• sabato 23 marzo 2019

L’ascolto attivo fa bene alla salute

La relazione come una medicina.  Ted Kaptchuk e la sua equipe hanno misurato scientificamente gli effetti positivi sulla salute di una relazione efficace, comprovando anche una certa correlazione tra beneficio e  dosaggio: più se ne prende (di relazione) e maggiore è l’effetto.

Pubblicato nel 2008, lo studio riguarda una sperimentazione su 262 pazienti affetti da sindrome da intestino irritabile sottoposti ad un trattamento terapeutico con misurazioni di alcuni indicatori, tra cui il livello dei sintomi e la qualità della vita percepita, a tre e a sei settimane dall’inizio del trattamento.

Il trattamento offerto consisteva in sedute di agopuntura della durata di 20 minuti. Ma, all’insaputa dei partecipanti al test, è stato a tutti somministrato un placebo. Il placebo nella pratica dell’agopuntura consiste nell’utilizzo di aghi con punta retrattile (come i pugnali usati nei film ove la lama rientra nel manico invece che nel corpo dell’aggredito). L’ago veniva quindi solamente appoggiato sulla pelle senza realmente penetrare i meridiani del corpo.

Le persone che hanno aderito alla sperimentazione sono state divise in tre gruppi.

Il primo gruppo, il gruppo di controllo, è stato posto in lista di attesa senza subire alcun trattamento.

Il secondo è stato trattato con la finta agopuntura e con una “interazione limitata” tra paziente e medico, in pratica tra i due ogni discussione si limitava alle sole informazioni strettamente necessarie per lo svolgimento della pratica.

Ted Kaptchuk

Il terzo gruppo è stato trattato con la finta agopuntura ma con una “interazione aumentata” che consisteva in un colloquio iniziale di 45 minuti tra il paziente e l’operatore e in successive interazioni durante i trattamenti nelle quali l’agopuntore adottava “maniere amichevoli, ascolto attivo, empatia” e momenti di “riflessivo silenzio”  e si rivolgeva al paziente con frasi di questo tipo: “capisco quanto debba essere difficile per lei questa condizione” oppure instillando aspettative positive: “ho avuto così tante esperienze positive trattando la sindrome da intestino irritabile che non vedo l’ora di dimostrare come l’agopuntura sia un trattamento valido”.

I risultati dello studio sono sorprendenti, riportano una significativa riduzione dei sintomi e una migliore qualità della vita nel terzo gruppo, quello trattato con una “interazione aumentata”. Nei pazienti del primo e secondo gruppo si è riscontrato, invece, un miglioramento più basso.

Tutta la documentazione relativa allo studio e i relativi risultati sono consultabili qui (in lingua inglese).

Questo esperimento viene ripreso da Irving Kirsch (2009) nelle sue argomentazioni sulla relazione medico – paziente: “quando un medico è cordiale, gentile, rassicurante e sicuro dell’efficacia del trattamento, i pazienti mostrano una maggior riduzione dei sintomi e guariscono dalla malattia più in fretta”.

Con tutta probabilità ognuno di noi sa, perché l’ha sperimentato o per intuizione, che una relazione cordiale, fatta di buone maniere, con un approccio accogliente ci fa star bene. Tuttavia vedere ciò dimostrato scientificamente, numeri alla mano, non può che rinforzare le nostre convinzioni.

Personalmente credo che qualsiasi relazione possa diventare una relazione d’aiuto, anche quando si consuma al di fuori di contesti professionali. Se vogliamo essere di supporto ad un amico o un parente che sta attraversando un momento difficile, il primo passo è quello di imparare ad ascoltare attivamente, accogliere la sua narrazione senza giudizio, incoraggiare con accortezza e discrezione, mantenendo elevato il grado di attenzione e partecipazione comunicativa.

Così come quando siamo noi ad aver bisogno di aiuto il primo passo è quello di chiedere aiuto e di avvicinare persone capaci ad ascoltare il nostro racconto e ad accoglierlo senza giudicare.

Le parole non dette sono dei macigni che impediscono alle persone di vivere serenamente, con l’ascolto attivo contribuiamo a costruire dei canali di drenaggio affinché possano uscir fuori.

Sergio Forno – 9 ottobre 2018