Il filosofo Umberto Galimberti, su Donna, maggio 2011, non risponde per una volta ad un lettore, ma ragiona su possibili indizi di speranza per il prossimo futuro.


Individuare cosa si profila di positivo nel prossimo futuro non è impresa facile, perché l’accelerazione della storia a cui stiamo assistendo più non ci consente di prevedere il futuro a partire dalle coordinate tradizionali a cui siamo soliti fare riferimento per interpretare il tempo presente e quello a venire.

Tuttavia alcuni segnali ci consentono di individuare alcuni elementi positivi che, se non muoiono sul nascere, consentono, almeno per noi europei, ma speriamo non solo, di alimentare la speranza in un mondo migliore di quello attuale.

Europa. I quarantenni di oggi sono la seconda generazione che, in Europa, non ha assistito a una guerra nelle proprie terre. Non era mai accaduto. Per limitarci agli ultimi 150 anni ogni generazione aveva partecipato a un evento bellico. Tre guerre di indipendenza nell’Ottocento, due guerre mondiali nel primo Novecento.

Questi ultimi sessant’anni di pace sono stati il volano che hanno creato la ricchezza in Europa e il crollo delle barriere, per cui i giovani d’oggi, a differenza degli adulti, ancora gravati dalla memoria, si sentono più europei che nazionalisti. Hanno imparato quella lingua passepartout che è l’inglese, che consente loro di comunicare, non più limitati da barriere linguistiche.

Più comunicazione si diffonde, più pregiudizi e stereotipi crollano, e approdare a un’Europa politica sarà più facile per loro di quando non lo sia stato per il loro padri.

Famiglia. Se poi passiamo dai grandi scenari a quel piccolo scenario costituito dalla famiglia, che resta il nucleo essenziale per la nascita, la crescita e il sostentamento dei figli, assistiamo, rispetto agli anni precedenti, a un maggior desiderio di generare figli, dovuto al fatto che, tendenzialmente, i maschi hanno dismesso quello stile di padre-padrone che aveva caratterizzato il comportamento maschile delle generazioni precedenti, e acquisito quel tratto di accudimento, un tempo riservato alle donne, nella cura dei loro figli.

Questi ultimi, a loro volta, come tendenza generale, non sono più oggetto di trascuratezza o di violenza come un tempo, anche se al limite corrono l’eccesso opposto di essere un po’ troppo viziati da genitori che, per farsi perdonare la mancanza di tempo a loro disposizione da trascorrere con i loro figli, tendono a riempirli di regali e ad accondiscendere ai loro desideri, rendendo così più difficile il loro passaggio dal principio di piacere al principio di realtà.

Longevità. I progressi della medicina hanno allungato la vita in quell’ultima sua stagione che è la vecchiaia, a cui bisogna prepararsi evitando da un lato di “fare i sempre giovani” come la pubblicità, ingannevolmente, ci induce, e dall’altro coltivando anticipatamente le risorse del nostro cervello, che necessita, come il corpo, di un opportuno e continuato esercizio.

È infatti dimostrato che chi allena la mente, salvo incidenti o malattie irreversibili, conduce una vecchiaia dignitosa e apprezzabile, non per effetto della chirurgia estetica, ma perché, come dice James Hillman, il lifting non va fatto alla propria faccia, ma alle proprie idee.

Gli strumenti non mancano: dalla lettura dei quotidiani e dei libri, all’uso degli strumenti informatici, che consentono alle persone anziane di non sentirsi esclusi dal mondo che, dallo schermo di un computer, si offre alla loro riflessione, consentendo alla mente di non restare chiusa tra quattro idee pigre e stantie che, se offrono un’apparente sicurezza, certo non alimentano la curiosità.

Tecnologia. Due sono gli scenari tecnologici che si annunciano come particolarmente interessanti: l’ingegneria informatica e l’ingegneria genetica. La prima consente una comunicazione e un’informazione che l’umanità non ha mai sperimentato.

Se non ci fosse, forse non si sarebbe verificata negli anni Ottanta e Novanta quell’emancipazione dei popoli dell’Est dai regimi totalitari, e oggi le popolazioni nord-africane dai loro regimi oppressivi e illiberali. Il bisogno di democrazia e i primi passi in questa direzione non sono infatti dovuti tanto a una esportazione delle nostre forme di convivenza, magari anche con i mezzi brutali della guerra come in Afganistan o in Iraq, quanto a una sete di libertà e diritti civili che i giovani dei paesi oppressi hanno avuto modo di conoscere grazie ai mezzi informatici.

Sempre grazie a questi strumenti il mondo diventa più trasparente e meno censurabile, per cui la fine delle dittature nel mondo, anche se oggi avviene in modo truculento, sarà sempre più determinata dalla comunicazione e dall’informazione che, via internet, potenzialmente non conosce limiti.

Per quanto concerne l’ingegneria genetica, grazie alle nanotecnologie, ridurremo sempre di più il tratto invasivo della chirurgia nella cura delle malattie, per non parlare dell’espansione della diagnostica, le cui ricadute negative in ordine alla previsione relativa all’incidenza delle malattie nell’arco della nostra vita dovranno essere seriamente controllate, per evitare un totalitarismo tecnico-scientifico da far impallidire i totalitarismi politici della storia trascorsa.

Economia. L’emancipazione economica del Terzo e Quarto mondo (dove, come ci informa il sociologo Domenico de Masi, un abitante dell’Africa sub-sahariana oggi riceve un sussidio di 8 dollari, mentre una mucca da latte in Europa ne riceve uno di 913) ridurrà le vergognose disparità economiche che attualmente escludono un terzo dell’umanità dalle condizioni minime d’esistenza, e costringerà noi, abitanti del Primo mondo, a comportamenti etici più corretti nell’uso, ad esempio, più attento dell’acqua, nella riduzione degli sprechi, nella ricerca di energie rinnovabili, nella conservazione dell’ambiente.

L’etica che funziona, infatti, non è mai quella dei propositi virtuosi, quanto quella indotta dalla necessità che ci fa più probi e, nella probità, forse anche più felici.

Politica. La progressiva affermazione economica di grandi nazioni come il Brasile, la Russia, l’India e la Cina non consentirà più il controllo del mondo da parte di una sola nazione egemone, e questo favorirà un potenziamento delle istituzioni supernazionali che risulteranno più incisive nella risoluzione dei conflitti. In questo contesto anche l’Europa si troverà nella condizione favorevole e necessaria di pervenire a quell’unione politica oggi ritardata dal retaggio dei nazionalismi, che hanno contraddistinto la sua storia e di cui i risultati nefasti sono stati sotto gli occhi di tutti.

La politica sarà sempre meno arrogante e sempre più condizionata dall’economia che, rispetto all’arbitrio della politica, gode di una maggiore razionalità. Inoltre la progressiva laicizzazione ridurrà il peso delle divisioni religiose, che nelle epoche trascorse hanno dato ai popoli identità e appartenenza, e si diffonderà un rispetto delle rispettive credenze, sempre più interiorizzate e sempre meno politicizzate.

Androginia. A sentire Carl Gustav Jung, nell’eone dell’Acquario, che ha preso avvio nell’anno 2000, assisteremo a una progressiva emancipazione della donna, la quale, se evita di imitare il modello maschile, può diffondere nel mondo quelle sue virtù che si chiamano cura, accudimento, intuizione, capacità di districarsi nei problemi, utilizzando non solo gli strumenti razionali, ma anche quelli molto più efficaci che fanno appello al sentimento.

Perché forse questo mondo ha bisogno anche e soprattutto di amore, che il mondo femminile conosce meglio nelle sue pieghe più nascoste di quello maschile, che finora si è rivelato più sensibile al potere che alla cura. Tutto ciò non è un auspicio e neppure una carica incontrollata di ottimismo, ma qualcosa di imposto dalla condizione di un mondo, sempre più piccolo rispetto alle genti che lo abitano e perciò sempre più bisognoso di cura.

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