• giovedì 17 ottobre 2019

Dublino, la città degli scrittori

Da James Joyce a George Bernard Shaw, da Samuel Beckett a Oscar Wilde la capitale irlandese è una mecca per chi va in cerca di luoghi letterari. Carla Diamanti, La Stampa.it

 

 

Mezzo penny. Era il pedaggio che nel 1836 si doveva pagare per attraversare il fiume Liffey ed entrare nel vecchio centro storico di Temple Bar. Il contributo alle spese sostenute per costruire il ponte ne divenne anche il soprannome, «Ha’penny», cioè half penny, mezzo penny appunto.

Basta guardare da una parte e dall’altra di Ha’penny per capire come ai dublinesi la fantasia non manchi. Di qua James Joyce, di là Sean O’Casey, e poi Samuel Beckett, bellissimo, disegnato da Calatrava a forma di arpa. Celtica, s’intende, e simbolo d’Irlanda.

C’è addirittura Anna Livia, versione personificata del fiume, che James Joyce descrive nel suo Finnegans Wake mentre ripercorre la vita passeggiando sulla sponda.

Sono i ponti della città, intitolati ad alcuni degli ambasciatori più noti della sua creatività, quegli scrittori che le hanno valso il titolo di Città della Letteratura conferitole dall’Unesco. Due di essi, Sean O’Casey e Samuel Beckett, sembrano unire due mondi, più che due sponde.

Da una parte l’antica Custom House e, dietro, l’Abbey Theatre, fondato William Butler Yeats (premio Nobel per la letteratura, come George Bernard Shaw, Samuel Beckett e Seamus Heaney) e conosciuto come il teatro degli scrittori; sulla sponda opposta, oltre le campate di acciaio, il risultato dell’estro architettonico di Daniel Libeskind, che con il Grand Canal Theatre contribuì a trasformare i malfamati Docklands nella nuova zona trendy dall’aria vagamente mediterranea.

Passeggiando lungo il canale che da il nome al teatro, un trionfo di rosso e di iniziative culturali, si incontrano le statue di Percy French e altri due grandi della letteratura irlandese, Brendan Behan e Patrick Kavanagh, poeta cui è dedicato un itinerario che dal Grand Canal arriva a Raglan Road.

Per ripercorrere tutta la storia a ritroso bisogna puntare verso il Trinity College, il prestigioso istituto accademico più antico di Cambridge e di Oxford. Oltre il suo green, il prato verdissimo su cui si affaccia la costruzione progettata per l’educazione dei figli maschi dell’aristocrazia protestante e inaugurata dalla regina Elisabetta I, si trova il manoscritto simbolo della longevità della letteratura irlandese.

Si tratta del Book of Kells, un evangeliario miniato in quattro volumi (solo due sono esposti al pubblico), considerato uno dei capolavori del medioevo europeo. Ma anche il testimone della secolare arte monastica della copiatura e della miniatura dei testi, arte alla quale si fa risalire la tradizione irlandese della letteratura. Prima di lasciare il College, bisogna assolutamente dare uno sguardo alla Long Room, cioè alla sala della Trinity College Library, considerata la biblioteca più bella d’Irlanda.

Per proseguire l’itinerario letterario della città basta farsi prendere per mano dagli scrittori e seguire i luoghi in cui vissero oppure quelli in cui decisero di ambientare le vicende dei protagonisti delle loro opere.

Ecco allora che si passa dalla casa natale di George Bernard Shaw, al n. 15 di Marino Crescent, dove nacque Bram (Abraham) Stoker, padre di Dracula. O ancora in Merrion Square, dove un Oscar Wilde di bronzo siede in posizione curiosa e noncurante proprio di fronte alla sua casa natale, al n. 1 della piazza (sul lato opposto del Parlamento).

Persino la cattedrale di S. Patrizio è una delle tappe del circuito letterario, perché qui ha l’onore di riposare Jonathan Swift, autore dei Viaggi di Gulliver e decano della cattedrale esattamente tre secoli fa. Poco distante, la Marsh Library è la biblioteca più antica d’Irlanda e custodisce un patrimonio di oltre 25.000 testi del XVI e XVII secolo.

Per scoprire Dublino seguendo la vita degli scrittori e il filo delle loro storie, il Dublin Literary Pub Crawl (www.dublinpubcrawl.com) è un’originale passeggiata in compagnia di attori professionisti che raccontano opere e personaggi e che guidano fra palazzi e locali in compagnia di Swift e Joyce, passando da Beckett, Shaw, Yeats, Wilde, Heaney senza dimenticare le opere di scrittori contemporanei come Brendan Kennelly, Paula Meehan o Eavan Boland.

Immancabili le tappe nei pub frequentati dagli scrittori, come il Palace Bar di Fleet Street, in stile vittoriano, o il Pub Mulligans, uno degli imperdibili per gli amanti del genere.

Ma ci sono anche quelli raccontati nei libri e scelti come i luoghi preferiti dei personaggi, come Davy Byrne’s, il pub di Leopold Bloom dell’Ulisse di Joyce, che nella realtà era spesso frequentato anche dallo scrittore.