• mercoledì 21 novembre 2018

Luigi Roccati

All’alba io partirò

All’alba io partirò
quando il cielo si tinge di rosa
nel primo mattino
più lieve sarà il mio cammino,
meno ardua la strada
per un viaggio
che non avrà fine.
Non so, se lungo la strada
una fonte
spegnerà la mia sete d’amore,
e l’arsa mia gola
saprà pronunciar la parola
che attende il perdono.
All’alba io partirò
quando i fiori
sono ancora racchiusi
nel sonno,
e prima che l’alba li schiuda
al bacio del sole
io
sarò già lontano
e non udrò più le voci
e il fragore
del mondo
che sta per destarsi
alla vita
nel primo mattino.
Quando il cielo si tinge di rosa
io
sarò già lontano.

Dalle liriche di Luigi Roccati, nato nel 1906 a Chieri (To) e morto nel 1967, emerge l’attaccamento alla vita, alle persone, al quotidiano. L’esperienza personale è stata la sua accademia, l’incontro con poeti, scrittori, pittori al Café Stassiun è stato l’inizio di un percorso di restituzione di pensieri, sensazioni, emozioni che attendevano di trovare la maniera più giusta per esprimersi. C’è speranza nelle poesie di Roccati, anche in quelle più tristi, dove sembra che la fatica possa avere il sopravvento e la stanchezza far affievolire i ricordi: la presenza improvvisa della luce, del vento, dei colori, sono segni di una tensione interiore che getta ponti tra la memoria del passato e le prospettive del futuro.