Cosmesi nella terza eta’. Sentirsi in forma porta le persone a modificare il portamento e l’andatura: così truccarsi o sottoporsi a trattamenti estetici può ridurre i casi di cadute nelle donne anziane. E il rischio di fratture. Tiziana Morioni per Aiote


La salute è (anche) bellezza. E viceversa. Nel senso che sentirsi piacenti anche in tarda età, avere cura di sé, dedicare parte del tempo all’aspetto del proprio corpo è un buon viatico per mantenersi sane. L’accostamento tra l’aspetto esteriore e la capacità di vivere con serenità anche l’ultima fase della vita non è così peregrino come potrebbe sembrare.

Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori della facoltà di medicina Jacques Lisfranc di Saint-Etienne, in Francia, insieme ai colleghi de L’Oréal Recherche di Clichy, del servizio di gerontologia clinica dell’Hopital de la Charité di Ginevra, in Svizzera, e del Dipartimento di riabilitazione e geratria dell’ospedale universitario della stessa città: chi si piace, ci tiene a mantere un portamento elegante o, almeno, a non apparire goffo o scoordinato.

Così accade che chi si sente in forma presti molta attenzione alla postura e ai movimenti, con il risultato che cade meno frequentemente. Per le persone anziane questo significa automaticamente evitare di procurarsi una frattura.

“La percezione di sé e l’emozione sono fattori importanti quanto le cure farmacologiche”, commenta Maria Concetta Romano, docente di dermatologia cosmetologica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma: “Mi sembra così scontato che secondo me dovrebbero esistere consultori di bellezza da associare alle terapie oncologiche, o comunque a quelle che determinano un deperimento fisico.

Tanto che i produttori di cosmetici dovrebbero pubblicizzare trucchi e creme dicendo: Questo prodotto aiuta a nascondere gli effetti della chemioterapia”. Se cadono i capelli, incalza Romano, un servizio simile potrebbe aiutare le pazienti a scegliere la parrucca più adatta.

Se le unghie svelano il segreto della malattia, gli estetisti possono ricostruirle: “Non sono frivolezze, ma fattori determinanti che aiutano a combattere lo stress psicologico di chi ha un tumore o semplicemente va incontro alla vecchiaia”.

Per misurare in modo oggettivo quanto la percezione del proprio aspetto incida sull’umore fino a modificare la stabilità della postura, i ricercatori franco-svizzeri hanno messo a punto un protocollo ad hoc.

Oltre 80 donne tra i 65 e i 78 anni (tutte in condizioni simili dal punto di vista medico, in modo da costituire un campione omogeneo) sono state divise in tre gruppi: nel primo le signore sono state truccate da professionisti del settore, nel secondo sono state sottoposte a una vera e propria cura della pelle, mentre le restanti hanno rappresentato il campione di controllo.

Dopo aver raccolto – specchio alla mano – i giudizi sui risultati, i ricercatori hanno registrato i parametri del portamento e dell’andatura delle signore, mentre un semplice prelievo della saliva ha consentito di misurare i livelli di cortisolo e di immunoglobuline A, indici rispettivamente del livello di stress e dell’attività immunologica.

Come era logico aspettarsi, l’umore migliora notevolmente dopo i trattamenti di bellezza. Meno ovvio è forse il fatto che il rischio di caduta risulta effettivamente inferiore nelle donne curate e truccate rispetto a quelle del gruppo di controllo (ovvero nei primi due gruppi diminuisce l’indice di variazione dell’andatura, uno dei parametri che maggiormente predicono la probabilità di inciampare o sbandare).

Anche il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, scende dopo ogni trattamento, sia esso a base di ombretti o di creme per la pelle, e contemporaneamente aumenta quello delle immunoglobuline A (e quindi della risposta immunitaria), sebbene l’incremento risulti significativo solo per le signore molto soddisfatte dal lavoro degli estetisti.

“La cura di sé è sempre la miglior medicina” commenta ancora Romano, “e non dovremmo neanche cercarne conferma con analisi biologiche, dai livelli di cortisolo o delle immunoglobuline. Guai a quel medico che separa l’anima dal corpo”.

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