Perché Gino Strada non sorride mai? Il fondatore di Emergency ha capito che il suo sforzo per diffondere il pacifismo non porterà a nulla. Nella natura umana prevale infatti un istinto contrario. Eugenio Scalfari, L’Espresso.it, aprile 2011


Alcuni giorni fa ho ascoltato Gino Strada, il medico che ha fatto della carità e dell’assistenza ai feriti d’ogni guerra e d’ogni colore lo scopo della sua vita, intervistato da Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa”.

Strada, oltre che medico caritatevole e coraggioso, è anche un pacifista integrale, propagandista e ideologo della pace e nemico – ovviamente pacifico – del potere e dei potenti. In questo è molto coerente: le guerre non sono che le conseguenze della brama di potere.

Distruggere quella brama, riuscire a scacciarla dal cuore degli uomini, quello sì, sarebbe un formidabile passo avanti verso il trionfo della pace universale e Gino Strada, insieme a tutti quelli che appoggiano l’associazione “Emergency” da lui fondata, cerca di diffondere ovunque può il sentimento pacifista.

Ma è triste, Gino Strada, ci se ne accorge guardandolo e ascoltandolo, al punto che lo stesso Fazio gliel’ha fatto notare nel corso della trasmissione.

I due sono vecchi amici e Fazio condivide il pacifismo di Strada e cerca di aiutarlo concretamente. Ma non vorrebbe vederlo triste. “Sorridi ogni tanto”, gli ha suggerito davanti a quattro milioni di ascoltatori. “Sei in pace con la tua coscienza, tanta gente ti vuol bene. Sorridi e ridi, carità e tristezza non vanno d’accordo”.

“Hai ragione”, ha risposto Gino e ha abbozzato un sorriso, ma si capiva che era forzato. Infatti è presto scomparso e il suo volto si è fatto di nuovo triste e cupo.

Mi sono chiesto il perché di quella tristezza e ogni tanto mi torna in mente. Gli esempi di carità sono quasi sempre associati alla letizia. Francesco d’Assisi mendicava in letizia, digiunava e dava tutto ciò che poteva ai poveri in letizia e così facevano i suoi frati. Così facevano Santa Chiara e Santa Caterina e ai tempi nostri Madre Teresa di Calcutta.

Così faceva Gandhi. La letizia fa parte integrante della carità perché l’uomo caritatevole è felice di quanto fa, la sua coscienza si sente alleggerita dalla colpa e lo riflette nello sguardo e nel sorriso buono che gli spiana il volto. Perché Gino Strada è triste?

Mi ci sono arrovellato su questa domanda. In questa fase della mia vita sto studiando gli istinti e i sentimenti, perciò chiarire questa questione non è un’oziosa curiosità, fa parte del mio lavoro.
Dopo averci pensato su sono arrivato a una conclusione: Strada ha capito che la sua predicazione pacifista non approderà a nulla. E non perché lui sia un cattivo predicatore, non perché i suoi argomenti non siano persuasivi, non perché le persone di buona volontà non si riconoscano in lui.

Ma lui deve aver capito che la brama di potere, la volontà di potenza, lo scontro con gli altri e infine la guerra sono un istinto della nostra specie.

Non è un vizio, non un’indole perversa da rieducare: un istinto che convive con quello della generosità e con l’amore per gli altri. L’uomo è un groviglio di due amori: quello per gli altri e quello per se stesso.

E se mai ci si chiede quale sia il più forte e il più irruente di questi due istinti amorosi, s’arriva presto a concludere che l’amore per sé è quello dominante. Lo si può contenere, si può fare in modo di arginarne la pericolosità, ma non si riuscirà mai a spegnerlo perché si dovrebbe trasformare l’uomo in un angelo, dotarlo cioè di un’altra natura che estingua la natura umana.

La storia biblica comincia con Caino che uccide Abele. E neppure Cristo riuscì a spegnere l’amore di sé nell’umana natura. Provò a compiere questo miracolo ma non riuscì. Se non c’è riuscito lui sembra difficile che ci possa riuscire Gino Strada.

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