L’omeopatia passa sotto l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) applicando una direttiva europea del 2006. Dal sito web la leva.org

 

 

Sono una schiera di 11 milioni di persone quelle che ricorrono alle medicine complementari per curarsi e di queste 4 milioni lo fanno con l’omeopatia. Per loro, per i medici di medicina complementare, e per l’industria una novità di portata.

E’ infatti stata recepita e sarà applicata la normativa europea del 2006, dopo un fermo durato 17 anni nel mercato.

Infatti i farmaci presenti sul mercato alla data del 6 giugno 1995 erano fino ad oggi soggetti alla procedura semplificata di registrazione. Infatti i principi già in uso passeranno al vaglio dell’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, e registrati.

In più entreranno sul mercato nuove preparazioni. Solo Guna, uno dei principali produttori, insieme alla Boiron, ne ha pronti in cantiere 90.

Per Elio Rossi, responsabile del Centro di riferimento di omeopatia della Toscana, all’avanguardia per il numero di ambulatori pubblici di medicine complementari che ne conta 110, troveranno spazio almeno 3 nuove categorie di omeopatici: “i nosodi, simili ai vaccini ed efficaci contro l’influenza.

Poi forme omeopatiche di farmaci della tradizione cinese, ayurvedica o europea che possono servire contro virus anche importanti. Infine prodotti complessi, nati dalla sinergia di più principi attivi che potrebbero servire per problemi come le dipendenze o aiutare i pazienti cronici”.

Certo è che il destino è strano e certe volte si ingegna più dell’umana astuzia e in questo frangente ha voluto tra i membri dell’AIFA Silvio Garattini, noto per la sua assoluta ortodossia farmacologica e contrario alle medicina complementari, il quale ha detto: “L’Agenzia deve rispettare le regole internazionali e quindi seguirà quanto previsto da quell’atto.

Questo non si discute. Come farmacologo però ritengo che sia insostenibile il fatto di avere in circolazione prodotti per cui non esistono prove scientifiche di efficacia. Dovranno ottemperare alle leggi come i farmaci allopatici ma sarà difficile dimostrare che qualcosa che non contiene niente funzioni per curare le persone”.

Dal canto suo Rossi ribadisce “Con le leggi vigenti non era possibile sperimentare nel pubblico i medicinali omeopatici – spiega – Quindi non è possibile rispondere all’accusa di chi ci dice che non fanno niente e sono come il placebo. Ma con il nuovo regime si darà la possibilità anche di fare ricerca e potremo dimostrare l’efficacia”.

Le due medicine, l’una contro l’altra, si faranno guerra o stipuleranno un armistizio nell’arena dell’Aifa? Il terzo attore sono i produttori, anche essi soddisfatti della applicazione della direttiva.

Omeoimprese per bocca del suo presidente, Fausto Panni, infatti, dichiara: “Malgrado la direttiva europea del 2006 negli anni scorsi non c’era molto dialogo tra noi, ministero e Aifa, adesso siamo alla svolta, e potremmo seguire Francia e Germania. A noi interessa intanto la registrazione dei farmaci esistenti, poi la possibilità di metterne di nuovi sul mercato che dipende dalla capacità industriale di ogni singola azienda”.

E aggiunge: “Ma c’è un altro aspetto importante: avere la possibilità di vendere all’estero. Oggi, come aziende italiane non possiamo farlo perché i nostri prodotti non hanno un’autorizzazione definitiva ma transitoria.

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