Le stime di una ricerca dell’Harvard School of Public Health di Boston alla conferenza annuale dell’American Heart Association dedicata alla nutrizione e alle malattie metaboliche. Valeria Pini. Repubblica.it

 

 

Le bibite zuccherate a base di soda, le bevande sportive o energy drink e i succhi di frutta dolci sono responsabili ogni anno nel mondo della morte di 180.000 persone, 500 al giorno. A stimarlo è una ricerca presenta dall’Harvard School of Public Health di Boston alla conferenza annuale dell’American Heart Association dedicata alla nutrizione e alle malattie metaboliche. “Questa tipologia di prodotti consumati in tutto il mondo contribuiscono all’eccesso di peso, una delle cause dell’aumento del rischio di sviluppare patologie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro”, spiegano i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston.

Lo studio, esaminando precedenti ricerche, ha collegato l’assunzione di bevande zuccherate a 133.000 decessi per diabete, 44.000 per malattie cardiovascolari e 6.000 per le neoplasie. Il 78% di queste morti sono avvenute in Paesi dove la popolazione ha redditi medio-bassi, piuttosto che in quelli più ricchi. “La nostra ricerca – avvertono gli scienziati – mostra che negli Stati Uniti, circa 25.000 decessi nel 2010 sono collegati a questo tipo di bevande zuccherate”. L’American Heart Association raccomanda di consumare non più di 450 calorie a settimana provenienti dalle bevande zuccherate, sulla base però di una dieta di 2.000 calorie.

I dati. I ricercatori hanno calcolato i quantitativi di zucchero e dolcificanti assunti dalla popolazione mondiale grazie alle bibite. Raggruppando i risultati per età e sesso, ma anche effetti sull’obesità e il diabete, e decessi correlati. Ebbene su nove regioni del pianeta nel 2010 la zona America Latina-Caraibi ha registrato il maggior numero di morti per diabete (38.000) legato proprio al consumo di bevande zuccherate. Mentre l’Asia ha il maggior numero di decessi per patologie cardiovascolari (11.000). Tra i 15 Paesi più popolosi del mondo, il Messico ha il più alto consumo pro-capite di bevande zuccherate e il tasso più alto di decessi: 318 morti per milione di adulti legate all’assunzione di bevande dolci. Mentre il Giappone, uno dei Paesi con il più basso consumo pro-capite di bevande zuccherate del mondo, ha anche fatto registrare il più basso tasso di mortalità associato con il consumo di queste bibite: circa 10 decessi per milione di adulti.

Un problema per i bambini. Un problema quello delle bevande zuccherate che risulta dannoso soprattutto per i bambini. Fra i ragazzini che le consumano, le bibite di questo tipo sono la prima causa di un apporto calorico troppo alto. A dirlo uno studio della University of North Carolina di Chapel Hill pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Inoltre, al consumo di bibite come la soda dolcificata, i drink alla frutta e gli energy drink, e’ associato anche un piu’ alto consumo di cibi poco sani. Gli scienziati hanno esaminato i dati provenienti dal 2003-2010 What We Eat in America e dai National Health and Nutrition Examination Surveys: i ricercatori hanno esaminato campioni provenienti da 10.955 bambini fra i 2 e gli 8 anni. Le bibite zuccherate sono le principali cause del maggior apporto calorico fra i bambini di 1-5 anni e quelli fra 6 e 11 anni.

Le vendite. Negli Stati Uniti il consumo di bevande zuccherate è molto diffusa. E’ recente l’ultima notizia nel braccio di ferro fra autorità e produttori sul consumo di questi prodotti. Pochi giorni fa è stato infatti bloccato a poche ore dalla sua entrata in vigore, lo stop alla vendita di bibite ad alto contenuto zuccherino in contenitori più grandi di 16 once (poco meno di mezzo litro) nella città di New York. A deciderlo è stato il giudice della corte suprema a Manhattan Milton Tingling junior, che ha revocato il divieto voluto dal sindaco della città Michael Bloomberg. Il primo cittadino ha annunciato che presenterà ricorso.

Alti livelli di colesterolo cattivo, o LDL, possono aumentare il rischio di diffusione del cancro in altre zone del corpo. Lo studio che, tra l’altro, compara gli effetti diversi dei due tipi di colesterolo. lm&sdp, la Stampa.it

 

 

Se è cattivo, diventa pericoloso. Non stiamo parlando di un adolescente problematico, ma del colesterolo LDL. Elevati livelli di tale sostanza sembrano infatti essere correlati con una marcata diffusione del cancro in tutto il corpo.

A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori australiani dell’Università di Sydney, che però hanno ci hanno dato anche una buona notizia: se il colesterolo buono (HDL) è alto, la capacità di diffusione viene diminuita.

Secondo il professor Thomas Grewal, autore principale dello studio, i risultati ottenuti dalla loro ricerca sono estremamente importanti e potrebbero aiutare a trovare il giusto trattamento farmacologico.

«Capire come le cellule tumorali iniziano a migrare è molto importante perché è la fase in cui i trattamenti correnti contro il cancro non stanno aiutando molto – spiega Grewal – È noto da un bel po’ che il colesterolo è in qualche modo necessario alle cellule tumorali perché possano diventare mobili e si possano spostare».

«I ricercatori però non sapevano da dove questo colesterolo provenisse – aggiunge il ricercatore – Noi siamo stati in grado di identificare che si tratta di colesterolo cattivo che aiuta le cellule tumorali a circolare e diffondersi e, in contrasto con il colesterolo buono che aiuta le cellule a non muoversi e a non invadere altri tessuti».

In sostanza, sembra che la vitalità del cancro dipenda dall’eterna lotta tra LDL e HDL – una rappresentazione in scala dell’eterna lotta tra bene e male.
Secondo la teoria di Grewal alcuni tipi molto comuni di cancro sono interessati dai livelli di colesterolo.

«E’ ben noto che i cancri alla prostata, al seno e i tumori del fegato sono molto legati al nostro metabolismo e ai livelli di colesterolo – sottolinea il professor Grewal – Una delle cose che rende il cancro così difficile da trattare è il fatto che è in grado di diffondersi in tutto il corpo. I nostri risultati avanzano la teoria che saper manipolare e abbassare il colesterolo cattivo potrebbe contribuire in modo significativo a ridurre la capacità delle cellule tumorali di diffondersi».

Secondo i ricercatori le Lipoproteine a Bassa Densità (LDL) controllano delle molecole che fungono come una sorta di velcro per stare sulla superfice delle cellule chiamate integrine, che permettono alle cellule di stare insieme.

Lo studio, pubblicato su Cell Reports, sostiene l’ipotesi che il colesterolo buono, al contrario, mantiene tali integrine all’interno delle cellule bloccando la formazione del cancro.
Accade così che le persone affette da tumori spesso abbiano livelli di LDL troppo bassi, perché il colesterolo è stato completamente assorbito dalle cellule tumorali per potersi diffondere.

Gli scienziati si chiedono quindi se sarebbe meglio utilizzare le statine per abbassare il colesterolo cattivo, oppure altri integratori per aumentare quello buono.
È bene dire per questi ultimi che alcuni versioni precedenti di tali farmaci hanno prodotto in alcuni soggetti arresto cardiaco e ipertesione.
Il suo consiglio è pertanto quello di seguire una dieta adeguata per ridurre i livelli di colesterolo cattivo, fare esercizio fisico e aumentare l’apporto di acidi grassi polinsaturi nella propria dieta.