“Se non stai spingendo al di là della tua “zona di comfort”, se non stai chiedendo di più a te stesso – crescendo e imparando nel cammino – stai scegliendo un’esistenza vuota. Ti stai negando un viaggio straordinario” così Dean Karnazes. Dal sito Convizioni

 

 

Vogliamo parlare della “zona di comfort”, quella zona cioè nella quale ci troviamo a nostro agio, ci sentiamo sicuri e al sicuro. A differenza di quanto la parola stessa suggerisce, spesso questa zona non offre un reale comfort, ma una sicurezza dalla quale facciamo fatica a separarci.

La zona di comfort solo in apparenza è un luogo confortevole, in realtà ci soffoca lentamente, ci impedisce di vivere e metterci in gioco, ci fa ritornare costantemente sui nostri passi e scegliere esperienze poco nutrienti perchè sempre uguali a se stesse. La zona di comfort è monotona e priva di stimoli.

Eppure troppo spesso tendiamo a privilegiarla, non amiamo trovarci a disagio in situazioni meno conosciute, anche se poi sono proprio quelle che ci permettono di crescere e di rendere la nostra vita ricca di significato. Siamo così abituati a controllare tutto che, dove sentiamo che questo non ci è possibile, la nostra andatura si fa malferma.

Siamo nati per metterci in gioco e sperimentare, per essere curiosi della vita e di quello che ci offre, non per rimanere aggrappati alle nostre certezze. Conoscere posti nuovi, entrare in contatto con culture lontane dalla nostra, incontrare persone diverse, aprirsi a esperienze inedite: attraverso la sperimentazione la vita ci mette in grado di conoscere noi stessi sempre più profondamente.

A volte le nuove esperienze possono consistere nel cambiare lavoro, altre volte nell’incontrare persone che conosciamo meno di quelle che appartengono alla nostra cerchia di amici, nel cimentarci in un nuovo sport, nel leggere un libro diverso da quelli a cui siamo abituati, o nell’abbracciare una persona cara anche se il contatto fisico ci mette a disagio.

Uscire dalla zona di comfort significa vivere pienamente le esperienze che la vita ci offre, è faticoso perché è impegnativo, ci chiede di lasciare il conosciuto per lo sconosciuto, ma la ricompensa è alta: è quella di una vita piena.

La zona di comfort è subdola, non si mostra mai con il suo volto, ma si maschera dietro circostanze apparentemente impossibili da gestire altrimenti: non posso lasciare i miei genitori, sono troppo anziani, non posso prendermi quel tempo per me, mio marito/mia moglie non capirebbe, non me la sento di andare in quel posto, sono troppo stanco, non ho voglia di frequentare quelle persone, non conosco nessuno, non mi sento di lasciare il mio/la mia partner anche se stiamo male insieme, perchè ho preso un impegno, non voglio impegnarmi con quella persona perché non sono certo che funzioni, non posso fare quella determinata esperienza, sono troppo vecchio, eccetera.

A volte scambiamo per limiti reali quelli che in realtà sono scuse che utilizziamo per rimanere statici, attaccati alla nostra vita di sempre. Ma la nostra vita di sempre non può offrirci quel nutrimento di cui abbiamo bisogno.

Quando facciamo di tutto per tenerci stretto qualcosa che non ci corrisponde più, spesso interviene un evento che ce lo fa perdere: può essere un golfino elegante al quale teniamo molto e che riserviamo solo per le grandi occasioni che viene mangiato dalle tarme, oppure l’azienda a cui rimaniamo aggrappati solo per lo stipendio che chiude, oppure ancora il partner che non amiamo più ma con cui stiamo insieme da anni che ci lascia.

Quando cioè non ascoltiamo i segnali deboli, arrivano poi quelli più violenti, che non possiamo più ignorare. Imparare a fare le esperienze con il giusto ritmo, diminuisce la possibilità di prenderci delle vere e proprie batoste, destinate a lasciarci senza fiato e con la sensazione di non avere la forza per poter far fronte agli eventi.

Potremmo dire che più cerchiamo di aggrapparci alle vecchie certezze più queste hanno probabilità di venir meno. Le certezze più stabili sono quelle che non teniamo con le unghie e con i denti. Più cerchiamo di tenere stretta una cosa, una situazione o una persona, più rischiamo di perderla.

La vita ci insegna a fare un passo dietro l’altro, non possiamo fermarci a lungo nel percorso, possiamo fare delle pause, ma poi dobbiamo ripartire. Quando mettiamo le tende ecco che arriva una folata di vento sufficientemente forte da spazzarle via.

La nostra casa non è l’immobilità, ma il movimento, movimento dentro e fuoridi noi. Deve crescere la nostra consapevolezza e, nel contempo, dobbiamo fare nuove esperienze anche nel mondo. Una cosa è di sostegno all’altra. Se facciamo esperienze avremo più stimoli per crescere, così come se lavoriamo su noi stessi avremo più facilità ad uscire dalla nostra zona di comfort.

Chiediamoci dunque quanto è ampia la nostra zona di comfort, quanto ci lascia liberi di sperimentare. Chiediamoci se ci sono degli ambiti della nostra esistenza (affettivo, lavorativo, relazioni sociali, ecc.) nei quali stiamo vivendo eccessivamente al risparmio, tenendoci stretti i nostri angusti riferimenti. E poi prepariamo un piano di azione.

Il momento di vivere è ora, non ieri, non domani. Non rimandiamolo mai. E quando rinunciamo a qualcosa per una motivazione che ci sembra convincente, non dimentichiamo di chiedere a noi stessi, con estrema sincerità, se quella motivazione è davvero così convincente come a prima vista appare.

Prendere consapevolezza delle favole che ci raccontiamo è il primo passo per riconoscere che sono appunto solo favole, per non crederci più e andareoltre: oltre la nostra zona di comfort e vivere pienamente.

 

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