Invece di combattere il cancro, i “soldati” del sistema immunitario si alleano con lui e gli spalancano le porte. Studio dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Corriere della Sera.it, febbraio 2011


Per crescere ed espandersi il tumore del pancreas recluta anche i soldati del sistema immunitario: linfociti “traditori” che, invece di difendere l’organismo dal cancro, si alleano con lui e gli spalancano le porte.

A svelare il meccanismo è uno studio italiano pubblicato sul Journal of Experimental Medicine, condotto da un team multidisciplinare dell’Istituto San Raffaele di Milano.

Il carcinoma del pancreas è una malattia molto aggressiva e rappresenta la quarta causa di morte per tumore. La chirurgia è ad oggi il trattamento più efficace, ma solo il 15-20% dei pazienti è candidabile all’intervento.

Anche in questo caso la sopravvivenza è comunque variabile e rimangono pochi i fattori predittivi della prognosi.

Per lo sviluppo di terapie più efficaci, quindi, sono fondamentali sia una comprensione dei meccanismi di base che rendono il tumore così aggressivo, sia la possibilità di identificare dei fattori prognostici che aiutino a indirizzare le terapie in modo più mirato.

Il gruppo milanese ha individuato un complesso dialogo che coinvolge le cellule tumorali e quelle presenti nel microambiente tumorale, come le cellule stromali e le cellule del sistema immunitario.

Il risultato è un’alterazione delle naturali difese dell’organismo e in particolare dei linfociti T. Assoldati dal tumore diventano “linfociti deviati” e, invece di produrre le citochine (proteine d’attacco) efficaci nel combattere il tumore, cominciano a produrre citochine che favoriscono ulteriormente la progressione della malattia.

Nel corso della ricerca, sono state identificate le molecole principalmente coinvolte in questo meccanismo, rendendo possibile in futuro lo sviluppo di terapie in grado di contrastarle. Per alcune di queste sostanze sono già disponibili anticorpi capaci di bloccarne l’attività.

È stata inoltre verificata, in una casistica di pazienti sottoposti a intervento chirurgico, l’esistenza di una correlazione statistica tra la quantità di linfociti deviati presenti nel tumore e la sopravvivenza del paziente.

La valutazione di questo parametro permette la stratificazione dei pazienti in due categorie a migliore o peggiore prognosi.

Lo studio – finanziato da Unione Europea, Ministero della Salute, Rich Foundation e Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) – è opera di un’equipe multidisciplinare guidata da Maria Pia Protti e Lucia De Monte dell’Unità di immunologia dei tumori, in collaborazione con Michele Reni dell’Unità di oncologia medica, Valerio Di Carlo e Marco Braga dell’Unità di chirurgia pancreatica e Claudio Doglioni dell’Unità di anatomia patologica. Tutti medici e ricercatori di Irccs San Raffaele e università Vita-Salute San Raffaele.

«Questa ricerca – commenta Protti – rappresenta un passo in avanti sia nella conoscenza dei meccanismi biologici che rendono il carcinoma del pancreas un tumore particolarmente aggressivo, sia nell’identificazione di nuovi target terapeutici che consentiranno di mettere a punto, nei prossimi anni, nuove strategie terapeutiche». (Fonte: Adnkronos)

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