I ricercatori su Science: “Così si riduce l’appetito”. Gli scienziati: sviluppi per allontanare dalle dipendenze come sigarette e droga. Elena Dusi, Repubblica.it

 

Tavola apparecchiata, tovagliolo al collo, forchetta e coltello in pugno. Non importa se il piatto è vuoto: per riempire lo stomaco basta la fantasia. La “dieta immaginaria” ideata dai ricercatori della Carnegie Mellon University aiuta a mangiare di meno.

Ma non è affatto facile come sognare a occhi aperti. Bisogna impegnarsi e pensare intensamente al proprio cibo preferito. Osservarlo, sentirne il profumo dentro di sé, ripercorrere il gesto della mano verso la bocca e poi assaporarne il gusto per diversi secondi.

Il frutto di queste operazioni all’interno del nostro cervello è una sovrapposizione fra immaginazione e realtà. Il gusto ricreato astrattamente produce un’assuefazione che è del tutto concreta.

E quando i volontari arruolati dalla Carnegie Mellon di Pittsburgh si sono trovati veramente di fronte al loro cibo preferito (noccioline ricoperte di cioccolato o cubetti di formaggio) lo hanno solo sbocconcellato anziché tuffarcisi sopra.

L’esperimento è stato pubblicato su Science e i suoi risultati sono controintuitivi. Si credeva infatti che pensare al proprio cibo preferito facesse venire l’acquolina in bocca e aumentare il desiderio.

“Invece abbiamo dimostrato – spiega Carey Morewedge, lo scienziato che ha condotto lo studio – che sopprimere il pensiero di una cosa bramata non serve a niente. E ora speriamo di sviluppare strategie efficaci per allontanare la gente da cibi non salutari, sigarette e droghe”.

Nel loro esperimento, i ricercatori di Pittsburgh hanno giocato sull’intreccio fra immaginazione, movimento ed emozione (il piacere che nasce da un sapore amato). Le tre strade si intersecano all’interno del nostro cervello, come sanno da tempo i neuroscienziati.

Ma nessuno si aspettava che la loro sovrapposizione potesse avere l’effetto di ridurre l’appetito. Per i volontari che avevano assaporato con la mente molti cioccolatini, invece, l’arrivo dei dolci veri trovava i sensi già appagati, riducendo il consumo anche della metà.

“L’assuefazione – concludono i ricercatori  – non è governata solo dagli input sensoriali, ma anche dalle rappresentazioni mentali”.

Le persone arruolate nell’esperimento sono state divise in vari gruppi. Alcuni dovevano immaginare di inserire 33 volte una moneta in una lavatrice a pagamento (dal punto di vista motorio, un gesto simile al portare una nocciolina col cioccolato alla bocca), altri dovevano pensare di inserire 30 monete e poi di mangiare 3 cioccolatini.

Il terzo gruppo, il più fortunato, doveva fantasticare di portare alla bocca e assaporare 33 noccioline, con una foto invitante davanti agli occhi per rendere più credibile la ricostruzione mentale. L’esperimento è stato condotto in diverse varianti, usando anche cubetti di formaggio.

Ma a tutti alla fine sono stati messi a disposizione leccornie (vere) a volontà. A lasciare il piatto più pieno chi si era già saziato con la sua fantasia.