La banca del tessuto ovarico è dedicata alle giovani pazienti oncologiche. Perché spiega Enrico Vizza, direttore della Ginecologia Oncologica del Regina Elena “affrontare le terapie anticancro con la speranza di poter diventare mamma è molto importante dal punto di vista psicologico”.

Una chance in più per le giovani pazienti oncologiche che desiderano diventare mamme. Presso l’istituto Regina Elena di Roma ha sede la banca del tessuto ovarico, recentemente inaugurata. Anche a Milano, al San Raffaele, ha aperto un ambulatorio dedicato al servizio di onco-fertilità.

“Per la donna adulta” spiega Enrico Vizza, direttore della Ginecologia Oncologica del Regina Elena “affrontare le terapie anticancro con la speranza di poter diventare mamma è molto importante dal punto di vista psicologico.

Per le più giovani, le ragazzine in età pre-pubere, colpite da patologie oncologiche, è doveroso fornire, dopo la guarigione, la possibilità di costruirsi una famiglia”. Così a Roma è nato un centro finalizzato proprio alla preservazione della fertilità delle bambine e delle giovani donne che devono sottoporsi a trattamenti oncologici.

Si tratta, in pratica, di un’autodonazione del tessuto ovarico che, una volta reimpiantato, permette alla donna di pensare a una gravidanza. Il tessuto ovarico da destinare alla crioconservazione (così si chiama la tecnica di conservazione del tessuto  in contenitori di azoto liquido a -196° C) viene prelevato in laparoscopia, una tecnica chirurgica miniinvasiva.

“Possono ricorrere alla crioconservazione le donne di età inferiore ai 35 anni” prosegue Vizza. Ma sono le bambine in età pre-pubere le destinatarie principali della crioconservazione del tessuto ovarico, perché non possono essere sottoposte a stimolazione ovarica per il recupero degli ovociti, né, tantomeno alla crioconservazione di embrioni.

E basti pensare che la leucemia linfatica acuta è la neoplasia maligna più comune in età pediatrica ed ha una sopravvivenza a cinque anni dell’80, 86%”.

“Anche il San Raffaele ha accettato la sfida di preservare la fertilità delle pazienti” spiega Massimo Candiani, primario di Ostetricia e Ginecologia del San Raffaele.

“Lo scopo dell’ambulatorio è quello di permettere alle pazienti affette da neoplasia in età fertile di avere in tempi brevissimi tutte le informazioni per una valutazione completa circa la possibilità di diventare mamme.

Si esegue così, per le pazienti in età pediatrica e le donne al di sotto dei 38 anni, la crioconservazione del tessuto ovarico. Nel caso in cui sia, invece, possibile procedere con la stimolazione ovarica, si pratica la crioconservazione di ovociti maturi”.

 

Informazioni pratiche:

Regina Elena. per mettersi in contatto con la banca del Tessuto ovarico: bto@ifo.it

San Raffaele. Numero per le informazioni, utile anche a oncologi e specialisti: 02/26432202.

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