Soffre di più chi non è capace di accedere a informazioni mediche, comprenderle e utilizzarle. L’atteggiamento e le convinzioni influenzano la percezione del dolore. Elena Meli, Corriere della Sera.it

Se il mal di schiena è cronico, saper cercare informazioni, capirle e servirsene per reagire conta tantissimo per sentirsi meglio. La “cultura”, insomma, aiuta ad affrontare il mal di schiena in maniera più efficace, modificando il nostro atteggiamento nei suoi confronti e facendo sì che, alla fine, si soffra meno di chi magari ha dolori più limitati ma è meno colto in tema di salute. Lo afferma Andrew Briggs, un fisioterapista della Curtin University of Technology di Perth, in Australia, sulle pagine della rivista Pain.

Briggs ha studiato circa 120 persone della classe media di Perth, metà senza mal di schiena, metà soffrenti di una lombalgia cronica con diversi gradi di disabilità. Il ricercatore ha indagato la gravità del dolore, la disabilità connessa al mal di schiena, le convinzioni circa la lombalgia e la tendenza a fare del problema il centro della propria esistenza perdendo la capacità di reagirvi; inoltre, è stata valutata approfonditamente anche la “cultura medica” dei partecipanti attraverso un questionario specifico.

Briggs spiega così il motivo per cui si è messo a studiare questo aspetto: «Conosciamo molti dei motivi che incidono sul dolore e la disabilità dei pazienti con mal di schiena cronico, però spesso i trattamenti mirati a modificare le cause note non sono davvero efficaci. Significa che stiamo trascurando di considerare qualcosa di importante, che può influenzare parecchio il decorso del problema».

Di sicuro lo influenza non poco l’atteggiamento del paziente: «Chi ha convinzioni negative circa il mal di schiena pensa che sia molto difficile risolverlo, sta peggio di chi ha pensieri positivi – racconta Briggs -. Le limitazioni funzionali sono più consistenti anche in chi ha un atteggiamento negativo nei confronti del dolore, come chi crede di trovarsi in una situazione senza speranza o non fa che pensare alle conseguenze peggiori.

Visto che molti di questi atteggiamenti e delle strategie di adattamento dipendono anche dall’interazione con il proprio curante e dalle informazioni raccolte dal paziente stesso, ci siamo chiesti se la capacità di comprendere e utilizzare nozioni mediche potesse incidere in qualche modo sulla disabilità da mal di schiena cronico. E la risposta è sì».

Chi è meno in grado di cercare, capire e utilizzare informazioni mediche sta peggio. Partecipa meno spesso ad attività ricreative ed è maggiormente passivo, evitando l’esercizio fisico e rivelandosi pure meno ottimista. La “cultura” infatti aiuta a comprendere meglio le ragioni del proprio mal di schiena, dalla postura scorretta sul lavoro ai traumi sportivi; inoltre, spinge ad andare prima dal medico curante a parlare dei propri guai.

La terminologia medica complessa è un ostacolo per molti, secondo i dati raccolti da Briggs: chi non è in grado di capirla riferisce di sentirsi in qualche modo “tagliato fuori” da una vera possibilità di affrontare al meglio il suo mal di schiena.

«Chi non è “colto” comprende peggio le informazioni che gli vengono fornite – aggiunge Briggs -. Per esempio, abbiamo visto che molti travisano l’importanza di condizioni anatomiche che favoriscono il mal di schiena. In alcuni casi possono avere un effetto consistente nel provocarlo, ma sappiamo che i motivi veri vanno più spesso ricercati altrove: i fattori sociali e psicosociali contano di più.

Chi non è in grado di capirlo si crogiola nell’idea che la lombalgia sia tutta colpa di una malformazione e non fa nulla per risolverne le vere cause, così si trova a soffrire di più per il dolore». Informazioni insufficienti o mal comprese, insomma, portano a farsi un’idea sbagliata del mal di schiena cronico e da questo ad affrontarlo peggio, con scarsi risultati, il passo è assai breve. La soluzione? Non è certo tornare sui banchi di scuola, ma può servire farsi spiegare meglio le cose dal proprio medico, non vergognandosi di far domande quando c’è qualcosa che non si capisce.

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