• giovedì 17 ottobre 2019

Il dolore non fa paura

“Scusate la polvere” è il romanzo di Elvira Seminara. Protagonista una donna che si trova ad affrontare un lutto e la scoperta di un tradimento. E lo fa con ironia e sprezzo delle convenzioni Silvana Mazzocchi, Repubblica.it

 

Vivere con il sorriso si può. Anzi, con il sorriso si possono perfino frantumare gli inevitabili dolori che attraversano ogni esistenza. E per stare al mondo con buona dose di utile filosofia serve soprattutto non prendersi troppo sul serio e afferrare il buono che c’è, scansando con leggerezza l’immancabile polvere che ci incrocia e circonda.

E’ quello che fa Coscienza (chiamata anche Enza, Cosce, Scienza o Zen a seconda di chi la chiama), la protagonista di Scusate la polvere, l’ultimo romanzo di Elvira Seminara, scrittrice siciliana sapiente, capace di usare con naturale levità un linguaggio ricco e spesso percorso da esileranti neologismi, perfetti per fotografare con ironia le mode e i tic che  popolano il mondo occidentale contemporaneo.

Coscienza scrive tesi universitarie su ordinazione e, quando rimane vedova a quarantaquattro anni, si trova a dover elaborare il lutto per l’improvvisa morte dell’amato marito Andrea. Ma poiché nell’incidente d’auto fatale è morta con lui anche una sconosciuta signora, s’insinua in lei il dubbio di essere stata tradita.

E dunque, eccola lì pronta a indagare, dividendosi tra il compagno (non inconsolabile) della suddetta signora e le sue amiche di sempre, Alice e Mia, variopinte grandi ragazze con mestieri meticciati, cosiddetti moderni o inventati, e le preoccupazioni per la sua snob madre che vive a Parigi e che, affetta da una non banale demenza senile, si fa defraudare con allegria da un’improbabile coinquilina-badante.

Che bello leggere il racconto di come Coscienza tenta di rimettere in ordine i pezzi della sua vita “di prima”. Non si risparmia e, intanto, ha a che fare con donne fantasiose e con uomini inevitabilmente indeboliti dalla solita crisi di identità; fa slalom tra gli scatoloni dove ha riposto le cose di suo marito e appuntamenti sociali che è meglio perderli…

Cerca di indagare, Scienza-Enza-Zen, vuole sapere ed è pronta a soffrire anche di più pur di conoscere la verità. Ma che ci può fare (ed è una fortuna) se, nel frattempo, tutto quello che capita, a lei e alle sue eccentriche amiche, finisce per accendere la sua vena ironica strappandole più sorrisi che lacrime?

Che pure verranno, in contemporanea con la sorpresa finale. Un romanzo intriso di umorismo e intelligenza che va giù come una bibita fresca d’estate e che regala qualche ora di autentico, benvenuto divertimento.

Scusate la polvere: quale “polvere”?

“Ne vola tanta, di polvere, nel romanzo, e dire che la protagonista è allergica. Innanzitutto quella di Dorothy Parker,   che sulle sue ceneri volle il delizioso epitaffio “Scusate la polvere”. Il suo spirito aleggia ebbro e sinistro in tutta la storia, insieme ad altri.

E poi c’è la polvere in casa di Coscienza, tra sgombero, fantasmi e scatoloni. Ma la polvere è  anche il caos, ne parlano già la Bibbia e i Taoisti, mica se la sono inventati Pronto mobili e la scopa Swiffer. Jinshu nel suo poema scrive che “il corpo è l’albero del risveglio; lo spirito un vasto specchio. Dobbiamo costantemente ripulirlo per non lasciare che la polvere vi si depositi sopra”.

L’ironia può davvero aiutare a superare qualsiasi cosa, perfino il dolore?

“Certo. Ma l’ironia non è  l’arma migliore delle donne. Le armi sono sempre una brutta cosa. L’ironia è la migliore scarpa delle donne. E dev’essere morbida e naturale, una seconda pelle, per confortarti nel traffico dei giorni più dissestati, e insieme solida, per sferrare un calcio (beh, virtuale) al momento giusto.

L’autoironia, poi è un ottimo esercizio di autoterapia, il più economico fai-da- te, e la mia protagonista Coscienza è  infatti maestra nel campo – il marito la chiama Zen, però in omaggio a un malmesso quartiere palermitano. Insomma vanno entrambi, scarpe e ironia, tenute in esercizio.

E spazzolate e lucidate, ovviamente, a tener lontana la polvere. In realtà in Italia l’umorismo in letteratura è sempre stato vissuto con godimento nascosto e quasi vergognoso, o amatoriale, come si trattasse di un genere minore. Abbiamo mai avuto, ad esempio, un Alan Bennett italiano? Forse, chissà, preferiamo la risata grassa e fragorosa, di tipo televisivo, perché è più facile per tutti.”

Amicizia, amore e tradimenti ai nostri tempi: il tuo libro in poche righe.

“Sono temi che vedo insieme mescolati, viviamo in tempi troppo ibridati per distinguere bene un sentimento dall’altro. Mi piaceva l’idea di raccontare con divertimento questo languore del transito che ci accomuna tutti, e il nostro presente instabile con tutti i suoi tic, vezzi e mode compulsive, le filosofie take away, i nuovi mestieri e gesti che finiscono in -ing, come catering counseling, lifting.

Questo stadio perenne di precariato sentimentale e sociale. E spazzare via le polverose e insopportabili retoriche dell’infanzia e della terza età, della natura e della giovinezza-per-tutti. Insomma è una storia coliticamente scorretta.

E poi questa Sicilia glocal, col suo tono da Sud internazionale, in bilico tra provincia e american style. Questa terra sospesa tra un Oriente fatto di jeans cinesi e sushipensiero, e un Occidente mcdonaldizzato farcito di inglesismi copia e incolla. Un occidente accidentale. E accidentato, anche”.

 

Scusate la polvere     Elvira Seminara

Nottetempo Editore, pag 206, euro 14