Lo sport è salute, è voglia di lottare. Di vincere. Anche la malattia. O di affrontarla al meglio. Sfida alla malattia. D.Condorelli, Donna

 

Parola di Phil Southerland, ventottenne della Florida, che ha domato il diabete grazie alla forza di volontà e al ciclismo.

Appena nato la diagnosi: sarebbe morto giovane e avrebbe presto perso la vista. Oggi è testimonial della campagna di prevenzione buoncompensodeldiabete.org, fondata su stili di vita corretti, sport e alimentazione sana, ed è autore di Not Dead Yet, biografia della sua battaglia.

Inoltre ha fondato la squadra di ciclismo Team Type1, dal nome del diabete che lo ha colpito alla nascita. A correre sono ciclisti sani e diabetici, insieme. E i risultati non si fanno attendere.

 Vittoria, tra le altre, nella gara di resistenza dal Pacifico all’Atlantico Race Cross America. Il messaggio è chiaro: “Lo sport è una soluzione. Grazie al ciclismo controlliamo la malattia, siamo responsabili della nostra vita”, spiega Southerland, che aggiunge: “Vogliamo incoraggiare le persone con diabete a fare sport.

A credere nei propri sogni”. E il suo sogno? “Svegliarmi in un mondo in cui tutti sanno cos’è il diabete”. Phil punta in alto: al Giro d’Italia, ad esempio. “350 milioni di persone guardano il Giro. 35 milioni hanno il diabete.

Vogliamo rappresentarli, essere lì per loro”. Altra malattia, altra sfida. Salvatore Antibo, tra i migliori fondisti al mondo, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Seul, e Marion Clignet, argento del ciclismo ad Atlanta e Sydney, non hanno in comune solo il podio olimpico: entrambi soffrono di epilessia, entrambi competono ai massimi livelli.

Ma ci sono anche i record di sportivi non professionisti, raccontati da Stefano Dedola, consulente scientifico e medico sportivo dell’Associazione trapiantati di fegato (prometeotrapianti.it): “Lo sport è una medicina a tutti gli effetti e come tale va somministrato ogni giorno”.

“Riduce la glicemia, migliora la funzione ventilatoria, potenzia il sistema immunitario”. Inoltre “i trapiantati di fegato provengono da una condizione, l’insufficienza epatica cronica, che impedisce ogni attività fisica. Dopo il trapianto il recupero motorio è sorprendente: nuoto, ciclismo, trekking”.