Una volta le coppie in età andavano a braccetto. Adesso è quasi obbligatorio il mano nella mano. Ma c’è da chiedersi se è un rigurgito di tenerezza o solo la rassegnazione a un legame sciaguratamente infrangibile. Umberto Eco, L’Espresso.it

La scienza deve basarsi su osservazioni empiriche, ma soprattutto deve procedere per tentativo ed errore (ipotesi e ripulsa dell’ipotesi), e infine deve basarsi non su di una sola osservazione, ma su molte, e ripetute, possibilmente fatte da studiosi diversi, che si controllano a vicenda, ciascuno ferocemente inteso a falsificare l’ipotesi altrui.

Ecco perché quanto sto dicendo non ha valore scientifico, perché si basa su osservazioni personali, sia pure ripetute, fatte mentre sto seduto al tavolino di un bar all’aperto, in una via pedonale, e con la coda dell’occhio osservo la gente che mi passeggia accanto sul marciapiede.

Inoltre le osservazioni riguardano solo una sola città, e può darsi che a cento chilometri di distanza le cose vadano diversamente. Insomma, questo non è modo di far scienza. Non mi resta che incoraggiare i miei venticinque lettori a condurre osservazioni analoghe, a notarle sul loro taccuino, con la minuzie con cui Perec annotava ogni evento che avesse luogo nel corso della stessa giornata in Place Saint-Sulpice – e poi ne riparleremo.

Dunque, la mia ipotesi è che negli ultimi anni le coppie eterosessuali non vadano più a braccetto ma tenendosi per mano, e il fenomeno sia peraltro limitato a una precisa fascia sociale. Nel mondo occidentale ai tempi miei (vale a dire ai tempi dei miei genitori, ma ho osservato un comportamento analogo ancora nel gennaio 1998 a Bologna all’angolo tra via San Vitale e via Petroni) le coppie (fidanzati o coniugati che fossero) andavano tenendosi sottobraccio.

Non sarei sicuro che l’uso valesse anche per le classi molto alte: dovrei controllare, non ricordo foto di Vittorio Emanuele III a braccetto con la regina Elena, ma forse dipendeva dalla differenza d’altezza. In ogni caso nell’ambito della borghesia, almeno media e piccola, l’uso era di norma almeno quanto il cappello per signore e il cappellino per la signora. Tenersi a braccetto era segno di confidenza, di famigliarità, d’affetto (almeno esibito) e in qualche modo di possesso esclusivo.

Ora le coppie si tengono per mano. Quest’uso che sembrava riservato agli adulti con bambini e ai gay, si è esteso alle coppie eterossessuali adulte ma, si badi, non tanto tra giovanissimi (non ricordo di aver visto ragazze con l’ombelico scoperto che tengono per mano ragazzi dai capelli azzurri – anche perché di solito stanno fermi sull’angolo delle strade a passarsi la lingua in bocca) quanto tra persone oltre i trenta, con un infittirsi dell’uso nelle coppie di una certa età – tanto che vedere molti signori obesi tenere per mano una partner affetta da nanismo fa un poco la stessa impressione che facevano un tempo quelli che in seconda classe mangiavano arance sul sedile di fronte.

Anche in questo caso, secondo me il fenomeno è limitato alle classi inferiori. Credo che nessuno abbia mai visto Gianni Agnelli che teneva per mano donna Marella. Si tengono per mano persone senza cravatta, con quei curiosi cappelli di lana tirati sulla fronte che farebbero apparire cretino anche Einstein, di solito con maglioni alla Marchionne, piccoli commercianti o coltivatori diretti (forse votanti per la Lega, ma non escluderei qualche ex comunista), operai o statali di bassa categoria.

Mi domando se improvvisamente, tra piccola borghesia e alto proletariato, nelle persone di età si siano riaccesi furori erotici giovanili, se rifiorisca il mito della coppia unita come polemica contro divorzio e aborto, o se si tratti di un modello televisivo che non riesco a individuare, come il chiamare le figlie, a seconda dei decenni, Tamara, Samanta o Gessica.

Non ho mai visto tenersi per mano coppie bellissime, di quelle che ti volti a guardare lui o lei secondo i tuoi gusti. Che il tenere assicurati a sé i propri partner sia per alcuni un modo di non perdere l’unica persona che li ha un giorno gratificati di qualche attenzione sessuale? Il rassegnarsi a un legame sciaguratamente infrangibile? Un atto di resa al destino? Oppure un rigurgito di tenerezza per compensare l’incedere inesorabile della tarda età e il livello insufficiente del reddito?

Non lo so, ma la scomparsa dell’andar sottobraccio è come il declino del cappello alla Humphrey Bogart, che ormai si vede solo nei polizieschi ancora in bianco e nero – e credo che ai giovanissimi faccia la stessa impressione del cilindro in un drammone dell’Ottocento. Oppure io mi seggo abitualmente nel bar sbagliato, nella via sbagliata, nella città sbagliata e forse nel pianeta sbagliato.
Direte: ma a te che t’importa? Non ci sono oggi cose più serie di cui occuparsi? No.

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