• giovedì 18 luglio 2019

Mirosa e il cancro all’ovaio: “Ho trasformato la malattia in una partita da vincere”

Mirosa e il cancro all’ovaio: “Ho trasformato la malattia in una partita da vincere”

Mirosa Magnotti, ex giocatrice di pallacanestro, la donna ha dovuto combattere la partita più difficile della sua vita contro un tumore all’ovaio in stadio avanzato. Dopo un intervento, 22 chemioterapie ed una recidiva, Mirosa continua a combattere ed oggi è presidente dell’associazione Acto Campania

“Non sai mai quanto sei veramente forte, fino a quando essere forti è l’unica scelta che hai. Sono riuscita a resistere e a non crollare grazie alla mia grande determinazione e alla voglia di vincere”. Così Mirosa Magnotti inizia il racconto della sua esperienza. Un marito ginecologo, una familiarità che le aveva messo le antenne spingendola a fare prevenzione, eppure Mirosa non è sfuggita ad un tumore all’ovaio in stadio avanzato che non le ha dato tregua per molti anni. Ma lei non ha mai mollato ed ora vuole testimoniare il suo viaggio attraverso la malattia.

• LA MIA PARTITA CONTRO IL CANCRO
Mirosa è alta, bionda e un fisico da atleta. Ha giocato a pallacanestro da quando aveva 11 anni ed è arrivata in serie A con l’Avellino: “Una squadra fantastica, che ha conquistato tanti trofei partecipando anche agli Europei”, racconta Mirosa ad Oncoline. “Quando stava per fallire, nel 2004, l’ho rilevata con altre compagne creando un vivaio promettente e abbiamo continuato i campionati nazionali fino al 2012: io ero giocatrice e presidente. Ho trasformato la malattia in una sfida, in un Mondiale, da vincere senza risparmiarsi mai, partita dopo partita, canestro dopo canestro”.

• LA SCOPERTA DEL TUMORE ALL’OVAIO
Avendo perso la madre per un carcinoma al seno e avendo un marito ginecologo, a Mirosa non è mai sfuggito nulla: esami perfetti, nessun sintomo. Fino a quando, nel 2016, un dolore all’ovaio la insospettisce e un’ecografia conferma dubbi e paure. “Uno dopo l’altro – ricorda Mirosa – si susseguono l’intervento e ben 22 chemioterapie. Le sofferenze sono tante, fisiche e psicologiche, difficili da descrivere”. Dopo una prima fase di cura molto aggressiva, ha continuato con una chemioterapia più leggera e finalmente cominciava a sentirsi meglio e a sperare in un futuro più sereno. Anche i capelli, che Mirosa aveva sempre portato molto lunghi, cominciavano a ricrescere. “Purtroppo, sono stati solo sei mesi di tranquillità, libera dalla malattia, ma all’improvviso un nuovo shock: una recidiva non operabile, sviluppatasi nel giro di pochissimo tempo nonostante i serrati controlli di routine, mi riporta in chemioterapia, ancora in corso”.

• L’IMPORTANZA DI TENERSI IMPEGNATI
Eppure, Mirosa non ha mai mollato. “Non posso – dice con fermezza. Lo devo a me stessa e alla mia famiglia. E poi sono ancora giovane. Tra una chemio e l’altra ho sempre riempito le mie giornate di impegni: mi presento sempre truccata, ben vestita ed elegante, ho bisogno di piacermi e vedermi curata, a posto”. Tenersi impegnate è importante per chi sta combattendo la sua lotta contro il cancro. “Tornare presto in ufficio o occuparsi di qualcosa aiuta il cervello a non pensare troppo, ci galvanizza e ci regala quella normalità di cui si ha tanto bisogno in certi momenti”.

• POCA INFORMAZIONE SUI TEST GENETICI
Insomma, non si è mai persa d’animo: “Non provavo paura – prosegue la donna – ma rabbia perché quando ho fatto il test genetico sulla famosa mutazione BRCA, che ho scoperto di avere, ho saputo che anche una mia parente era nella mia stessa situazione da tempo ma non me l’aveva mai raccontato per pudore o forse per una scarsa informazione. Sono sempre stata considerata un soggetto a rischio per il seno al quale dedicavo prevenzione con cadenza semestrale mentre con cadenza annuale effettuavo i controlli ginecologici. Se ci fosse stata più informazione sulla correlazione del cancro al seno con quello dell’ovaio, quindi sul test genetico, avrei potuto evitare la malattia facendo controlli ancora più frequenti e specifici. Siamo nel 2019, eppure intorno a questi argomenti esistono ancora tanti tabù”.

• NIENTE E’ PIU’ COME PRIMA  
Mirosa era ed è prima di tutto una mamma, una moglie, una docente, un’imprenditrice, una sportiva, una donna esuberante e allegra che ama la vita. “Cerco comunque, per quanto possibile, ad eccezione dei periodi della terapia, di continuare la vita di sempre ma con una maggiore consapevolezza della precarietà e fragilità della mia vita. Niente è più come prima” racconta ad Oncoline. “Dopo questa malattia così devastante, per me e la mia famiglia, ho cambiato le mie priorità e gli affetti. Ti tieni strette le persone che si accorgono di quando sei a terra e ti aiutano a rialzarti mentre allontani quelle che, impegnate nella routine quotidiana, non vedono neanche se cadi”.

• L’IMPEGNO COME PRESIDENTE DI ACTO ONLUS CAMPANIA
Dopo la malattia, Mirosa si è avvicinata al mondo dell’associazionismo e più esattamente ad Acto Onlus, un’associazione nazionale di pazienti impegnata dal 2010 nell’assistenza e nel sostegno alle donne colpite da tumore ovarico. L’input è arrivato dal professor Sandro Pignata, direttore di Oncologia Uro-Ginecologica all’Istituto Nazionale Tumori di Napoli e ricercatore AIRC, che sta curando Mirosa e l’ha convinta a buttarsi in questa impresa che aveva in mente da un po’. “Sono il presidente di Acto Campania costituita ad aprile del 2018” – dice con orgoglio Mirosa. “Voglio aiutare le donne a non vivere la battaglia da sole e con vergogna. Molte donne, sensibilizzate a effettuare esami e visite per l’individuazione precoce del tumore, potrebbero sopravvivere in misura maggiore rispetto a quanto finora si è potuto fare. A differenza di altre forme tumorali, come quelle al seno e all’utero, dove sono disponibili strumenti di prevenzione efficaci, nel carcinoma alle ovaie l’unica prevenzione possibile è l’informazione”.

Da Repubblica – di IRMA D’ARIA – 16 gennaio 2019
La Redazione