• martedì 21 maggio 2019

Il volontario fin dove può spingersi?

Quando il volontario incontra una persona instaura con essa un rapporto che può assumere varie forme e che talvolta può raggiungere un livello di profondità ed intimità tali da coinvolgerlo emotivamente in maniera importante e duratura nel tempo.

Nell’ambito del volontariato Anapaca, non di rado queste relazioni forti hanno sviluppi che oltrepassano i confini di spazio di tempo che il volontario si è anticipatamente prefissato per la sua attività. Per esempio si va a trovare il malato a casa oppure ci si offre in caso di necessità di trasporti oppure ancora si estende la relazione attraverso il telefonino o i social.

Quanto è lecito e opportuno estendere l’assistenza oltre confini predefiniti, che sono poi quelli che l’associazione suggerisce nei corsi di formazione? Nello sconfinamento si corrono due ordini di rischi: creare aspettative che non potranno essere soddisfatte e di conseguenza ledere i delicati equilibri di un malato fragile, compromettere la lucidità emozionale del volontario e la serenità con cui egli svolge la sua missione.

Questi argomenti sono stati oggetto di discussione in uno dei consueti incontri mensili dei volontari Anapaca. Il gruppo ha accolto le narrazioni di esperienze vissute ove si sono intrecciate vicende di accompagnamento di persone care con situazioni nate nei reparti ospedalieri  e risultate particolarmente toccanti per il volontario.  L’incontro non è stato scevro di momenti che lasciavano trasparire nei narratori un carico emozionale oltremodo elevato.

Il conduttore dr. Tomasetta, riassumendo ed elaborando le varie testimonianze, ha infine formulato tre buone pratiche per mettere in guardia il volontario dall’andare oltre il suo ruolo e trovarsi in situazioni che possono diventare ingestibili:

1 – lasciar passare un giusto tempo prima di rispondere alle telefonate o ai messaggi così da non creare l’aspettativa di una disponibilità totale e immediata (fermo restando che l’associazione sconsiglia di lasciare il numero di telefono e nel caso è opportuno lasciare il numero della segreteria e non il proprio, n.d.r);

2 – instaurare un “ritmo” con cui condurre la relazione in modo che vengano predefiniti, implicitamente o esplicitamente, i tempi luoghi e le modalità della comunicazione;

3 – accertarsi di conoscere la nostra posizione sulla mappa di navigazione vale a dire essere sempre consapevoli di quanto ci si sta allontanando da un proprio modello ideale di volontario e delle proprie ragionevoli capacità di affrontare mari che non conosciamo.

Naturalmente questa conversazione non si piò esaurire qui. La realtà è complessa, variegata e densa di casi particolari. La redazione offre la possibilità di proseguire nella discussione raccogliendo e pubblicando le vostre esperienze e i vostri contributi. Scrivete a redazione@anapaca.it avendo cura di indicare il vostro nome o, se preferite, uno pseudonimo.

Sergio Forno – 23 febbraio 2019