Benedizione copertina del libro

 

 

Nel primo libro della sua trilogia della pianura, Kent Haruf ci fa entrare nella casa e nella vita di alcuni degli abitanti di Holt in Colorado. Vite dense di problemi, vite che per quanto normali (forse banali) devono lottare comunque con errori del passato, con segreti e con situazioni non risolte, con la mancanza di qualcosa. Tutto gira intorno alla casa dei Lewis, dove Dad si sta preparando a una morte annunciata, circondato da moglie e figlia e da alcuni dei personaggi della città che, facendo il loro ingresso in scena, ci aprono la porta della loro abitazione, ci raccontano la loro storia, ci svelano i loro rimpianti e il loro dolore. Su tutto aleggia la mancanza al capezzale del figlio di Dad, del quale si sono perse le tracce diversi anni prima e per la quale la moglie, Mary, non si dà pace.

La narrazione di Kent Haruf è arida, cruda, scarna, come lo è il paesaggio polveroso di quel lembo di America che ci descrive e come lo sono del resto i suoi personaggi, uomini e donne che paiono essersi induriti a contatto con la vita che è loro capitata. Unica nota di dolcezza e di ingenuità è quella data dagli occhi della bambina orfana quindi, anch’essa con il suo bagaglio di dolore, che viene ad abitare nella casa della nonna, confinante con quella dei Lewis.

La scrittura asciutta di Haruf regala un tono poetico, e in un certo senso delicato, a “Benedizione”, nulla è di troppo, tutto è essenziale e di ritrovi all’ultima pagina convinta di aver vissuta anche tu per qualche tempo a Holt e ad aspettare di tornarci.