo, un magistrato tratto in inganno dal giallo che sta leggendo, un monsignore alle prese col più impietoso dei lapsus, un bimbo che rischia di essere ucciso e un altro capace di sconvolgere un&#8217;intera comunità con le sue idee eretiche&#8230; </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">E ancora: una ragazza che russa rumorosamente, un&#8217;altra alle prese con il tacco spezzato della sua scarpa, una segretaria troppo zelante, una moglie ricchissima e tante, tante donne che amano. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">33 racconti di 3 pagine ciascuno: 333 e non 666, perché questo, come tutti sanno, è il numero della Bestia, e non si discute sul fatto che mezzo diavolo sia meglio di uno intero. In ogni racconto, il diavolo suggella la storia con il suo inequivocabile zampino: nel bene o nel male, a noi lettori l&#8217;ardua sentenza. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Perché questi racconti sono percorsi da una meditazione accanita e sottile sul senso delle umane sorti, del nostro affannarci per mentire o per apparire, della nostra idea di felicità; i due apologhi filosofici che aprono e chiudono la raccolta non sono che il disvelamento di una trama che sottende tutta la narrazione. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Un dettaglio luciferino può cambiare segno a una vita intera, ma proprio per questo quella vita &#8211; sembra dirci sorridendo Camilleri &#8211; vale sempre la pena di viverla senza risparmio.</span></p>
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		<title>Amore, zucchero e cannella</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amore, zucchero e cannella        Amy BratleyNewton Compton, Anno pubblicazione 2012, € 9,90, pag. 347  Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d&#8217;amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumi di torte appena sfornate. Ma il sogno è destinato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em><span style="font-size: medium;">Amore, zucchero e cannella        Amy Bratley</span></em><br /><em><span style="font-size: medium;">Newton Compton, Anno pubblicazione 2012, € 9,90, pag. 347</span></em></p>
<p><span id="more-1028"></span><br /><br /><br /><span style="font-size: medium;"> Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d&#8217;amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumi di torte appena sfornate. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l&#8217;ha tradita con la sua migliore amica. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d&#8217;improvviso è ostile. Niente pare esserle d&#8217;aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora da aprire, Juliet s&#8217;imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta dopo che la madre l&#8217;ha abbandonata.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;"> In quelle pagine ingiallite, ricche di preziosi consigli e piene di appunti, Juliet sembra trovare il conforto di cui è in cerca: forse lì c&#8217;è quel che serve per tornare ad amare la sua nuova casa e a curarla come avrebbe fatto un tempo sua nonna, ricette segrete per dimenticare ai fornelli chi l&#8217;ha fatta soffrire, o tanti modelli di carta che attendono solo le sue mani, per trasformarsi in splendidi foulard, copricuscini, grembiuli pieni di pizzi. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine degli anni Sessanta, Juliet trova una lettera. Una lettera che parla di qualcuno di cui lei ignorava l&#8217;esistenza&#8230; Il passato sembra riaffiorare e portare con sé un alone di mistero. E se riviverlo fosse l&#8217;unico modo per ritrovare se stessa e lasciarsi andare a un nuovo amore?</span></p>
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		<title>Le prime luci del mattino</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Le prime luci del mattino     Fabio VoloMondadori, Anno pubblicazione 2011, € 19,00, pag 244  Elena non è soddisfatta della sua vita. Il suo matrimonio si trascina stancamente, senza passione né curiosità. Suo marito è diventato ormai come un fratello: &#8220;Non viviamo insieme, insieme ammazziamo il tempo. Abbiamo stupidamente pensato che due infelicità unite potessero dar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em><span style="font-size: medium;">Le prime luci del mattino     Fabio Volo</span></em><br /><em><span style="font-size: medium;">Mondadori, Anno pubblicazione 2011, € 19,00, pag 244</span></em></p>
<p><span id="more-1026"></span><br /><br /><br /> <br /><span style="font-size: medium;">Elena non è soddisfatta della sua vita. Il suo matrimonio si trascina stancamente, senza passione né curiosità. Suo marito è diventato ormai come un fratello: &#8220;Non viviamo insieme, insieme ammazziamo il tempo. Abbiamo stupidamente pensato che due infelicità unite potessero dar vita a una felicità&#8221;. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Ha sempre deciso in anticipo come doveva essere la sua vita: la scuola da fare, l&#8217;università, l&#8217;uomo da sposare&#8230; perfino il colore del divano. È diventata moglie prima di diventare donna. Finché un giorno sente che qualcosa inizia a scricchiolare. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">La passione e il desiderio si affacciano nella sua quotidianità, costringendola a mettersi in discussione. Elena si rende conto che un altro modo di vivere è possibile. Forse lei si merita di più, forse anche lei si merita la felicità. Basta solo trovare il coraggio di provare, di buttarsi, magari di sbagliare. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">&#8220;Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io&#8221;. Un libro sincero e intenso, capace di affrontare i sentimenti senza trucchi o giri di parole, e di portarci faccia a faccia con le nostre emozioni più vere.</span></p>
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		<title>La carta più alta</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La carta più alta       Marco MalvaldiSellerio Editore Palermo, Anno pubblicazione 2012, € 13,00, pag. 198  &#8220;Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo&#8221;, sbotta disperato Massimo il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui stanno per trascinarlo i quattro vecchietti del BarLume: nonno Ampelio, il Rimediotti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em><span style="font-size: medium;">La carta più alta       Marco Malvaldi</span></em><br /><em><span style="font-size: medium;">Sellerio Editore Palermo, Anno pubblicazione 2012, € 13,00, pag. 198</span></em></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span id="more-1023"></span></span></p>
<p><br /> <br /><span style="font-size: medium;">&#8220;Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo&#8221;, sbotta disperato Massimo il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui stanno per trascinarlo i quattro vecchietti del BarLume: nonno Ampelio, il Rimediotti, il Del Tacca del Comune, Aldo il ristoratore. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, i pensionati, investigatori per amor di maldicenza, sono arrivati a dedurre l&#8217;omicidio del vecchio proprietario, morto, ufficialmente, di un male rapido e inesorabile. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Massimo il barrista, ormai in balìa dei vecchietti che stanno abbarbicati tutto il giorno al tavolino sotto l&#8217;olmo del suo bar nel paese immaginario e tipico di Pineta, al solito controvoglia trasforma quel fiume di malignità e di battute in una indagine. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Il suo lavoro d&#8217;intelletto investigativo si risolve grazie a un&#8217;intuizione che permette di ristrutturare le informazioni, durante un noioso ricovero ospedaliero: proprio come avviene nei classici del giallo deduttivo. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">E a questo genere apparterrebbero, data la meccanica dell&#8217;intreccio, i romanzi del BarLume, se non fosse per le convincenti innovazioni che vi aggiunge Marco Malvaldi. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">La situazione comica dei quattro temibili vecchietti che sprecano allegramente le giornate tra battute diatribe e calunnie, le quali fanno da base informativa e controcanto farsesco al mistero. La feroce satira che scioglie nell&#8217;acido ogni perbenismo ideologico. La rappresentazione, umoristica e aderente insieme, della realtà della provincia italiana&#8230;</span></p>
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		<title>Luigi Roccati</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trasparenze]]></category>

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		<description><![CDATA[All’alba io partirò All’alba io partiròquando il cielo si tinge di rosanel primo mattinopiù lieve sarà il mio cammino,meno ardua la stradaper un viaggioche non avrà fine.Non so, se lungo la stradauna fontespegnerà la mia sete d’amore,e l’arsa mia golasaprà pronunciar la parolache attende il perdono.All’alba io partiròquando i fiorisono ancora racchiusinel sonno,e prima che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;">All’alba io partirò</span></p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-1019"></span><br /><br /><span style="font-size: medium;">All’alba io partirò</span><br /><span style="font-size: medium;">quando il cielo si tinge di rosa</span><br /><span style="font-size: medium;">nel primo mattino</span><br /><span style="font-size: medium;">più lieve sarà il mio cammino,</span><br /><span style="font-size: medium;">meno ardua la strada</span><br /><span style="font-size: medium;">per un viaggio</span><br /><span style="font-size: medium;">che non avrà fine.</span><br /><span style="font-size: medium;">Non so, se lungo la strada</span><br /><span style="font-size: medium;">una fonte</span><br /><span style="font-size: medium;">spegnerà la mia sete d’amore,</span><br /><span style="font-size: medium;">e l’arsa mia gola</span><br /><span style="font-size: medium;">saprà pronunciar la parola</span><br /><span style="font-size: medium;">che attende il perdono.</span><br /><span style="font-size: medium;">All’alba io partirò</span><br /><span style="font-size: medium;">quando i fiori</span><br /><span style="font-size: medium;">sono ancora racchiusi</span><br /><span style="font-size: medium;">nel sonno,</span><br /><span style="font-size: medium;">e prima che l’alba li schiuda</span><br /><span style="font-size: medium;">al bacio del sole</span><br /><span style="font-size: medium;">io</span><br /><span style="font-size: medium;">sarò già lontano</span><br /><span style="font-size: medium;">e non udrò più le voci</span><br /><span style="font-size: medium;">e il fragore</span><br /><span style="font-size: medium;">del mondo</span><br /><span style="font-size: medium;">che sta per destarsi</span><br /><span style="font-size: medium;">alla vita</span><br /><span style="font-size: medium;">nel primo mattino.</span><br /><span style="font-size: medium;">Quando il cielo si tinge di rosa</span><br /><span style="font-size: medium;">io</span><br /><span style="font-size: medium;">sarò già lontano.</span><br /><br /><br /><br /><br /><br /><span style="font-size: medium;">Dalle liriche di Luigi Roccati, nato nel 1906 a Chieri (To) e morto nel 1967, emerge l’attaccamento alla vita, alle persone, al quotidiano. L’esperienza personale è stata la sua accademia, l’incontro con poeti, scrittori, pittori al Café Stassiun è stato l’inizio di un percorso di restituzione di pensieri, sensazioni, emozioni che attendevano di trovare la maniera più giusta per esprimersi. C’è speranza nelle poesie di Roccati, anche in quelle più tristi, dove sembra che la fatica possa avere il sopravvento e la stanchezza far affievolire i ricordi: la presenza improvvisa della luce, del vento, dei colori, sono segni di una tensione interiore che getta ponti tra la memoria del passato e le prospettive del futuro.</span></p>
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		<title>La battaglia del labirinto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La battaglia del labirinto. Percy Jackson e gli dei dell&#8217;Olimpo      Rick Riordan Mondadori , Anno pubblicazione 2011, € 17,00, pag. 346La guerra tra gli dei dell&#8217;Olimpo e i Titani è alle porte, e ancora una volta il Campo Mezzosangue è in pericolo: gira voce che Luke e il suo esercito siano a un passo dall&#8217;invasione. [...]]]></description>
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<p><span style="font-size: medium;">La battaglia del labirinto. Percy Jackson e gli dei dell&#8217;Olimpo      Rick Riordan</span></p>
<p><span id="more-1016"></span><br /><span style="font-size: medium;">Mondadori , Anno pubblicazione 2011, € 17,00, pag. 346</span><br /><br /><br /><br /><span style="font-size: medium;">La guerra tra gli dei dell&#8217;Olimpo e i Titani è alle porte, e ancora una volta il Campo Mezzosangue è in pericolo: gira voce che Luke e il suo esercito siano a un passo dall&#8217;invasione. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">E se i confini del Campo non fossero sicuri come una volta? Per difendersi, Percy, Annabeth e Grover devono addentrarsi nel Labirinto di Dedalo, cbe forse nasconde una via d&#8217;accesso al Campo. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Un tempo a Creta e ora nel sottosuolo nordamericano, il Labirinto è un mondo sotterraneo che nasconde pericoli e insidie indicibili, e gli insegnamenti di Quintus, il nuovo istruttore di tecniche da combattimento, si rivelano preziosissimi. </span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Percy e i suoi amici lotteranno con nemici sempre più potenti e terrificanti, scopriranno la verità sulla scomparsa del dio Pan e dovranno scontrarsi con il terribile segreto custodito da Crono. L&#8217;ultima sfida ha inizio&#8230; e questo è solo la prima delle battaglie. Età di lettura: da 12 anni.</span></p>
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		<title>Io, io, chi mai sarò io?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[M’accostai al letto immerso nella penombra. L’uomo disteso era immobile, neppure si volse per veder il nuovo arrivato. Non mi meravigliai, poiché la famiglia mi aveva preavvertito: “… non ama i convenevoli, parla di sé soltanto in terza persona. È in profonda crisi d’identità. La malattia l’ha prostrato.” Gli presi la mano e me ne [...]]]></description>
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<p><em><span style="font-size: medium;">M’accostai al letto immerso nella penombra. L’uomo disteso era immobile, neppure si volse per veder il nuovo arrivato. Non mi meravigliai, poiché la famiglia mi aveva preavvertito: “… non ama i convenevoli, parla di sé soltanto in terza persona. È in profonda crisi d’identità. La malattia l’ha prostrato.”</span></em></p>
<p><span id="more-1013"></span><br /><span style="font-size: medium;">Gli presi la mano e me ne stetti zitto, in attesa. Dopo un po’, volse gli occhi verso me e bisbigliò qualche parola. Avvicinai l’orecchio: -Vuoi che parliamo?- stava ripetendo. </span><br /><span style="font-size: medium;">Risposi di sì, che ero lì proprio per comunicare.</span><br /><span style="font-size: medium;">-Sai già della malattia, delle operazioni, della chemio?</span><br /><span style="font-size: medium;">-So tutto. Di che cosa parliamo?</span><br /><span style="font-size: medium;">Fu lì che cominciò il suo racconto, in terza persona, secondo il preavviso che avevo ricevuto.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">-Quando si risvegliò, l’aurora stava allungando tenui rosee dita nel velluto sbiadito della notte preannunciando un nuovo giorno.</span><br /><span style="font-size: medium;">In fondo, brontolò fra sé, gli sarebbe piaciuto assistere al prolungarsi all’infinito della notte informe. Di un’infinita impermeabilità e opacità ambientali. Da tempo egli s’era accorto di averne le brache piene di ragionamenti affilati e rigorosi, preferendo lasciarsi galleggiare su onde di vaghezza, di parole vaghe. Infatti la sua era stata una notte immemore e felice, trascorsa in placido dormiveglia, con la rotondità ferma e rassicurante della bottiglia sotto la mano destra. Le costellazioni avevano ruotato con buona volontà attorno alla stella polare … oppure saremo noi a piroettare come una magnifica trottola che ha l’impugnatura proprio alla stella Polare?, la luna non s’era mostrata per nulla ed i temuti passi dell’emicrania avevano rinunciato a manifestarsi, limitandosi alla finezza di un larvato annuncio nelle vicinanze del suo sistema sensoriale, lasciando scarse trascurabili punture di spillo a mezza fronte, sul sopracciglio destro.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">L’ultimo esperimento aveva mostrato la bottiglia ormai trasparente e vuota: a ben guardare, tendendola contro il levante incandescente, era riuscito a discernere un’ultima unghia di vino presso la gobba vitrea del fondo, ma quella non ebbe cuore di bersela, preferendo compiere il sacrificale gesto di restituire quel liquido alla terra, nella speranza di procurarsi una possibile gratitudine.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Con certa difficoltà e vincendo il desiderio di continuare a giacere, si rizzò sulla panchina che l’aveva ospitato e guardò in basso verso il porticciolo, dove una piccola comunità di viaggiatori e facchini andava formandosi in attesa dell’arrivo del ferry-boat. È l’ora buona per rincasare, si disse depositando la bottiglia in un cestello verde ed avviandosi per uno dei vialetti, prima a passetti zoppicanti, poi via via sciogliendosi e riacquistando il passo  consueto, sicuro ed irrevocabile, di cui era andato fiero negli anni.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Uscito dal fantasioso parco pubblico  si ritrovò nella banalità del traffico cittadino; imboccò e risalì il vicolo dei verdurieri, profumato e vivace, s’arrampicò per gradini di pietra  fino a quando trovò un bar già aperto. Sorseggiò un caffè ed acquistò un giornale, poi raggiunta la casa, ripescò la chiave nella fessura del muretto, aprì il portoncino ed attraversò la cucina raggiungendo la poltrona di vimini nel fresco del terrazzino. I titoli neri e le drammatiche fotografie del quotidiano tentarono d’aggredire la sua attenzione, ma la loro esagerata chiassosità lo persuase a non badarvi ed a procedere con leggerezza tra le pagine, come se quelle notizie in fondo non potessero realmente riguardarlo … fino a che lo sguardo non gli si adagiò nel grigiore delle colonne che accolgono gli avvisi economici di nascite e di morti.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Nel navigare con leggerezza fra quelle vignette ove con frasi ben collaudate e ripetitive i parenti degli estinti espongono, nell’imbarazzo fra il formale-ampolloso ed il succinto, le virtù degli estinti o il sorpreso cordoglio o una sintetica invocazione ad un’imperscrutabile divinità, il suo sguardo indugiò su uno degli avvisi poiché un qualche istinto gli aveva agitato un campanellino nella testa avvisandolo della presenza di qualche elemento d’interesse:</span><br /><span style="font-size: medium;">  “Annunciamo con dolore la tragica improvvisa scomparsa di AMEDEO BUCALOSSI detto DEO, buon cittadino ed alacre Membro Volontario del Quartiere Pescaglino. I funerali si terranno domani 11 corrente alle ore 12 partendo dall’Obitorio comunale.”</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">L’elemento interessante di quell’avviso non derivava tanto dal tenore della compilazione o dall’assenza dei nomi di parenti ed amici in cordoglio, quanto dal nome del defunto. Infatti, e mi dolgo di non averne finora riferito, quello di Amedeo Bucalossi con l’aggiunta di Deo, erano precisamente gli estremi anagrafici indiscutibilmente personali dell’uomo di cui sto raccontandoti  le vicende, di colui che, appunto, stava sfogliando il quotidiano nell’accogliente poltroncina di vimini sul terrazzo arieggiato della propria casa.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Naturalmente Amedeo rilesse più volte l’annuncio e poi se ne rimase assorto in profonda meditazione fino a quando il capo gli cadde sullo stomaco come per un colpo di sonno; a quel punto  si scosse, abbandonò la poltroncina, abbrancò una forbice e, ritagliato con cura l’avviso, lo rispose ripiegato nel portafogli. Coi successivi gesti piuttosto automatici spalancò le ante del mobiletto che reggeva il televisore, ne trasse una bottiglia che stappò cautelosamente per riempire un bicchiere di vino. S’avvicinò alla finestra e ricontrollò il profilo lontano delle colline di là della valle, sorseggiando il suo vino e chiedendosi se cedere all’allegria oppure allo sgomento, nell’incongruo ma non disperato tentativo di esorcizzare i pochi minuti appena trascorsi da quando era rientrato in casa, e la lettura del giornale.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Quando gli effetti della sorpresa finirono d’esalare, Amedeo si rese conto improvvisamente di quanto luminosa sarebbe potuta trascorrere quella mattinata senza l’avvento del maledetto avviso economico del giornale; forse la sua pace avrebbe vegetato serenamente se, invece d’avviarsi verso casa, egli avesse diretto felici passi verso il porto, oppure se avesse semplicemente rinunciato a comprare il giornale. Infatti, chi poteva garantirgli che, fresco di una notte fantasmagorica come quella appena vissuta nel parco pubblico, quelle poche linee di scrittura sarebbero esistite ove il caso non glie le avesse poste sotto gli occhi? Oppure s’egli fosse tornato a casa gustando l’aroma delle ultime stille di caffè snidandole con la lingua dai recessi più segreti tra guancia e gengiva e, senza impicciarsi di novità, se ne fosse rimasto ad ammirare lo spettacolo catartico del digradare allegro e banale dell’esercito di casette cubiche verso la pianura? Spettacolo grato e sempre ricercato che ora, sotto la spinta delle nuove sensazioni, andava perdendo le più godibili connotazioni.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Mosse le labbra emettendo gargarismi scontrosi ed imprecanti. Quella di brontolarsi addosso, come se soltanto nella solitudine di se stesso dovesse trovare la causa dei suoi mali, la forza per combatterli ed il piacere di riposarsi a successo ottenuto, era diventata ben più che un’abitudine presa con noncuranza nei suoi lunghi anni trovandosi a dover provvedere risposte a propri quesiti appena percepiti e mai chiaramente espressi, giusto per scoprire le proprie reazioni. E, dunque, bofonchiò collane d’imprecazioni a fior di labbra, concludendo a più riprese, e saggiamente, che anche all’uomo dabbene possono toccare di tali incomprensibili eventi: la propria umanità si prova anche nel modo come si possano debellare o trascurare.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Certo doveva trattarsi d’un fatto d’omonimia, andava ripetendosi, ma quell’ipotesi appariva difficile da praticare a fronte del sospetto d’un semplice increscioso errore o, peggio, d’uno scherzo architettato da chissà chi, forse da qualcuna delle tristi ancròie, abituali artefici di celie cruorenti che svolazzavano lugubremente nei locali ed uffici della sede del Quartiere Pescaglino. In quest’ultimo sospetto ingollò il vino residuo rammentando che in quella cittadina un suo omonimo non era mai vissuto: l’accesso ai dati anagrafici comunali gli aveva permesso d’accertarlo da gran tempo. Restava dunque in piedi la congettura d’uno scherzo, concluse fra sé, ricolmando il bicchiere di vino e poi abbrancando il telefono per mettersi in comunicazione con gli uffici amministrativi del quotidiano maledetto che andava appallottolando tra le mani.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">La risposta ai suoi quesiti fu abbastanza sollecita: l’avviso di morte era stato inoltrato e debitamente saldato in anticipo da un congiunto del decuius; tuttavia il nome di tale congiunto doveva rimanere segreto in obbedienza alla legge sulla privacy. Sentito poi il cronista di nera, per caso presente in redazione, il cadavere doveva trovarsi tuttora in obitorio.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Di primo acchito Amedeo respinse l’incombente immagine della sua persona intenta a sollevare veli dai tavolacci in un’immensa sala gelida nel fetore di disinfettante poi, tornato alla finestra panoramica come ad uno sperimentato confessore, a poco a poco pervenne alla convinzione che, giunti a quel punto, una gita in quel luogo innominabile ed increscioso non poteva essere trascurata o rimandata. Anzi finì per persuadersi di non poter concedersi neppure un breve indugio. Tanto più che, verosimilmente, dopo il sopralluogo la questione si sarebbe subito accomodata da sé, con due parole e una conseguente adeguata rettifica.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Impiegò il quarto d’ora successivo nel raggiungere l’ospedale provinciale e girarvi attorno lungo la recinzione rugginosa, fino a raggiungere il basso fabbricato di mattoni rossi che incorniciava un furgone delle pompe funebri, alcuni trespoli, carrelli e cuscini di vecchi fiori abbrustoliti nel sole estivo. Un taciturno inserviente lesse il ritaglio di giornale che Amedeo gli aveva consegnato insieme ad un biglietto di banca, fece un cenno d’assenso e s’avviò nella penombra d’un salone occupato dalla fila dei tavoli. Si chinò alcune volte per compitare foglietti applicati ai ripiano di marmo fino ad arrestarsi indicando col dito un telo che poi sollevò d’un colpo.”</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Stavo ancora tenendo la sua mano, fredda e quasi senza vita: “E allora, gli dissi, che cosa vedesti?</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">“Il corpo nudo appariva bianchissimo dove non coperto di peluria grigiastra. Amedeo fissò il torace robusto cercando l’ardire di indagare il volto. Questo, pur ombreggiato dalla barba lunga di qualche giorno e rigido in una smorfia a metà tra sorpresa e sofferenza, gli parve famigliare, cosicché dovette chinarsi per meglio esaminarne i particolari:  ruga verticale sulla fronte,  bocca lineare come un taglio di coltello, labbra troppo sottili, naso alquanto largo e  narici gremite di peli: esattamente la simmetria del volto ch’egli da sempre individuava nello specchio, ogni mattina, prima di passare il rasoio elettrico e pasticciare i brufoli! Il suo volto. Il suo stesso volto: neppure il neo sul basso della guancia sinistra era stato omesso. Né l’antica cicatrice alla radice della gola, esito d’un intervento chirurgico conseguente ad  un’antica stenosi allergica.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">L’inserviente non lo perdeva d’occhio e doveva aver percepito il suo turbamento. Udendo il pigro  scalpiccio dei suoi passi, Amedeo ritenne che l’importo della mancia avesse ormai compiuto il proprio ufficio e si sollevò dall’esame.</span><br /><span style="font-size: medium;">-Com’è accaduto?</span><br /><span style="font-size: medium;">-Lo racconta il giornale. Caduto nella tromba delle scale dell’ufficio del lavoro. Una disgrazia, o peggio.</span><br /><span style="font-size: medium;">-E i parenti?</span><br /><span style="font-size: medium;">-Si son viste alcune persone. Nessuna ad asciugarsi una lacrima. Lei non è un parente, si capisce.</span><br /><span style="font-size: medium;">-Gli indumenti, i documenti?</span><br /><span style="font-size: medium;">-In Questura. Come sempre in questi casi.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Uscì nel sole e si diresse verso la sede del quartiere dove negli ultimi mesi aveva prestato servizi di volontariato. Nell’atrio, sul tabellone dei comunicati, una pagina di quaderno  con una banda nera tracciata col pennarello “Il nostro amico e collega Deo (Amedeo Bucalossi) ci ha improvvisamente lasciati. La sua operosa e serena compagnia ci mancherà. Ciao, Deo!”</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Non ritenne di entrare negli uffici: sentì invece urgente il bisogno di isolarsi per riflettere un altro poco sui troppi avvenimenti che s’erano affastellati sulla sua mattinata. Ritornò a passi rapidi verso casa, risentì la rugosità delle selci della sua via. S’avvicinò alla sua casa, ma dovette arrestarsi scorgendo un furgone parcheggiato proprio davanti al portoncino di casa sua. La meraviglia crebbe notando come la via fosse del tutto libera di veicoli in sosta e dunque non esistesse motivo perché quel furgone se ne stesse proprio là.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">In quel mentre il portoncino s’aprì e due tipi in maniche di camicia ne uscirono reggendo una poltrona. La sua poltrona di velluto. La poltrona di Amedeo. Bucalossi. Con calma professionalità la poltrona venne issata sul furgone ed i due rientrarono in casa.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Deo se ne stette un bel po’ ad osservare gli eventi. Anche il tavolo, le sedie, la poltroncina di vimini, il televisore seguirono la sorte della poltrona. Seguiti dalla pila dei suoi dischi di musica classica e dalla pila dei romanzi gialli.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Passo passo, simulando indifferenza, Deo s’avvicinò al furgone mentre uno dei facchini sistemava i piatti in una cesta, ogni piatto separato dagli altri da un rettangolo di carta di giornale. Quel suo avvicinarsi circospetto dovette insospettire l’uomo che s’interruppe fissandolo con cipiglio tra l’interrogativo e l’intimidatorio.</span><br /><span style="font-size: medium;">-Desidera qualcosa?</span><br /><span style="font-size: medium;">-No, perché?</span><br /><span style="font-size: medium;">-Eh, durante i traslochi c’è sempre qualche estraneo vicino al camion. Non è certo il suo caso, ma si può sempre adocchiare qualcosa di utile&#8230;- e se ne stette fermo come piantonando un tesoro.</span><br /><span style="font-size: medium;">-Di chi è &#8230; questa roba?</span><br /><span style="font-size: medium;">-Di un morto. Ora va agli eredi.</span><br /><span style="font-size: medium;">-E voi, chi siete?</span><br /><span style="font-size: medium;">-Incaricati, siamo. Impresa di facchinaggio. Legga sul fianco del furgone. Serve altro?</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">    A quel punto gli strinsi fortemente  la mano: &#8211; E tu, tu, che facesti a quel punto?- Egli non si scosse, ma continuò con voce neutra, come se per l’ennesima volta leggesse un testo noioso.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Che fare? Gli sopravvenne un disagio d’esclusione, un senso d’abbandono come aveva immaginato nei cani protervamente abbandonati lungo le banchine delle autostrade. Che fare? Protestare, imporsi, indagare, ricorrere all’Autorità, esibirsi, parlare con violenza, aggredire chissà chi? Ogni ipotesi gli parve non affrontabile, coi marosi d’incertezza che lo assalivano da ogni parte e le montagne di  difficoltà che si prospettavano alla sua spossatezza, cosicché dovette concludere che, almeno per ora, diventasse opportuno tergiversare allontanandosi quel tanto dai fatti apparenti e conducendosi per qualche ora proprio come se nulla fosse stato scritto, stampato, letto, esaminato ed il tempo avesse continuato il suo viaggio in una diversa direzione, lungo itinerari in cui i giorni possano dipanarsi placidi ed incolori, come quelli che lui, Deo, ringraziando Dio, aveva vissuto negli ultimi mesi ed anni. Nella stessa pace ineffabile, ove aveva sperimentato possibile riaggregare le cellule del proprio essere in nidi imperturbabili dove la luce è ferma nei movimenti lenti del sogno, in sequele di gesti superflui e transitori che sanno svanire senza lasciar tracce di rimorsi o rimpianti.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Passo passo egli s’allontanò imboccando il piazzale ed il portone del supermercato. Girellò fra banchi e scaffali, ne uscì con un paio di bottiglie e trotterellò verso il parco parlottando fra sé, a volte scoprendosi a ridacchiare. Il parco è l’ultimo luogo che mi rimane, e già pregustava l’immersione in una prossima notte atemporale, senza esiti d’albedo. Sedette sulla panchina prediletta, stappò una bottiglia e subito l’accostò alle labbra. Risentì il vino saporoso come sempre: pastoso e piccantino su lingua e palato. Bevve lunghi sorsi fino a ritrovare lo stato di sublime anagogia che cercava e così rimase in pace a fissare il frettoloso brulicare degli gnomi portuali presso la bocca spalancata del ferry appena amarrato.</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">S’udirono le campane annuncianti l’avvento della controra. Deo s’allungò sulla panchina che ora stava ricevendo l’abbraccio dell’ombra fitta dei tigli. Dormicchiò nella fiducia della soda rotondità della seconda bottiglia custodita sotto il braccio. Si risvegliò nella sarabanda dei bambini arrampicati sul castello di tubi fatto montare in un’aiuola dall’assessorato comunale, su richiesta del quartiere partita da un’idea sua, del volontario Deo. Tutta quella vivacità lo rincuorò, si guardò attorno senza vedere altro che se stesso ed esclamò allo sbigottimento delle bambinaie: </span><br /><span style="font-size: medium;">-Ma se Deo è davvero morto, io chi sarò mai?</span><br /><br /><span style="font-size: medium;">Nello spasimo di correr via dimenticò la bottiglia intatta sulla panchina. A passo di carica uscì dal parco, attraversò un paio di strade, raggiunse il negozio del vetraio, vi s’accostò col respiro ormai mutato in singulti convulsi e là, in un malefico specchio, poté finalmente individuare la visione che inconsciamente aveva tentato di esorcizzare fin dal mattino: l’arruffata immagine di uno sconosciuto che andava riscontrando le proprie fattezze ignote e sgomente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Romano Fea, volontario Anapaca, è scrittore attento e sensibile ai problemi umani. Di lui: “La ragazza che voleva un’isola”, per il teatro piemontese: “La tragedia dël Ré Vittorio Medeo II”, e nel mondo fotografico: “Camera Antiquarius” e con S. Chiambretta: “Torino 1921 – 1940”.</span></em></p>
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