Chailly: nella musica non c’è niente di più impossibile che affrontare una dopo l’altra tutte le nove sinfonie. Giuseppina Manin, Corriere della Sera.it

 «E’ stata una lenta salita sull’Himalaya». Appassionato di montagna, Riccardo Chailly trova questo paragone per raccontare la sua esperienza con l’integrale delle Sinfonie di Beethoven, nei giorni scorsi evento al Gewandhaus di Lipsia, tra breve in tour a Vienna, Parigi, Londra.

E in contemporanea disponibili anche in cd, nell’appena edito cofanetto Decca che le racchiude tutte, registrate «live» al Gewandhaus nell’arco di tre anni. «Forse non c’è niente di più impossibile nella musica… – riflette il celebre maestro milanese -. Affrontarle una via l’altra ti dà un senso di ebbrezza e di vertigine».

Precedenti Leggendari – In effetti il «corpus» sinfonico beethoveniano è pietra di paragone inevitabile quanto insidiosa per ogni grande direttore, costretto a misurarsi con precedenti leggendari.

Una sfida anche più sentita per chi, come Chailly, è alla guida dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, la più antica del mondo, 268 anni di storia e di musica in attivo, dove le nove sinfonie vennero eseguite per la prima volta nel 1825.

«Beethoven era ancora vivo, a dirigerle fu Johann Philipp Schultz, terzo Kappellmeister dell’Orchestra» Da allora, tutti i suoi successori si sono misurati con l’integrale beethoveniana. Un’eredità musicale che ha plasmato il suono dell’Orchestra e di cui Chailly, dal 2005 Kappellmeister numero 19, ha dovuto tener conto.

«Un confronto impegnativo quanto stimolante. La conoscenza e la confidenza dell’orchestra con questi testi mi ha permesso di trovare lo spazio per la mia nuova interpretazione. L’idea coraggiosa e folle di tornare ai metronomi originali, ha spinto i musicisti verso soluzioni ritmiche di virtuosismo estremo. Verso spunti interpretativi che hanno coinvolto interi movimenti».

Linguaggi Diversi – Altra soluzione ardita, proporre le nove sinfonie nell’arco di cinque serate ogni volta con un brano contemporaneo commissionato dal Gewandhaus a cinque compositori europei, il tedesco Steffen Schleiemacher, il francese Bruno Mantovani, l’austriaco Frederich Cerha, l’inglese Colin Matthews.

Per l’Italia Carlo Boccadoro. «Cinque diversi linguaggi della musica del Terzo Millennio. Ciascuno impegnato a trarre spunto in qualche modo dall’opera di Beethoven. La Quinta Sinfonia, la più popolare e pericolosa, ha ispirato a Boccadoro un pezzo di grande complessità ritmica che ha dato largo spazio allo stupendo timpanista della nostra orchestra».

La passione per Beethoven ha segnato fin da subito l’arrivo di Chailly a Lipsia. La Nona Sinfonia suggella immancabile la fine di ogni anno al Gewandhaus. La sua preferita? «No. La mia preferita è l’“opus magnum” di 36 movimenti. Tutte le sinfonie, dalla prima alla nona. Eseguirle o ascoltarle una dopo l’altra, in modo così ravvicinato, dà la dimensione di quel che sono: un miracolo sinfonico».