Alcune fibre contenute nelle alghe riducono anche del 75 per cento l’assorbimento dei grassi. Elena Meli su Corriere della Sera.it, aprile 2010

Che arrivi dal mare una soluzione per arginare l’epidemia di obesità? Dopo essere state vendute per anni come impacco anti-ciccia a donne in cerca di ridurre girovita e girocoscia, le alghe potrebbero arrivare pure in tavola, come anti-grasso con tanto di bollino scientifico di efficacia. Se lo augurano Iain Brownlee e Jeff Pearson, due ricercatori inglesi che hanno presentato all’ultimo congresso dell’American Chemical Society le loro scoperte sulle «mirabolanti» capacità di certe alghe.

Per ora i dati arrivano da un esperimento curioso: i due inglesi infatti hanno utilizzato un intestino artificiale che mima le caratteristiche di quello umano, «dandogli in pasto» grassi assieme a 60 tipi diversi di fibre naturali, per poi misurare ogni volta quanti grassi erano assorbiti. Pare che l’alginato, una fibra di cui sono ricche alghe marine brune molto comuni, sia efficacissimo nel ridurre l’assorbimento dei grassi: ben il 75 per cento in meno.

Ovviamente adesso c’è da verificare che tutto ciò sia vero anche nell’uomo, così Brownlee e Pearson stanno reclutando volontari. Tra l’altro, escludendo che la gente vada pazza per insalate di alghe brune, il loro scopo è anche quello di aggiungere l’alginato ad altri cibi, come pane, yogurt o biscotti. Per ora ci hanno provato col pane e chi l’ha assaggiato ha dato responsi incoraggianti: pare che il pane “alle alghe” abbia un sapore più ricco del normale pane bianco (almeno, di quello inglese). «Se riuscissimo a creare alimenti buoni e arricchiti di alginato, potremmo avere cibi che fanno “scivolare via” dal nostro organismo i tre quarti dei grassi del pasto », hanno spiegato i due inglesi.

Gli esperimenti fanno parte di un progetto triennale anglosassone che cerca di venire incontro alle richieste dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, che ha chiaramente stabilito la necessità di dare sostanza con prove scientifiche ai messaggi pubblicitari che troviamo sulle etichette dei cibi e di volta in volta promettono di far dimagrire, abbassare il colesterolo e così via. L’alginato sembra iniziare a raccogliere i primi dati positivi e, tra l’altro, già viene aggiunto in piccole quantità a moltissimi cibi, come stabilizzante e addensante.

«L’alginato potrebbe aiutare a tenere sotto controllo il peso, ma anche contribuire ad aumentare l’introito di fibre – dice Iain Brownlee –. Che non sono tutte uguali, anche l’idea che siano semplici “spazzini” dell’intestino che passano senza lasciar traccia è del tutto erronea: le fibre possono influenzare molti processi organici, tra cui l’assorbimento dei grassi come nel caso dell’alginato. Per questo potrebbero rivelarsi assai utili nella lotta all’obesità».

Frena gli entusiasmi Furio Brighenti, docente di nutrizione umana all’università di Parma e presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana, che osserva: «Da decenni si studiano gli effetti di fibre di vario tipo sull’assorbimento dei grassi, da decenni l’alginato viene aggiunto agli alimenti, da decenni studi come questo appaiono riferendo “doti” simili di volta in volta per fibre diverse. Ma ancora non esiste un prodotto che abbia meritato il “bollino” di garanzia dell’efficacia dall’EFSA: tutto questo mi rende scettico e mi fa supporre che il razionale di fondo sia un po’ debole.

C’è poi da aggiungere – prosegue Brighenti – che l’effetto funzionale di una fibra isolata non è mai lo stesso che si ottiene consumando alimenti che la contengono: sappiamo bene, e non ci stanchiamo mai di ripetere, che un cibo arricchito di fibre o una pillola a base di fibre non hanno effetti tanto positivi quanto una dieta in cui abbondino alimenti naturalmente ricchi di fibre. E questo, tra l’altro, vale per tutti i nutrienti», conclude l’esperto.

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