• venerdì 19 ottobre 2018

Il tarassaco – pianta depurativa per eccellenza

Più che con il suo nome botanico, Taraxacum Officinale W., è conosciuto con: “dente di leone”, per la dentellatura delle foglie; “piscialletto” per le sue proprietà diuretiche; “girasole dei prati”, i suoi fiori seguono il corso del sole; “orologio del pastore”, i petali si schiudono all’alba per serrarsi al tramonto; “barometro del contadino”, il soffione è una sorta di meteorologo, se i semi volano anche in assenza di vento, di sicuro pioverà.

L’uomo primitivo nella stagione invernale non trovava molto da mangiare e per sopravvivere si nutriva con scarsi bottini di caccia e miseri raccolti a base di radici e poc’altro. Per non soccombere ingurgitava qualsiasi cosa contenesse qualche nutriente anche a costo di caricare il corpo di tossicità.

Ma poi veniva la primavera e, con il primo sole, spuntavano le erbette fresche e tenere dei prati che stuzzicavano il palato e contemporaneamente depuravano l’organismo dalla fatica invernale e lo preparavano alle grandi battute di caccia e raccolta estive. Depurazione voleva dire alimentarsi per un certo periodo con le erbette fresche e il tarassaco è una delle primizie disponibili.

Oggi il supermercato dietro l’angolo ci garantisce qualsiasi alimento in qualsiasi periodo dell’anno, tuttavia questo privilegio non ha scardinato il nostro bisogno di disintossicazione, anzi, possiamo dire che, a causa del crescente inquinamento e dell’utilizzo di sostanze chimiche nuove, la necessità di depurare l’organismo è assai presente e costante.

La primavera è la stagione giusta per impostare un periodo di buone pratiche per la salute: aumentare il consumo di verdure fresche chilometro zero, fare almeno mezz’ora al giorno di passeggiata veloce nel parco e garantirvi 7 o 8 ore di sonno andando a letto non oltre le 22,30.

Il tarassaco si consuma fresco quando è piccolo e tenero oppure lo si può cuocere quando la foglia è più grande e più dura. Con i fiori si possono fare gustose gelatine e marmellate. La radice essiccata macerata e polverizzata diventa un surrogato del caffè. Con i boccioli fiorali si preparano succhi e tisane e possono essere conservati in salamoia o sotto aceto per essere usati come i capperi.

Tra i tanti utilizzi di questa pianta ve sono alcuni particolarmente romantici: se siete innamorati prendete il soffione e soffiateci sopra forte, se tutti i semi volano via al primo soffio è tradizione popolare credere che la persona amata ricambierà il vostro amore; se è una fanciulla a soffiare e lascia attaccato un solo seme vuol dire che il suo innamorato sta pensando a lei; talvolta il numero di semi rimasti predice il numero di figli che una persona avrà.

Ricetta : frittelle di Tarassaco (dosi per 4 porzioni – tratto da F. J. Lipp, 1998)

– 4 tazze di fiori di tarassaco
– ½ tazza di olio vegetale
– 1 tazza di latte
– 1 tazza di miscela per torte
– 1 cucchiaio di miele
Mescolate in una terrina il preparato per torte, il latte e il miele; fate scaldare l’olio in padella; immergete i fiori di tarassaco nella pastella e lasciateli cadere nell’olio bollente; friggeteli finchè non saranno ben dorati poi girateli e fateli dorare anche dall’altra parte; deponete le frittelle su carta da cucina in modo che asciughino bene; servite calde.

Per ottenere un effetto detossinante più incisivo serve la radice a fittone raccolta da una pianta di due anni in autunno, tagliata in pezzettini e lasciata essiccare al buio in un locale aerato. La si può trovare facilmente anche in erboristeria. Si assume in decotto lasciandola bollire in acqua per dieci minuti, un cucchiaio di radice in pezzi per una tazza di acqua, tre volte al giorno per un mese.

Altre piante prettamente dal sapore amaro possono rafforzare l’effetto depurativo del tarassaco: il carciofo (foglie), il cardo mariano (semi, non adatto per ipertesi), la genziana (radice). E poi con effetti più generalizzati sul benessere: la bardana (radice), la curcuma (radice), l’ortica (parti aeree).

In commercio si trovano integratori alimentari costituiti da estratti secchi di tarassaco insieme ad altre erbe da assumere rispettando i dosaggi e le indicazioni riportate sulla confezione. Tuttavia nel caso si stia attraversando un periodo di malattia e si assumano farmaci consultate il vostro medico prima di intraprendere qualsiasi azione sugli organi emuntori.

In particolare le persone sottoposte a chemioterapia è bene non facciano nulla di propria iniziativa per il loro fegato anche se i valori ematici indicativi della sua funzionalità si discostano dalla norma. In tale situazione quest’organo sta già lavorando molto e non è il caso di stimolarlo ulteriormente. Il medico è il nostro miglior alleato, consultiamolo e decidiamo insieme a lui il da farsi.

 

Sergio Forno – 3 giugno 2018