“Una vita che non faccia ricerca su se stessa e sugli altri non è degna di essere vissuta” Platone. Da Notziario AIPT (Ass. Ital. Di Psicologia Transpersonale)

 

Al di là della superficie e dell’apparenza, qual è la nostra vera essenziale natura? La risposta più esauriente viene dalle tradizioni meditative.

“Il Sé è eterna esistenza,  pura coscienza, beatitudine assoluta”.  “Il Sé è la luce che brilla all’interno del cuore, non soggetto a dissoluzione, immortale e libero da paura, eterno, onnipervadente, identico e indissolubile dallo Spirito Supremo”.  “Non nasce e non muore, non cresce e non diminuisce, non può subire cambiamento perché invariabile. Quando il corpo si disintegra, esso continua a esistere, come continua a esistere l’etere dentro la brocca quando la brocca si disintegra”.

Questi sūtra, presi dalla tradizione Vedānta racchiusa nelle Upanishad, delineano la natura sacra della persona umana e la sua derivazione da una Fonte trascendente rispetto alla quale è identica e indissolubilmente collegata.

La divinità, e perciò la intrinseca bontà e bellezza di ogni essere umano, è condivisa dalla tradizione non dualista che accomuna le conoscenze orientali e occidentali che vanno sotto il nome di Filosofia Perenne. La stessa tradizione cristiana rivela come il regno di Dio sia dentro di noi e come l’anima sia il tempio della divinità.

Diversamente dalla fragilità dell’ego ordinario, la natura più profonda del Sé è quindi immortale e perfetta, i suoi nomi sono l’essere e il bene, la sua attività è operare nell’anima, che è un livello transpersonale al di sopra del corpo e della mente, ma con essi è in relazione come il raggio del sole è in relazione col sole.

Con la psicologia transpersonale, il riconoscimento della natura spirituale del Sé, connesso alla vita universale e ricco di poteri e talenti, si afferma con decisione e rappresenta la méta di quello sviluppo integrale che varca i confini della personalità ordinaria, riconosciuta come uno stato di limitato sviluppo e di cognizione distorta, corrispondente ad una psicopatologia della normalità.

Ma come si riconosce il Sé? Qui inizia un tempo e un’area preziosa dell’attuale ricerca transpersonale. La risposta è tutta nei sentieri meditativi e nelle loro dottrine e pratiche. L’esperienza della propria reale natura è il risutato di un percorso profondo di conoscenza e trasformazione di se stessi, volto a integrare potenzialità inattualizzate nello stato dell’io ordinario.

Nelle tradizioni meditative si afferma che né i sensi, né il pensiero, né l’intelligenza logica, per quanto avanzata, hanno la possibililtà di accedere alle vette della nostra interiorità. Per percepire la natura del Sé, sentirne l’influsso ed entrarvi in contatto, realizzarne i poteri, occorre l’intelletto intuitivo, quello che il Vedānta chiama buddhi, il platonismo nous, la tradizione cristiana l’occhio dell’anima.

Ignorata dalla psicologia scientifica, questa forma più alta di intelligenza è delineata da Ken Wilber nelle sue ricerche sulla coscienza ed è da lui riconosciuta come una struttura translogica, presente nel terreno dell’inconscio umano, più avanzata ed evoluta di quella logica, la cui integrazione consente la piena maturità cognitiva.

La percezione translogica, dovuta  all’intelletto intuitivo, qualifica la coscienza transpersonale che svela le dimensioni dell’interiorità e della realtà che varcano i confini dell’individualità e ha accesso a più vaste regioni della mente, dell’anima e del Sé.

La percezione transpersonale ha molti gradi e livelli, ovvero accede in maniera progressiva allo svelamento della verità di se stessi, aprendo corrispondenti finestre sulla realtà.

La visione universale comprende la percezione chiara e folgorante dell’interrelazione dei sistemi viventi, della mervigliosa interconnessione che esite tra reami fisici, materiali, psicologici e spirituali.

L’unità della vita risplende come base della visione universale e con essa si evidenzia la straordinaria intelligenza che tine unita questa armoniosa interezza che è la vita. Colui che ha questa visione sperimenta un sentimento sublime di sacralità e di partecipazione indissolubile al tutto, ove ogni cosa appare al suo giusto posto e ogni parte collabora al funzionamento dell’intero.

La visione universale scopre l’ordine che sottende il disordine, l’unità al di là della dualità, l’armonia al di là di ogni divisone e opposizione.