Dal Notiziario dell’Associazione di Psicologia Transpersonale

 

“Ti rendi conto che tutte le cose che hanno veramente importanza, bellezza, amore, creatività, gioia, pace interiore, nascono al di là della mente”.

Eckhart Tolle

 

Essere presenti è la capacità di focalizzare la propria attenzione su ciò che esite in questo momento: essere qui e ora è un’arte difficile e frutto di grande impegno in pratiche meditative di cui oggi la psicologia riconosce il valore e il contributo alla crescita e alla salute della mente e della individualità.

Nella psicologia transpersonale, gli studiosi delle pratiche di consapevolezza, apparteenenti alle grandi tradizioni induiste e buddhiste, hanno sottolineato come l’ego ordinario viva in uno stato di confusione, riconosciuto come una speciale trance in cui l’attenzione è catturata dal flusso meccaanico della mente e in essa dispersa.

In questo stato, ordinario ma disfunzionale, le pulsioni, i desideri, le motivazioni e le emozioni non sono differenziate né controllate e di conseguenza sono proiettate sotto forma di illusioni nel mondo esterno.

Essere presenti vuol dire sottrarsi a questo condizionamento di inconsapevolezza e diventare consapevoli di ciò che sta accadendo dentro di noi e al di fuori di noi: cosa si sta facendo, perchè lo si sta facendo, a che cosa pporta ciò che si sta facendo, gli effetti sugli altri e sul mondo.

Chi è ignaro dello stato illusorio della coscienza ordinaria pensa di essere un competente osservatore del mondo. Ignora i fattori che distorcono la percezione e che possono esere svelati solo quando la propria percezione è sottoposta ad attenta scrutinazione, proprio attraverso l’attenzione al presente concentrata sul proprio pensiero.

In realtà credenze limitanti, ereditate dalla propria cultura, assunzioni irrealistiche su se stessi e gli altri, costituite da complessi e conflitti inconsci, pregiudizi determinati da sottostanti paure ed esperienze dolorose, condizionamenti religiosi ed altri influssi sociali costruiscono filtri della percezione che distorcono la realtà a livello inimmaginabile.

Per liberarci dall’illusorietà percettiva e dal cumulo di sofferrenza che essa determina, è opportuno ricorrere alla pratica della coscienza osservante, desunta dalla tradizione meditativa Vedanta, che ci guida ad essere presenti e a poter osservare ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, ciò che facciamo, con amorevole attenzione.

Automatismi, condizionamenti, difetti ed errori dovuti ad abitudini sbagliate convergono nel campo di osservazione, dando l’acceso alla conoscenza di un’insanità e di una sofferenza autoprodotta che porta ad un processo di trasformazione, che a sua volta sviluppa stati mentali più calmi, più chiari e più intelligenti.

Questo riconoscimento liberante avviene se ci si allena a passare dall’essere il pensatore di un pensiero meccanico e inconsapevole, a essere colui che attentamente percepisce il proprio pensiero come oggetto che scorre nel campo dell’osservazione, così come ci si allena a passare dal vivere un’emozione a essere testimone attento di quella stessa emozione.

La differenza è quella che esiste tra l’essere identificati e l’essere non identificati. Nel primo caso, facendo l’esempio della paura, si è fusi e dominati dalla paura, si vede il mondo attraverso la paura, e il mondo appare minaccioso, come qualcosa da cui bisogna difendersi o da attaccare.

Nel secondo caso, quando siamo non identificati, si osserva la paura e si vede come questa costruisca il proprio stato mentale e costruisca poi l’idea del mondo.

Se a livello interiore la paura, vista e riconosciuta, può essere elaborata e curata, a livello esteriore il mondo, diventando libero dalle proiezioni, appare per quello che è, non più minaccioso, come qualcosa da cui bisogna difendersi o attaccare. Trascesa la proiezione del male appare la natura del bene.

L’essere presenti a se stessi in uno stato di consapevole attenzione al mondo, prepara ad un atteggiamento più sicuro e compassionevole e al passaggio dal pernicioso giudizio critico alla responsabilità verso la vita.

Questo stato meditativo di coscienza consente di non essere più condizionati e di cominciare a diventare padroni della propria mente e del proprio ego: è l’accesso ad un’esperienza di libertà e benessere sconosciuta nello stato ordinario o della cosiddetta psicologia della normalità, ove si è intrappolati nell’illusorietà del proprio pensiero e dei propri sentimenti.

Per gli studiosi, l’accesso alle pratiche di consapevolezza basate sullo sviluppo dell’attenzione è l’occasione per studiare dimensioni della psiche assai più profonde di quelle che si conoscono attraverso l’esperienza clinica e psicoterapica scientifica.

Come spesso si è detto, l’approfondimento dele pratiche meditative porta a sconfinare nei reami dell’inconscio rimosso e dell’inconscio transpersonale, ovvero sia nei magazzini dimenticati della memoria che in quelli ove dimorano le ricchezze dell’anima, sino ad intuire l’eterno stato del Sé.

E’ proprio la possibilità di permanere nella pura presenza o nel silenzio mentale ciò che dà accesso all’intuizione del Sé

Intuire la naura del Sé nella sua essenza di Bene e Verità è possibile quando la coscienza è vuota, priva di contenuti mentali, e allora ciò che noi siamo al di là dell’ego si può riflettere: la coscienza che riflette la dimensione transpersonale diventa coscienza spirituale, che, riconosciuta la bontà e l’eternità del Sé, spinge sul sentiero dell’autotrasformazione e della risoluzione di quei fattori egoici separativi che si oppongono allo sviluppo integrale e al senso evolutivo della vita.