SOS allergie. Le allergie alimentari sono sempre più diffuse. E se la sensibilizzazione iniziasse già nell’utero materno? Lo sospetta fortemente il dottor Scott Sicherer, della Scuola di Medicina del Mount Sinai di New York.  Monica Marelli su Donna

 

Le allergie alimentari sono sempre più diffuse. E se la sensibilizzazione iniziasse già nell’utero materno? Lo sospetta fortemente il dottor Scott Sicherer, della Scuola di Medicina del Mount Sinai di New York, dopo aver osservato che le allergie al latte, alle arachidi o alle uova possono comparire già fra i 3 e i 15 mesi di vita.

I dati raccolti dal medico però sono contrastanti: non si può concludere che i bambini siano allergici perché la mamma durante la gravidanza ha mangiato per esempio troppe arachidi o… troppo poche.

Quello che invece preoccupa di più gli esperti sono le cosiddette allergie crociate, come spiega il dottor dottor Enrico Iemoli, Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Allergologia e Immunologia Clinica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano: “Grazie ai progressi della biologia molecolare abbiamo scoperto che fonti allergeniche diversissime fra loro hanno in comune alcune proteine, vere responsabili dell’allergia.

Per esempio chi è allergico al polline delle graminacee potrebbe sviluppare reazioni allergiche dopo l’ingestione di pomodori e kiwi”. Uno studio organizzato dall’Associazione Allergologi Italiani Territoriali e Ospedalieri ha dimostrato che su 25mila persone esaminate, il 55% delle allergie alimentari è dovuta proprio a una reazione crociata fra pollini e alimenti.

Ma quali sono le cause? Afferma Iemoli: “Sono molteplici: l’ambiente in cui si vive, soprattutto se inquinato, la predisposizione genetica e l’esposizione alle sostanze allergizzanti.

Nella zona del Mediterraneo, per esempio, è comune essere allergici alla pesca che contiene proteine dette LTP (Lipid Transfer Protein), simili a quelle presenti nell’uva, nella mela e nella nocciola”.

Per avere sollievo, si può tentare con il vaccino, spiega Iemoli: “Per chi soffre di allergie respiratorie è un’opportunità terapeutica molto valida.

La strategia è quella della desensibilizzazione: si somministra la sostanza che scatena l’allergia in minime dosi per molto tempo. Per quanto riguarda invece le allergie alimentari, gli studi sono ancora in corso. Sarà fondamentale conoscere meglio il nostro patrimonio genetico.

La progressiva identificazione delle fonti sensibilizzanti permetterà diagnosi più precise e quindi vaccini sempre più personalizzati”.

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