Non sentirsi in colpa con le diete fai-da-te ritagliate dai giornali o suggerite dalle amiche. Daniela Condorelli, Donna


“Se non sei a dieta ti senti in colpa”, ricorda così Giorgia, 28 anni a luglio, i tempi in cui era rimasta imbrigliata nel circolo vizioso delle diete fai-da-te, una dopo l’altra, sempre più sbilanciate, spesso a senso unico, ritagliate dai giornali o suggerite dalle amiche.

Il rischio in cui Giorgia è caduta in pieno è quello segnalato al recente Congresso Nazionale dell’Associazione Dietisti (andid.it): il dieting, una vera e propria dipendenza dall’ossessione-dieta.

“Era diventata una delle tante declinazioni della mia mania di essere sempre perfetta: negli studi, in famiglia, con gli amici”, racconta Giorgia. “Le diete erano sempre più assurde e restrittive, spesso monocibo.

Avevo iniziato togliendo dolci e pane, fritti e grassi, ma alla fine ero arrivata a nutrirmi quasi solo di frutta e verdura” – continua – “fino a quando ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho deciso di rivolgermi a un centro per disturbi alimentari”.

Il dieting può diventare una malattia: “È l’incapacità di smettere di stare a dieta”, spiega Giovanna Cecchetto, presidente Andid, “frutto di un fai-da-te acritico che porta a regimi incostanti che creano un effetto yo-yo, a sua volta principale causa della dipendenza. Che scatta soprattutto quando le diete sono troppo restrittive, fatte solo di divieti.

“Seguivo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro” – prosegue Giorgia – “mi affidavo a consigli di riviste e giornali che suggerivano regimi da mille calorie.

L’alternarsi di periodi in cui dimagrivo drasticamente ad altri in cui riacquistavo peso mi portava a cominciare l’ennesima nuova dieta. Se mi mancava un regime alimentare ferreo mi sentivo quasi persa, non mi sentivo libera”.

In realtà però succedeva esattamente il contrario: Giorgia era schiava della sua ossessione. Finché, grazie all’incontro con l’Andid, ha superato la sua dipendenza, si è sganciata dall’idea fissa del controllo del grammo.

E ha imparato che spesso “sgarrare” non fa bene solo all’umore, ma anche al metabolismo.