36 milioni di dollari e tre anni di lavoro: in Florida ha inaugurato il nuovo Salvador Dalì Museum. Che fa sognare con il design surreale di Yann Weymouth. E un’attenzione tutta particolare all’ambiente. Micol Passariello, Donna

 

 

Il futuro del design ha la forma di una nuvola, ma di vetro. Lo incontriamo tra le spiagge infinite della Florida, in quella Tampa Bay che ospita anche uno dei parchi divertimenti più grandi del mondo, Disneyworld.

Non è un caso che il nuovo museo Salvador Dalì si trovi proprio lì. La dimensione è la stessa. Porta a sognare e avvolge come un incanto. Visionario, surreale, onirico come l’artista che va ad ospitare, la galleria di Saint Petersburg dedicata a Salvador Dalì traghetta l’arte del genio spagnolo in un nuovo volume fantascientifico.

Ci sono voluti trentasei milioni di dollari e tre anni di lavoro per completare l’opera. Ma ne è valsa la pena: tra immensi spazi vuoti, forme liquide e grandi vetrate che creano un continuo link tra esterno e interno, il museo esprime tutta la sua empatia con la collezione dell’artista di Cadaqués e proietta il visitatore, fin dalla sua struttura, tra le magie del Surrealismo.

Disegnato da Yann Weymouth dello studio Hok (collaboratore di Ieoh Ming Pei per la piramide del Louvre), con il desiderio di omaggiare l’artista catalano, il nuovo museo si estende su un’immensa superficie di 6.317 metri quadrati e ospita la collezione più completa al mondo delle opere dell’artista (al di fuori dalla Spagna).

Sui tre piani vengono esposti oli, acquerelli, disegni, sculture e altre opere: una collezione permanente di 2.140 pezzi. Costruito come un box, il museo è alto circa diciotto metri e chiuso ad angolo retto.

Le mura sono spesse trenta centimetri, in cemento armato, come una fortezza, per salvaguardare la preziosa collezione persino dagli uragani che spesso minacciano la costa occidentale della Florida.

A interrompere la geometria squadrata dell’enorme scatola di cemento, un corpo morbido, un blob che sembra fuoriuscire dal palazzo, soprannominato Glass Enigma (dal nome di un dipinto di Dalì del 1929, Enigma) e composto da oltre novecento pannelli di vetro, tutti triangolari ma di diversa dimensione.

Anche qui un omaggio a Dalí che era un grande fan di Buckminster Fuller, famoso per le sue geometrie geodetiche.

All’interno dei futuristico spazio, l’arte diventa la scenografia in cui ambientare corsi creativi per bambini, lezioni di disegno, seminari di cinema surrealista, brunch e persino sessioni di yoga.

Infine il museo è anche un esempio di architettura verde, il risultato di diverse strategie per creare energia, acqua e risparmiare i costi di gestione candidandosi così a simbolo ecologico e sostenibile.

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