Daniela Condorelli, Donna, dicembre 2010

Paolo e Sara hanno due desideri: avere un figlio. E averlo senza sentirsi dei delinquenti. È per questo che hanno fatto ricorso contro l’articolo della legge 40 del 2004 che vieta la fecondazione eterologa. Cioè la procreazione assistita in cui ovuli o spermatozoi provengono da un donatore.

“Nel 2007, dopo aver cercato un bambino per mesi ed esserci sottoposti a visite ed esami, abbiamo scoperto che Paolo è sterile”, racconta Sara, bolognese, 35 anni. “Allora ci siamo rivolti a un centro di procreazione assistita della nostra città”. “Non posso aiutarvi”, ha risposto loro il ginecologo Andrea Borini, specialista di fama internazionale.

Dal 2004 Borini e gli altri ginecologi italiani che si occupano di fecondazione assistita, hanno le mani legate: la legge non permette la fecondazione eterologa. “E così siamo dovuti andare in Spagna, a Barcellona prima e a Madrid poi”. Quattro viaggi, 30mila euro spesi finora, stimolazioni ormonali senza alcuna assistenza, controlli a distanza, responsi telematici.

“Ti sembra di fare qualcosa di abusivo, non hai nessuno con cui parlare”, confida Sara, che sta programmando l’ultimo viaggio a Madrid, dove ha ancora tre ovuli congelati. Quante coppie vanno all’estero per avere un bambino? E quante per una fecondazione eterologa? La risposta arriva dall’Osservatorio sul Turismo Procreativo, che in questi anni ha monitorato la situazione.

Spagna, Svizzera e Repubblica Ceca sono le destinazioni più gettonate dai quattromila italiani che cercano un figlio all’estero. Duemila i ricorsi all’eterologa, secondo i dati presentati lo scorso 25 novembre a Bologna. Troppi. Di qui i ricorsi, che si susseguono nei tribunali di tutt’Italia con un speranza: che l’articolo della legge 40 venga dichiarato anticostituzionale.

“Se avremo successo, se qualcosa cambierà, non penso che potrò usufruirne in prima persona, ma potranno farlo altri”, spera Sara. “Questa legge nega la libertà di scelta. Viola il diritto alla maternità”. E conclude: “Potrei diventare madre, ma non mi viene permesso. Ci vorrebbe più laicità”.

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