Dormire meno di sette ore non accorcia la vita, anzi è auspicabile un sonno che va dalle 5 alle 6 ore e mezza. Emanuela Di Pasqua, Corriere della Sera.it


Contrordine: la durata del sonno ideale va dalle cinque alle sei ore e mezza. E il numero magico di ore raccomandate tra le braccia di Morfeo non è più sette, come sostenevano gli studi più aggiornati in materia. Parola di esperti, che in una ricerca recente spostano la soglia del riposo consigliato incredibilmente in basso. Quasi al confine con l’insonnia appunto.

Uno studio della University of California di San Diego smentisce infatti una precedente ricerca della West Virginia University che, determinando il giusto tempo di sonno in sette ore, sosteneva che chi dorme meno aumenta le proprie possibilità di andare incontro a malattie cardiache o addirittura di terminare la propria vita entro i 65 anni.

Per quattordici anni i ricercatori californiani, guidati dal professore emerito di psichiatria Daniel Kripke, anziché limitarsi a fare domande sulle abitudini notturne delle 450 volontarie coinvolte nella ricerca, di età compresa tra i cinquanta e gli ottantuno anni, ne hanno monitorato il sonno attraverso il controllo dell’attività cardiaca a livello del polso.

«La sorpresa è stata che, grazie a una misurazione oggettiva del sonno – ha dichiarato il professor Kripke – il maggiore tasso di sopravvivenza è stato registrato tra le donne che dormono dalle cinque alle sei ore e mezza per notte».

Mentre coloro che hanno trascorso poco tempo, o troppo, tra le braccia di Morfeo hanno visto calare sensibilmente la durata della propria vita: nel corso dei quattordici anni dello studio, pubblicato online sul giornale Sleep Medicine, 86 donne sono infatti decedute proprio tra coloro che indugiavano meno di 5 ore o più di sei ore e mezza tra le coperte.

Il sonno viene spesso definito come uno stato di riposo contrapposto alla veglia, ma questo non è del tutto esatto. Infatti si tratta di un processo fisiologico vero e proprio, durante il quale, per esempio, alcune cellule cerebrali hanno un’attività 5-10 volte maggiore rispetto alla veglia.

Inoltre è risaputo che il riposo favorisce la riparazione cellulare, mentre l’insonnia causa un aumento della pressione sanguigna e riduce la tolleranza del glucosio, innalzando i rischi di malattie cardiovascolari.

Infine le persone che dormono poco tendono a mangiare molto e a risultare meno attraenti di chi riposa correttamente. Insomma che l’insonnia sia nociva è pur sempre vero, come è vero che “il troppo stroppia”, persino nel sonno. Ma il numero perfetto non è più sette: è cinque ore, al massimo sei.