Il linguaggio imposto e voluto dai social network è il segnale che siamo entrati in una nuova era. Dove ormai si parla inglese. Eugenio Scalfari, L’Espresso.it


Siamo abituati fin dai tempi della scuola a dividere le varie epoche prendendo come spartiacque tra l’una e l’altra un fatto fortemente simbolico, dal quale derivarono mutamenti radicali sia nella vita politica sia nei modi di pensare, nella diversa dislocazione del potere e della ricchezza, insomma nel cambiamento di tutti gli equilibri preesistenti.

Così c’è stato insegnato e così crediamo che sia avvenuto in passato e che avverrà di nuovo in futuro. La fine dell’Impero romano è segnata convenzionalmente nell’anno 476 che coincide con la discesa in Italia delle tribù gotiche guidate da Odoacre.

L’inizio della civiltà moderna è datato 1492 e coincide con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo che, in realtà, per alcuni mesi non seppe affatto d’averla scoperta ritenendo invece d’aver messo piede in un arcipelago che preannunciava il continente delle Indie e della Cina.

La fine della civiltà egiziana si colloca con la conquista da parte di Alessandro il Grande, ma prima ancora con la conquista del Peloponneso da parte dei Dori venuti dal nord, che segnerebbe la fine della grande civiltà cretese-minoica.

Le date, naturalmente, servono soltanto a periodizzare questo ciclico appassire di un’egemonia politica e culturale e la sua trasformazione in un’altra egemonia con caratteristiche profondamente diverse: processi molto complessi che spesso producono anche trasformazioni nel linguaggio; processi che si protraggono per molti anni e talvolta per secoli prima che la nuova egemonia emerga compiutamente, con le sue istituzioni, la sua cultura, il suo linguaggio.

Ma qual è il segnale più visibile e più sconvolgente che avvisa le popolazioni residenti nei luoghi coinvolti da quei processi storici, che un salto si è verificato, una discontinuità si è prodotta, un’epoca è definitivamente tramontata ed un’epoca nuova si è visibilmente insediata sulle sue rovine? Una vittoria militare (e rispettivamente una sconfitta)? Una rivoluzione sociale e politica? Una scoperta scientifica e tecnologica? L’apparire di una nuova religione?

Queste domande sono affascinanti, ti obbligano a rifletterci su, a documentarti meglio, ad indagare con maggiore curiosità. Personalmente la mia curiosità si è concentrata da parecchio tempo per trovare risposte plausibili. Vado per esclusione. Direi che vittorie e sconfitte militari non sono segnali sufficienti per indicare il passaggio di un’epoca.

Scoperte geografiche, forse. Il nostro pianeta ormai è stato interamente esplorato, ma quando ancora una parte di esso era noto solo alle popolazioni autoctone, la fine della separazione tra un popolo e un altro, tra un continente ed un altro, furono eventi di grande importanza ma non necessariamente tali da segnare un passaggio di epoca.

La scoperta dell’Australia per esempio, quella dei grandi arcipelaghi del Pacifico, quella dei Poli nord e sud non cambiarono alcun equilibrio nel mondo.

Certo avrebbero grandi effetti scoperte astronomiche capaci di rivelarci l’esistenza della vita in altri pianeti e in altre costellazioni, ma gli atterraggi sulla luna non hanno comportato alcuna modificazione nella nostra vita.

Considerando queste ed altre analoghe circostanze, sono arrivato alla conclusione che il segnale più visibile ed anche più significativo di un passaggio d’epoca sia il mutamento del linguaggio. Sappiamo che il linguaggio ha molto a che fare con il pensiero, si stimolano a vicenda perché il pensiero produce linguaggio e il linguaggio articola il pensiero.

Sono, sia l’uno che l’altro, due manifestazioni mentali che interagiscono sviluppandosi reciprocamente e determinando processi mentali evolutivi che non avvengono in altre specie sprovviste sia di linguaggio sia di pensieri.

Un altro fattore di enorme mutamento è quello delle modificazioni climatiche, ma si tratta di un fattore di tali dimensioni da sorpassare di gran lunga i mutamenti di un’epoca: rientra piuttosto nella categoria delle grandi catastrofi naturali.

Lì non è in questione una civiltà ma addirittura l’avvicendarsi delle specie che abitano il pianeta. Il fattore climatico agisce e registra mutamenti stellari, trasformazioni atmosferiche, mutamenti dei fotoni e di altre componenti chimiche.

Insomma è fuori dal nostro discorso sui cicli delle civiltà umane e dei mutamenti culturali che avvicendano un’epoca ad un’altra.

Resta dunque – a mio avviso – il mutamento del linguaggio come segnale più efficace per avvertirci che è in corso il passaggio tra una fase declinante ed una emergente.

Così i romani imposero il latino su tutte le genti del bacino mediterraneo, gli spagnoli fecero altrettanto quando dilagarono nei paesi dell’America Latina ed infine così è avvenuto più di recente con l’impero inglese e l’estensione di quella lingua a buona parte del mondo.

Con il tempo e negli ultimi anni l’inglese è diventato la lingua franca dell’intero pianeta soprattutto a causa del suo uso nelle comunicazioni attraverso la rete Internet. In realtà siamo ben oltre il solo affermarsi d’una lingua franca globale.

Siamo ad un mutamento dello stare insieme, del colloquiare insieme, del fare all’amore insieme, in modi completamente diversi da quelli di ancora pochi anni fa.

Ci si conosce attraverso i Facebook, si sta insieme per molte ore della giornata navigando sulla rete, si vive, si discute, si studia, si lavora attraverso Internet con i blog, con YouTube con continue integrazioni virtuali tra persone, gruppi, professioni, economie, ricchezze.

È cambiata la percezione dello spazio e del tempo, i sentimenti, la partecipazione, anche se tutto questo non ha affatto abolito la solitudine. Forse anzi l’ha accresciuta.

Comunque mezzo miliardo di persone è entrato a fare parte del Facebook e la lingua inglese usata per queste comunicazioni è scesa da 70 mila vocaboli a 1.500. In compenso la parola scritta è stata sostituita da una quantità di immagini e di suoni.

Non vi sembra che sia questo il segnale che un’epoca si è chiusa ed un’altra sta cominciando?

Hai bisogno di aiuto? AVVIA