Quando le lancette tornano indietro di sessanta minuti, per sette italiani su dieci i problemi nel dormire si accentuano con stanchezza, affaticamento, cali di attenzione, depressione. Ecco perché è importante rimettere in fase l’organismo. Irma D’Aria, Repubblica.it

 

Quando le lancette degli orologi tornano indietro di sessanta minuti, restituendoci l’ora solare, si verifica un cambiamento che provoca in molti di noi qualche disturbo psico-fisico. Lo spostamento delle lancette, sia in avanti che indietro, non è infatti privo di effetti collaterali a cominciare da quelli sull’umore.

Questo è il tipico periodo dell’anno in cui insorge il Seasonal Affective Disorder o più semplicemente la depressione autunnale, un disturbo che colpisce soprattutto le donne tra i trenta e i quarant’anni e dovuto a un’alterazione del fotoperiodo, cioè alla quantità di luce. I sintomi sono difficoltà a svegliarsi al mattino, malessere sempre al mattino, astenia e affaticamento generale.

Ma, oltre ai riflessi sull’umore, per la maggior parte delle persone l’ora solare comporta disturbi del sonno che insorgono a causa delle “perturbazioni” sui ritmi circadiani che regolano importanti attività fisiologiche, prima tra tutte il ciclo sonno-veglia. Secondo i dati del Philips Health & Wellness Italian Index, realizzato di recente da AstraRicerche, sono oltre 12 milioni gli italiani che dormono poco e male.

E questi problemi si aggravano proprio in questo periodo: l’Associazione italiana medicina del sonno conferma che ben sette italiani su dieci dormono male soprattutto in autunno. “Il passaggio all’ora solare”, spiega il professor Gian Luigi Gigli, presidente dell’associazione, “determina uno sfasamento tra il ritmo sonno-veglia e l’orologio interno con una desincronizzazione dei ritmi circadiani. Il riallineamento è fonte di qualche piccolo disagio che riguarda anche il sonno. È qualcosa di simile a quello che avviene con un cambiamento di fuso orario”.

La mancanza di sonno non va sottovalutata. Sonnolenza e calo dell’attenzione sono soltanto i disagi più evidenti. Le ripercussioni fisiche possono tradursi in problemi di memorizzazione e concentrazione, irritabilità e depressione.

Inoltre, le difese immunitarie si indeboliscono, mentre la pressione arteriosa e i rischi cardiovascolari aumentano. Diversi studi hanno dimostrato che c’è un legame tra l’insonnia cronica e l’insorgenza di malattie come il diabete, l’obesità e persino alcuni tipi di cancro.

Ecco perché è importante ripristinare al più presto il ritmo sonno-veglia. “Le reazioni fisiologiche determinate dal cambiamento di orario”, aggiunge Alberto Primavera, responsabile del Centro di medicina del sonno dell’Azienda ospedaliera-universitaria San Martino di Genova e ricercatore associato all’Ibfm-Cnr, “possono essere molto diverse.

A risentirne maggiormente sono le persone mattutine, portate a un risveglio precoce e a una più intensa attività nelle prime ore del giorno, mentre le persone serotine reagiscono meglio e si adattano prima”.

Ma i sessanta minuti in più che ci regala il ritorno dell’ora solare hanno anche effetti positivi. “Possiamo dormire un’ora in più”, rassicura il professor Giuseppe Plazzi, docente di Cronobiologia clinica del dipartimento di Scienze neurologiche dell’Università di Bologna.

“Questo consente di sfruttare al meglio le ore luminose e meno fredde della giornata e di recuperare un’ora di sonno che può essere cruciale per i bambini e in particolare per gli adolescenti nei quali una sveglia precoce causa un fenomeno noto come sleep inertia caratterizzato da un notevole calo dell’attenzione per tutta la prima parte della mattinata”.