“Un buon 50% dei problemi psicologici e comportamentali può essere risolto nell’arco di dieci sedute”. Claudia Bortolato, Donna

 

Ne è convinto – tanto da scriverlo nel Dizionario Internazionale di Psicoterapia, in corso di pubblicazione – Gianluca Castelnuovo, psicologo e docente alla facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano. Ad avallare questa tesi, anche studi dell’American Psychological Association.

“Per un altro 25%”, prosegue lo psicoterapeuta, “è previsto invece un trattamento che non supera le 30 sedute. Solo per il restante 25% si prospetta una terapia più lunga”. In base a quali criteri scegliere a priori la lunghezza della terapia? “Un conto è la psicanalisi, finalizzata alla conoscenza di sé. È una terapia che si occupa della crescita personale, dell’evoluzione dell’individuo o della cura dei cosiddetti disturbi di personalità.

Tutt’altro è la necessità di risolvere un disagio contingente, come attacchi di panico, fobie, compulsioni. Sono disturbi invalidanti, che si ripercuotono sulla qualità di vita del paziente. Che fare, allora, se non cercare di porvi rimedio in tempi rapidi?”. Per non parlare dell’aspetto economico: “Se il problema ha origine in un remoto passato, non significa che siano necessari decenni per risolverlo, investendo una fortuna.

Tanto più che i primi incontri sono i più efficaci. È lì che si gioca tutto. La letteratura scientifica lo testimonia e il terapeuta lo sa. Quindi una terapia breve non è affatto penalizzante, ma ha pari dignità di quelle a lungo termine. Sono le diverse forme di disagio a legittimare processi e durata differenti”. Non tutti ne sono convinti: “Non avrebbe molto senso sostenere terapie molto lunghe, se solo ci fosse la possibilità di accorciare i tempi”, sostiene Paolo Migone, psicoanalista e condirettore di Psicoterapia e scienze umane, che ha iniziato ad interessarsi al problema delle terapie brevi nel 1981.

“Che bisogno c’è di impostare il time-limit setting, cioè di specificare all’inizio che si farà una terapia breve? È solo uno slogan illusorio dettato da una serie di esigenze psicologiche, sia dei pazienti che degli psicoterapeuti. Forse entrambi devono essere rassicurati circa la possibilità di curare e guarire in fretta. Al tempo stesso, va tenuto conto delle pressioni economiche e sociali del sistema sanitario”.

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