Aspirina. Ma anche metformina per proteggere il colon. Finasteride per la prostata… La scienza riscopre vecchi farmaci per combattere i tumori. Agnese Codignola, L’Espresso.it, gennaio 2011


Ha fatto notizia. Anzi, a dire il vero, sono anni che fa notizia l’aspirina in funzione anticancro. La conferma definitiva è venuta poche settimane fa, con uno studio apparso su “Lancet”: secondo gli oncologi dell’Università di Oxford, 75 milligrammi di acido acetilsalicilico al giorno sono capaci di diminuire del 20 per cento la possibilità di sviluppare tutti i tipi di cancro.

Un effettone che conferma le doti di wonder drug del vecchio farmaco Bayer, già usato da milioni di persone non solo per lenire i sintomi del raffreddamento o i dolori articolari, ma anche per tenere a bada il rischio cardiovascolare.

Ma di certo non è un caso isolato. Perché ormai è un fatto che alcuni farmaci, spesso in uso da anni o decenni per altre patologie, possono inibire la proliferazione tumorale e abbassare così il rischio di avere un cancro.

Un caso? Serendipity, come la chiamano gli scienziati? Assolutamente no. L’affaire-aspirina è la punta di un iceberg di conoscenze che oggi mettono al centro della cancerogenesi l’infiammazione, e fanno dei farmaci anti-infiammatori una delle chiavi per prevenirla.

Come spiega Andrea De Censi, direttore dell’Oncologia medica dell’Ospedale Galliera di Genova e autore, negli ultimi anni, di alcuni studi molto importanti del campo finanziati dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro): “L’infiammazione e il cancro sono stretti in un abbraccio mortale, e tenere bassa la prima significa ridurre sensibilmente le possibilità di sviluppare il secondo”.

Come è accaduto, in modo clamoroso, quando sono stati proposti contro i tumori del colon ereditari i potenti infiammatori anti COX2 (la categoria del famigerato Vioxx). È un fatto, però, che questi farmaci siano gravati da effetti collaterali importanti, e perciò sono pochi ad utilizzarli come medicine preventive.

Ma ciò che conta è che questi dati dimostrano ancora una volta che tenere a bada l’infiammazione in chiave anticancro è la via giusta.

Lo stesso De Censi ha percorso questa strada e ha appena presentato al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research il suo studio su un vecchio farmaco antigotta, l’allopurinolo.

E ci spiega: “L’idea è nata da alcuni dati epidemiologici che segnalavano che, tra i malati di gotta che assumevano il farmaco, l’incidenza di alcuni tumori – soprattutto di quelli del colon – era molto bassa”.

Per questo i ricercatori hanno somministrato due dosi normali di farmaco (100 e 300 milligrammi) per quattro settimane a persone che aspettavano di essere operate perché avevano dei polipi intestinali, e sono poi andati a verificare l’andamento di due proteine molto importanti, una che segnala la proliferazione e l’infiammazione, e l’altra collegata alle forme di poliposi familiare quasi sempre destinate a degenerare in tumori.

“I risultati sono stati molto positivi, perché i livelli di entrambe le proteine sono aumentati in misura assai minore nei malati trattati con le due dosi di farmaco rispetto a quelli che avevano assunto il placebo”, racconta De Censi: “E un mese di terapia costa circa un euro”.

Qualcosa di molto simile si sta verificando poi con un altro farmaco utilizzato da milioni di persone in tutto il mondo: la metformina, antidiabetico orale. Gli epidemiologi hanno osservato che l’incidenza di tumori era più bassa della norma tra i diabetici che assumevano questo farmaco, ma non tra quelli che si curavano con altri medicinali. Così, un gruppo di oncologi canadesi ha deciso di somministrare la metformina a donne operate per un tumore al seno e ha visto effetti positivi.

“Noi abbiamo scelto di sfruttare proprio l’intervallo di tempo che precede l’intervento e durante il quale si può cercare di far diminuire la massa e la vitalità del tumore, e di dare a 200 donne non diabetiche che dovevano essere operate entro qualche settimana di tumore al seno dosi normali di farmaco”, racconta De Censi: “I dati preliminari sono incoraggianti”.

E questo accade perché la metformina assolve a più funzioni contemporaneamente, quasi senza effetti collaterali e a costi bassissimi: fa diminuire le cellule maligne, previene il diabete e le malattie cardiovascolari e abbassa l’infiammazione

Il tema è: l’accumularsi di questi dati autorizza a pensare che ci siano su piazza delle pillole capaci, a diverso titolo, di prevenire i tumori.

Significa forse che ognuno di noi sarebbe bene che prendesse un farmaco, magari per tutta la vita, anche se è in salute? Risponde De Censi: “Non proprio. Ci sono situazioni in cui l’organismo inizia a dare segni di progressione verso un tumore, e in questo caso è possibile che la somministrazione di un farmaco possa rallentare e anche, talvolta, impedire la formazione del cancro vero e proprio”.

Questo accade, ad esempio, in caso di ipertrofia della prostata: molecole come la finasteride e la dutasteride possono bloccare la progressione tumorale. Il discorso cambia se parliamo di popolazione generale.

Allora, se una persona ha superato i cinquant’anni, ha un ampio giro vita, mostra i primi segni di resistenza all’insulina o di eccesso di grassi nel sangue e così via, probabilmente ha un’opportunità in più: quella di assumere basse dosi di aspirina o di metformina, per prevenire in un colpo solo le malattie cardiovascolari e i tumori.