Secondo una ricerca americana, i consumatori seriali di cioccolato tendono ad avere un indice di massa corporea più basso rispetto a chi invece non si concede questo piacere. Il merito sarebbe degli antiossidanti, ma il meccanismo resta in parte incompreso. Giulia Belardelli, Repubblica.it

 

Basta con i sensi di colpa: quest’anno approcciatevi alle uova di Pasqua con un sorriso, pensando di fare un regalo non solo al vostro palato, ma anche alla vostra salute.

L’ultima apologia del cioccolato arriva dalla University of California di San Diego, dove un gruppo di ricercatori ha mostrato che chi consuma regolarmente prodotti a base di cacao tende ad avere un indice di massa corporea più basso rispetto alla media. Secondo i ricercatori, in particolare, mangiare cioccolata almeno due volte alla settimana potrebbe ridurre il deposito di grassi, innescando un (misterioso) meccanismo di assottigliamento del girovita.

“Il cioccolato ha già dimostrato di avere effetti positivi sulla pressione sanguigna, sulla sensibilità all’insulina e sui livelli di colesterolo”, ha spiegato Beatrice A. Golomb, principale autrice dell’articolo pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine 1.

Di qui l’idea che anche l’indice di massa corporea (Bmi, il rapporto tra il peso in chili e il quadrato dell’altezza in metri) potesse trarre qualche beneficio dal consumo di un alimento troppo a lungo demonizzato. “Il Bmi è uno dei tasselli che compongono la sindrome metabolica (MetS), patologia caratterizzata da un elevato rischio cardiovascolare e nella quale concorrono diversi fattori”, ha precisato la ricercatrice.

“Per il nostro studio – dice ancora la Golomb – siamo partiti dall’osservazione che alcuni di questi fattori si associano positivamente

a un modesto consumo di cioccolato. Così abbiamo messo alla prova la nostra ipotesi, scandagliando il rapporto tra dosi di cioccolata e indice di massa corporea”.

Golomb e colleghi hanno dunque preso in esame un campione di 1.018 uomini e donne di età compresa tra i 20 e gli 85 anni, tutti senza malattie cardiovascolari, diabete o alti livelli di lipoproteine a bassa densità (il cosiddetto “colesterolo cattivo”).

Il 68% dei partecipanti era composto da uomini, età media 57 anni e indice di massa corporea attorno a 28, ossia in leggero sovrappeso a dispetto di un’attività fisica abbastanza consistente (in media 3 volte alla settimana per almeno 20 minuti). A ognuno è stato sottoposto un questionario per far emergere abitudini alimentari e familiarità con lo sport.

L’analisi statistica ha dato ragione ai consumatori di cioccolata. “Abbiamo osservato che chi aveva mangiato cacao con più frequenza (almeno due volte alla settimana) presentava un valore di Bmi più basso rispetto a chi ne aveva assunta di meno”, ha spiegato ancora  Golomb. In particolare, lo scarto di peso tra chi aveva dichiarato di concedersi cioccolata ben cinque volte in sette giorni e chi mai variava tra i 2,5 e i 3,5 chilogrammi di differenza. A vantaggio dei più golosi.

Per essere certi dell’esistenza di una correlazione ‘genuina’ tra cioccolata e Bmi, i ricercatori hanno ripetuto l’analisi in diversi modelli, arrivando a escludere la dipendenza dei risultati da altri fattori come l’apporto calorico complessivo e/o l’attività fisica svolta. Il succo è rimasto lo stesso: i consumatori abituali di cioccolata sembrano avere, in media, un indice di massa corporeo più basso rispetto agli altri.

Il perché di questo fenomeno è ancora in buona parte un mistero, anche se presto gli studi sui ratti potrebbero darci qualche risposta. I polifenoli del cioccolato, con le loro proprietà antiossidanti, sono considerati i candidati più papabili al ruolo di promotori degli effetti positivi sul metabolismo. In particolare, l’epicatechina (una sostanza antiossidante derivata dal cacao) sembra portare una serie di benefici almeno nei roditori, tra cui un aumento della biogenesi mitocondriale e della capillarità, un miglioramento nelle performance muscolari e uno snellimento della massa muscolare e del peso anche in assenza di esercizio o riduzione dell’apporto calorico.

Per gli autori, il risultato non deve comunque sorprendere. “Siamo abituati a valutare il cioccolato solo dal punto di vista calorico”, ha precisato Sabrina Koperski, coautrice dell’articolo. “Negli ultimi tempi, però, la letteratura ci sta suggerendo in maniera sempre più chiara che il cioccolato ha benefici metabolici importanti”. Come spesso accade, la chiave di volta consiste nel non eccedere con le quantità, ricordandoci sempre che molti prodotti a base di cacao portano con sé alte dosi di zuccheri e grassi.

“Lo studio – avvertono i ricercatori – non esclude la possibilità che alcuni cibi contenenti cioccolato possano in realtà aumentare l’indice di massa corporea, o che questo possa avvenire in alcuni profili di consumo/soggetti particolari”.

In attesa di maggiori informazioni a riguardo (lo studio termina invocando una sperimentazione più ampia sui “benefici metabolici del cioccolato negli esseri umani”), non ci resta che godere dei suoi effetti positivi più effimeri, a cominciare dalle sue proprietà afrodisiache. Perché – come ci ricorda il film Chocolat 2 – la magia del cacao può tutto. Persino far capitolare Johnny Depp.

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