Curioso lo sono sempre stato. Ma un giorno ho iniziato a cercare qualcosa di più. Testimonianza raccolta da Monica Melotti, Donna.it

 

Sono sempre stato un ragazzo curioso, attratto da nuove esperienze, desideroso di provare qualcosa di proibito. Così mi sono concesso qualche spinello, qualche trasferta ad Amsterdam per provare il popper e i funghi allucinogeni. Poi viene il momento in cui metti la testa a posto, o per lo meno lo credi, finisci l’università, trovi un buon lavoro e dopo anni di fidanzamento decidi di sposare la compagna che ti ha regalato sguardi amorevoli e ti ha dato sostegno nei momenti bui. Tutto fila liscio, come un bel quadretto di un vecchio film americano dove la moglie indossa il grembiule bianco, lavoro, casa, qualche ristorante, cinema, teatro, le vacanze al mare o in montagna.

Poi qualcosa in questo meccanismo si inceppa, questa routine comincia a pesarti. Hai 35 anni e desideri qualcosa di più, un piacere diverso che non ritrovi nelle carezze di tua moglie, nel sorriso dei tuoi figli, nelle soddisfazioni del lavoro. Vuoi uscire, sentirti coraggioso, invincibile, sempre all’altezza della situazione come viene richiesto dalla nostra società: efficiente, produttivo e determinato. Ma vuoi provare anche nuove esperienze, ti senti attratto dal gusto del trasgressivo. E allora credi di trovare nella cocaina una sorta di paradiso, la chiave per realizzare questi desideri, dove si raggiunge la serenità e l’euforia in un battito di ciglia.

Ho iniziato ad assumerla quasi per scherzo, un amico una sera mi ha invitato in una discoteca, in quei locali di luci e colori abbaglianti, dove la musica è assordante e le belle ragazze ancheggiano provocanti su vertiginosi tacchi a spillo. Attorno a me vedevo muoversi una marea indistinta di corpi e di visi, le immagini si sovrapponevano, avevo anche bevuto troppo. Il mio amico mi ha invitato a seguirlo: “Vieni, ti faccio provare qualcosa di diverso”, mi ha detto con uno sguardo sornione e così, in modo un po’ impacciato, ho sniffato la mia prima pista di coca. Ho provato subito un senso liberatorio, un’eccitazione meravigliosa, la sensazione di poter essere invincibile.

Mi sentivo instancabile, bello e affascinante, ho ballato per quasi tutta la notte come non mi capitava da anni, non avevo inibizioni ed ero molto disinvolto nell’approccio con le ragazze. Rientrato a casa non mi sono sentito in colpa, ma felice. Diamine non faccio mancare niente alla mia famiglia, ho un buon reddito, lavoro duramente e per una volta posso pure concedermi una serata allegra. Ma dopo qualche giorno avevo ancora voglia di provare quel desiderio così intenso, volevo sentirmi ancora sulla pelle quell’eccitazione che ti porta a compiere qualcosa di rischioso e di trasgressivo, che colora la tua vita monotona.

Il mio amico aveva la soluzione, mi ha proposto di partecipare a un festino a base di coca e ragazze, organizzava tutto lui. Alla sera mentre mi preparavo in bagno, facendomi la barba e profumandomi, ho avvertito un senso di colpa verso la mia famiglia. È penoso dover dire una bugia, inventare cene di lavoro con clienti stranieri ed essere molto vaghi sull’orario del ritorno. Soprattutto per chi come me non è abituato e che, nel corso degli anni, si è guadagnato la fiducia della moglie. Mentre varcavo la soglia della porta ho avvertito un senso di smarrimento nel guardare gli occhi di mia moglie che esprimevano un muto rimprovero e un’aria da bambina spaventata.

Ma appena girato la chiave dell’accensione della macchina, mi sono sentito sollevato, libero, pronto per una notte trasgressiva come non avevo mai vissuto. Cena in un bel ristorante in compagnia del mio amico e di due ragazze appariscenti e disponibili, si beve qualcosa in un locale e poi l’after hour. Ci siamo recati in un appartamento alla periferia della città, appena varcata la porta ho subito respirato quell’atmosfera dolciastra e lasciva, le luci soffuse, le candele profumate sparse in giro e poi la proprietaria, una donna troppo alta e vistosa, con un abito molto scollato che mostrava un seno troppo perfetto per essere vero, infatti era un travestito. All’inizio sono rimasto molto sorpreso e ho avuto un attimo di tentennamento, per una frazione di secondo ho pensato anche di andarmene.

Ma poi avrei rovinato la festa agli altri, eravamo su di giri, anche per l’alcol che avevamo bevuto, e poi ho visto la cocaina sul tavolo, ho immaginato la meravigliosa sensazione che a breve avrei provato, ho visto i corpi delle ragazze sinuosi e invitanti e mi sono lasciato andare. Mi sentivo euforico, con i riflessi pronti, la cocaina che mi dava un effetto eccitante, liberava i miei desideri più perversi, e l’alcol mi stimolava ulteriormente. Sentivo i corpi delle ragazze muoversi al mio fianco, i loro respiri affannosi e vedevo in lontananza, come un’immagine avvolta nella nebbia, il mio amico accoppiarsi con il travestito.

Non so cosa accadde ancora quella notte, o forse non lo voglio ammettere. So solo che d’improvviso la mia vita è cambiata: per essere potente ed euforico avevo bisogno di esperienze “forti”, e per sostenerle di cocaina. Dopo alcuni mesi ho cominciato ad avvertire una sensazione di disagio psichico, avevo bisogno di assumere altra cocaina per sentirmi di nuovo in forma. Non era un problema acquistarla, è facile da trovare e non ho nemmeno problemi economici: un grammo ha un prezzo medio che varia dai 70 ai 150 euro e puoi andare avanti due giorni, ma mi rendevo conto che nulla aveva più senso se non era supportato dalla polvere bianca.

Stavo perdendo il controllo della situazione, le fasi down erano sempre più frequenti. Ero diventato aggressivo, spesso avevo degli scatti d’ira con i miei figli, io che con loro sono sempre stato gentile e affettuoso, soffrivo di pensieri persecutori, come se tutta la negatività si fosse concentrata su di me. Mia moglie già da tempo si era accorta che qualcosa non andava, ma io evitavo di risponderle e non volevo il suo aiuto. Ero molto dimagrito e soffrivo di insonnia. L’uso di cocaina era diventato continuativo, fino a cinque grammi alla settimana. Non era più per un uso socializzante e ricreativo, per concedermi delle notti trasgressive e rischiose, ma avevo sviluppato un legame particolare ed esclusivo con questa sostanza, volevo godermela tutta da solo.

Aspettavo che mia moglie e i miei figli andassero a letto, per rinchiudermi in bagno e concedermi la mia “abbuffata”. Una volta addirittura li ho spediti al mare per un weekend, volevo restare tutto solo a casa, barricarmi nelle mie quattro mura, una bottiglia di whisky al mio fianco e la mia “regina” bianca a disposizione. In due giorni non ho avuto nemmeno bisogno di mangiare e dormire, camminavo per la casa, da una stanza all’altra, colto da un’agitazione psicomotoria e ogni tanto sniffavo per intensificare l’effetto del piacere. Non potevo andare avanti così, il conto da pagare per una sensazione di euforia stava diventando troppo salato: le fasi down erano sempre più frequenti, avvertivo tremori, vertigini, spasmi muscolari, ansia, irritabilità.

Anche nell’aspetto ero cambiato, ero diventato troppo magro, con le pupille dilatate e avevo un’infiammazione cronica al setto nasale e spesso il naso colava, come se avessi un interminabile raffreddore. E i rapporti interpersonali andavano a catafascio: ero diventato aggressivo e irascibile con tutti, sul lavoro reagivo per un niente. A quel punto ho deciso di chiedere aiuto, volevo smettere, riappropriarmi della mia vita, avere di nuovo il controllo della situazione e continuare a vivere. L’overdose può portare anche alla morte per arresto cardiaco o svenimento seguito da arresto respiratorio. Mi sono rivolto a un centro specializzato nel trattamento del consumatore di cocaina.

Ho iniziato a seguire una psicoterapia individuale e ad assumere antidepressivi. All’inizio è stata dura, ma voglio cercare di risolvere le mie fragilità emotive, il mio senso di inadeguatezza e capire i motivi che mi hanno spinto a cadere in questa devastante dipendenza.

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