• venerdì 19 ottobre 2018

Dolore e sofferenza non sono la stessa cosa

Fuori uno splendido giardino, con alberi secolari, fiori e profumi, dentro due relatori a modo loro altrettanto suggestivi.

E’ stato veramente interessante constatare come un bravo ricercatore in neuroscienze, Andrea De Giorgio, ed una insegnante di meditazione yoga nella tradizione spirituale orientale, Silvia Lombardi, arrivino a delle conclusioni parallele sul come indirizzare ed influenzare il nostro cervello per raggiungere uno stato di maggiore benessere.

Infatti anche questo nostro cervello, per inciso organo di per sé non indispensabile per la nostra sopravvivenza, come invece lo sono il cuore ed i polmoni, ma assolutamente necessario per dare qualità alla vita, va educato con perseveranza ed adeguati stimoli, altrimenti tende ad adagiarsi sui soliti rituali del pensiero, senza dare segni di crescita e di miglioramento.

Il nostro benessere, ci ricorda Silvia Lombardi, è strettamente correlato col nostro livello di consapevolezza, ed il modo più efficace per accrescerlo è la meditazione. Questo può essere un concetto piuttosto impegnativo per noi occidentali, ma in realtà anche un ritmo di respirazione attento e cosciente è una forma di meditazione che si può attivare spesso ed ovunque.

I filosofi greci sostenevano che tutto ciò che ci succede a livello del pensare e del sentire emotivo si origina nel cervello, mentre la visione orientale è più circolare, più ”olistica” : abbiamo neuroni in tutto il corpo, per cui la mente non è localizzata esclusivamente nel cervello.

La filosofia orientale riconosce tre elementi fondamentali nella vita di ognuno di noi:

-l’Impermanenza: tutto cambia, tutto si trasforma: perfino noi oggi non siamo più gli stessi di ieri perché milioni di cellule sono morte ed altrettanti milioni sono nate. Non possiamo sfuggire alle situazioni che mutano o al distacco e alla perdita di persone che amiamo.

-l’Interdipendenza: noi non siamo unità a sé stanti: siamo formazioni, facciamo parte del tutto e necessitiamo del tutto. Questa consapevolezza è essenziale per vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda.

-la Beatitudine: questo elemento ci può risultare strano, ma nei nostri cuori esiste già la dimensione della beatitudine, purtroppo offuscata o del tutto soffocata dall’elemento sofferenza.

A tal proposito bisogna riconoscere la profonda differenza che distingue la sofferenza dal dolore: mentre il dolore è inevitabile, la sofferenza è evitabile e dipende dal nostro atteggiamento. E’ infatti un atteggiamento di rifiuto assoluto dell’esperienza del dolore che genera la sofferenza, mentre è l’accettazione che può liberarci da essa.

Così, anche provare ed esprimere troppo entusiasmo verso ciò che pare buono per la qualità della nostra vita, o troppo dispiacere nei confronti di quanto può sembrare male, non è mai un atteggiamento saggio.

A questo proposito riportiamo la favola che ci è stata raccontata.

“In un piccolo villaggio c’è un povero contadino al quale, un giorno, fugge via il suo prezioso cavallo. I vicini accorrono, e, sconfortati, così si lamentano: “Ma che sfortuna, che disgrazia perdere l’unico cavallo che si possiede!!!”Il contadino, impassibile, commenta:” Chissà se è un bene o un male?”

Qualche giorno dopo il cavallo ritorna in compagnia di una splendida giumenta. I vicini accorrono nuovamente per esprimere il loro compiacimento per una tale fortuna; ma il contadino, imperterrito, dice:”Chissà se è un bene o un male?”

Il giorno successivo il figlio del contadino prova a domare la nuova cavalla, ma lei lo disarciona procurandogli la frattura di una gamba. Gli abitanti del villaggio, afflitti, esprimono nuovamente commenti pieni di commiserazione per questa nuova sventura, ma il contadino, impassibile, mormora:”Chissà se è un bene o un male?”

Poco tempo dopo il paese entra in guerra, e tutti i giovani si devono arruolare e partire, tutti, tranne il figlio del contadino, che avendo la gamba rotta può restarsene a casa.

 

Carla Vaschetto e Fabrizio Beux – 7 giugno 2018