Yogurt, formaggi e latticini sono alimenti grassi, e causa di allergie e disturbi alimentari per molti. Eppure c’è chi li consiglia per combattere diabete e obesità. Ma c’è da fidarsi?  Claudia Bortolato, Donna, marzo 2011


Giovanni Lercker, docente di Scienze e tecnologie degli alimenti all’Università di Bologna.

“Latte e derivati contengono sostanze fondamentali per l’organismo e in percentuali così significative da bilanciare gli effetti negativi su peso e salute cardiovascolare dati dall’apporto di grassi saturi, colesterolo e calorie.

Studi come quello condotto dalla New Curtin University of Technology, in Australia, hanno dimostrato che una dieta ipocalorica funziona meglio se include miniporzioni di latticini in tutti i pasti giornalieri. Merito del calcio che, in sinergia con la vitamina D, stimola l’utilizzo dei lipidi come fonte di energia e rallenta la lipogenesi, la formazione di nuovi grassi”.

Come gli altri latticini anche il burro, oltre a elevate percentuali di vitamina D, contiene acido linoleico coniugato, che secondo alcune ricerche inibisce l’azione delle cellule cancerogene. Inoltre: uno studio della Harvard School of Public Health di Boston (Usa) pubblicato da Annals of Internal Medicine, sostiene che il consumo regolare dei latticini può ridurre del 60% il rischi di diabete di tipo 2; merito dell’acido trans-palmitoleico (presente solo nel latte e non prodotto dall’organismo umano).

Latticini sì, dunque, ma senza esagerare: “Naturalmente vanno assunti in quantità moderate, tenendo presente che i grassi devono rappresentare  il 25-30% della dieta giornaliera e il rapporto ottimale tra quelli saturi, di origine animale, e insaturi (da vegetali, come l’olio d’oliva) è di 1 a 2”, ricorda Lercker.

 

No Marcello Mandatori, docente di Nutrizione olistica ed Ecologia clinica all’Università Tor Vergata di Roma.

“I formaggi freschi e stagionati, così come latte e latticini, vanno consumati con moderazione. Non solo per i noti rischi legati a cuore, circolazione e peso, ma anche perché sono tra gli alimenti più ricchi di sostanze a rischio allergie alimentari e intolleranze, come albumina e lattosio.

Alcune ricerche hanno inoltre registrato in essi la presenza di xenobiotici, sostanze chimiche somministrate al bestiame attraverso trattamenti farmacologici, che mimando l’azione degli estrogeni possono arrecare seri danni al sistema endocrino e all’apparato riproduttivo dell’organismo umano”.

Tra gli effetti collaterali di un consumo elevato, anche l’aumento del rischio di noduli mammari nella donna (è la tesi sostenuta dall’allergologo francese Raphael Norgier in Dalle allergie nascoste alle malattie del seno) e il calo della fertilità maschile, come sostiene uno studio dell’Istituto Bernabeu di Alicante (Spagna), pubblicato

su Fertility and Sterility. “E infine, sfatiamo un mito: non è vero che i grassi hanno un elevato potere saziante. Diverse ricerche hanno dimostrato che l’acido palmitico contenuto in burro e formaggi, se assunto in quantità eccessive, disattiva i centri cerebrali che controllano il senso di sazietà”, stigmatizza il professore.

Solo i latti fermentati possono essere mangiati con maggior frequenza perché, contenendo probiotici, possono avere un effetto antinfiammatorio e protettivo contro le allergie, come dimostrano gli studi presentati all’ultima edizione del FAM – Food Allergy and Anaphylaxis Meeting (febbraio 2011).

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