Fisioterapisti abusivi. Claudia Bortolato, Donna

Caro fisioterapista, ci mettiamo nelle sue mani. Purché le sue siano mani esperte, altrimenti le manovre di sfioramento e trazione rischiano di enfatizzare i nostri problemi anziché risolverli.

Un po’ di accortezza serve, perché di operatori privi di professionalità ce ne sono parecchi: circa 100mila i fisioterapisti abusivi in Italia, il doppio di quelli “veri” (50mila).

“Ogni anno giungono centinaia di segnalazioni alle associazioni di riferimento su figure non titolate, che con la complicità di centri e palestre svolgono attività fisioterapiche senza i regolari permessi e riconoscimenti di professionalità.

Un pericolo per i pazienti: esercitare brusche o inadeguate pressioni o trazioni a livello cervicale o lombare, per esempio, può causare lesioni o addirittura fratture nel caso in cui la persona soffra di osteoporosi”, avverte Antonio Bortone, presidente dell’AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti).

Il diffuso abusivismo è conseguenza del ritardo nell’istituzione, in Italia, di Ordini per le professioni sanitarie, una tutela sia per chi svolge l’attività e sia per il cittadino.

“A oggi, è autorizzato a praticare massaggi terapeutici – quelli che trattano malattie acute o croniche del sistema muscolo scheletrico, come cervicalgie, colpi di frusta, lombosciatalgie – solo chi è in possesso di vecchi titoli da “massofisioterapista” e “terapista della riabilitazione”, che dal 2000 sono confluiti nella figura unica del “fisioterapista”, di formazione esclusivamente universitaria con laurea triennale”, ricorda Bortone.

I massaggi di tipo estetico e rilassanti, invece, possono essere praticati anche da figure professionali non sanitarie, come le estetiste, purché formate da corsi regionali di abilitazione.

Tornando ai massaggi terapeutici: come individuare un serio professionista? “Controllare che durante la prima visita richieda documentazione clinica, che rilasci regolare fattura e, ovviamente, sia in possesso di una laurea in Fisioterapia rilasciata da un’università italiana o, in caso di titolo estero, riconosciuta dal ministero della Salute.

E infine verificare se è iscritto a una delle associazioni di riferimento”. Informazioni: aifi.net, fncm.it, fisioterapia.org