I produttori ne sono convinti, il mondo scientifico è dubbioso. Gianna Melisi, Donna


 

Andrea Poli, direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy

“I nostri geni, selezionati dai processi evolutivi, tendono a farci accumulare calorie di riserva, anche se adesso non ne abbiamo più bisogno. Consumare un cibo light, meno calorico di uno tradizionale, può servire a ingannare questi meccanismi genetici, senza però farci rinunciare alla gratificazione sensoriale”. Quante calorie si risparmiano con i cibi light? “Secondo la nuova normativa claims, i prodotti light hanno il 30% in meno di calorie rispetto all’alimento originale, mentre le bibite light hanno zero calorie. Siccome per queste bevande si utilizzano additivi specifici, i dolcificanti acalorici, per la tutela dei consumatori sono costantemente vagliate dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare). I formaggi light, invece, rispetto ai loro omologhi classici, vengono prodotti con latte scremato e quindi contengono una percentuale minore di grassi, a fronte però di un maggiore contenuto di proteine del siero che, secondo studi recenti, hanno un elevato potere saziante. Un fattore non trascurabile quando si deve ridurre l’apporto energetico. Per dare ai cibi light una consistenza, un sapore e un aspetto simile al prodotto originale, si utilizza una tecnologia speciale, e questo spiega il costo maggiore rispetto agli alimenti tradizionali”.

 

No Lucio Lucchin, Direttore Medico Servizio Dietetica e Nutrizione Clinica, Azienda Sanitaria di Bolzano

“I cibi light fanno concentrare l’attenzione del consumatore sulle calorie, facendogli trascurare l’importanza della qualità dei nutrienti. La differenza di calorie tra cibi light e tradizionali non è molto importante, ma i primi costano mediamente il 15% in più e non sempre sono sani e leggeri come dichiara la pubblicità. Per esempio, consumare più di una lattina al giorno di bevande light, che non sono a calorie zero, può fare aumentare il rischio di patologie cardiovascolari. Così come ridurre un ingrediente di un alimento può essere controproducente per la sua conservazione: la marmellata light, a differenza di quella normale, contiene poco o per niente zucchero, il quale però, oltre a dolcificare, svolge un’azione battericida. Capita spesso, così, che la funzione dello zucchero sia sostituita da un conservante. Anche scambiare il glucosio con fruttosio non è esente da rischi, perché può far aumentare in alcune persone i trigliceridi del sangue. A tutto questo, bisogna aggiungere che i trattamenti tecnologici possono modificare la composizione e i rapporti chimici tra le molecole, annullando i benefici che fornisce l’alimento tradizionale. Attenzione alle etichette ingannevoli: la scritta “15% di grassi in meno” non significa nulla se non viene spiegato a cosa si riferisce quel meno”.

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