• sabato 19 agosto 2017

L’ultima uscita di scena

documentazione

Esiste certamente una correlazione tra depressione e fenomeni suicidi, ma non c’è un rapporto causa-effetto. Emanuele Guerrini, Cnr

 

 

Era un uomo depresso. Aveva problemi di alcol e droghe e da poco aveva scoperto di essere affetto dal morbo di Parkinson. Robin Williams è stato trovato morto suicida l’11 agosto scorso nella casa di Tiburon, in California. I risultati dell’autopsia, resi pubblici, hanno escluso l’assunzione di droga o alcol al momento del suicidio.

“Esiste certamente una correlazione tra depressione e fenomeni suicidi, ma non c’è un rapporto causa-effetto”, spiega Sergio Benvenuto dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr. “Anche l’assunzione di droghe o l’abuso di alcol sono il segno di un malessere personale che si può esprimere nel suicidio, ma non ne sono la causa diretta”.

Come spiegato nel libro di Marzio Barbagli, ‘Congedarsi dal mondo’, l’estremo gesto può assumere diverse valenze a seconda del contesto culturale di riferimento. “Nel mondo occidentale il cristianesimo introduce un forte vincolo etico all”omicidio di se stessi’, finché, dal ‘600 comincia a farsi strada una nuova concezione dell’individuo, che progressivamente scardina tale freno”, chiarisce Benvenuto.

“In Asia si registra invece una pluralità di forme di suicidio tra le quali quella ‘per far male a un altro’. In Cina, ad esempio, togliersi la vita è visto come atto di protesta contro qualcuno. Mentre in occidente ci si chiede ‘perché l’ha fatto?’, in Cina si domandano ‘contro chi l’ha fatto’.

Tuttavia storicamente, ogni drastico cambiamento politico genera malessere tra la popolazione, che si può anche manifestare con gesti di autolesionismo estremo. Anche il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, sosteneva che la stessa depressione grave fosse un atto di accusa contro qualcuno, per esempio quella che segue a un abbandono”.

A parte i paesi ‘occidentali’ dell’Est, come Russia o Ungheria, dove i tassi di suicidio restano tra i più alti al mondo, sembra che in occidente si stia verificando una diminuzione del fenomeno, anche se, tiene a precisare Benevenuto: “Le statistiche sull’argomento vanno prese con le pinze, perché non sono mai suffragate da dati scientifici certi”.

E prosegue: “Esistono fattori religiosi e culturali che influiscono sulla decisione di definire un caso di morte come suicidio. In alcuni paesi dove il suicidio, per ragioni religiose o etiche, è disprezzato e considerato peccaminoso, esso risulterà sicuramente sotto-dimensionato rispetto alla realtà: i medici che stendono i certificati di morte tendono a essere compiacenti con i familiari del defunto e a mascherare il suicido, che non entrerà quindi come tale nelle statistiche finali sulle cause di mortalità. Altre volte quello che può sembrare un ‘tragico incidente’ stradale è in realtà stato causato volontariamente o in uno stato di semi-volontà”.