Usiamo poco e male le protezioni e sbagliamo a sceglierle. E ci lasciamo imbrogliare spesso da «falsi amici». Vera Martinella, Corriere della Sera.it

 

 «Nulla di nuovo sotto il sole»: gli italiani, purtroppo, continuano a scottarsi. Il significato del passo originale della Bibbia (poi entrato nell’uso comune) si riferisce al fatto che, da quando la Terra è stata creata, si ripetono le stesse situazioni e gli stessi fatti. Lo stesso vale, passando dalle Sacre Scritture alla realtà contemporanea, per il nostro atteggiamento nei confronti dei raggi solari.

Nonostante i ripetuti richiami alle «buone abitudini» da rispettare, siamo un Paese d’indisciplinati: usiamo poco e male le creme protettive (bambini inclusi), non andiamo dal dermatologo, non controlliamo i nei. Inevitabilmente finiamo per bruciarci, con tutte le conseguenze negative che questo comporta per la pelle.

«Molti connazionali hanno cute, capelli e occhi scuri e ritengono, sbagliando, di non aver bisogno di proteggersi – spiega Gian Marco Tomassini, coordinatore nazionale del Gruppo Melanoma dell’Adoi, l’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani che in questi giorni torna in tour con il progetto MY SKINCHECK (realizzato con il supporto di La Roche-Posay) -. E anche chi ha una pelle più delicata, comunque diffusa nel nostro Paese, sottovaluta l’importanza della protezione.

Sono due i semplici messaggi che dovremmo imparare per cogliere al massimo i benefici del sole evitando i danni: primo, sapere a che fototipo si appartiene, per evitare di scottarsi; secondo, capire che difendere la pelle dalle radiazioni è importante per tutti, per vari motivi, a prescindere dal fatto se ci scotta o meno».

PELLI DIVERSE, ERRORI COMUNI – Stando ai dati raccolti nell’edizione 2012 di MY SKINCHECK su oltre 2mila partecipanti, le persone appartenenti a fototipo III e IV (i più diffusi nel nostro Paese: pelle chiara o olivastra, capelli castani o bruni, occhi castani o scuri) non utilizzano mai alcuni validi strumenti: l’88 per cento non indossa il cappello, il 95 non porta la maglietta e il 74 non usa gli occhiali da sole.

Quasi la metà (43 per cento) così si scotta, al pari dell’80 per cento degli intervistati di fototipo I e II (pelle, capelli e occhi chiari), che per la stragrande maggioranza dei casi si limitano alla crema solare, tralasciando cappello (nell’81 per cento dei casi), maglietta (92) e occhiali (69).

Caratteristiche opposte ma errori comuni anche per le persone con fototipo V e VI (pelle olivastra o scura, capelli neri e occhi scuri), tipici ad esempio delle popolazioni di origine sudamericana o africana: il fatto che non si scottano li porta nella stragrande maggioranza dei casi a non coprirsi (il 100 per cento degli interpellati non indossa t-shirt) e, per lo più, a non usare creme.

Quanto ai bambini, i dati rassicurano sul fatto che soltanto al sei per cento dei piccoli non viene applicata alcuna lozione (vanno scelte quelle con fattore protettivo elevato e non bisogna esporre al sole diretto i neonati con meno di un anno), ma in moltissimi casi non vengono adeguatamente coperti con vestiti.

CREMA SOLARE, QUANTI ERRORI – Secondo il sondaggio, lozioni e spray sono lo strumento scelto più spesso (“solo” il 22 per cento non li applica), ma per ottenere il massimo beneficio è importante sceglierli con cura in base al proprio fototipo.

«Vanno applicati – precisa Tomassini – prima dell’esposizione con cura su tutto il corpo, senza dimenticare zone spesso trascurate come nuca o dorso del piede, ed è indispensabile rinnovare l’applicazione nel corso della giornata e dopo bagni o sudate». Bisogna utilizzare creme a largo spettro, in grado cioè di schermare sia i raggi UVA (all’origine dell’invecchiamento cutaneo, di alcune reazioni allergiche e di tumori cutanei) che gli UVB (responsabili dell’abbronzatura, ma anche delle scottature), pure nei giorni in cui il cielo è coperto oppure quando si sta all’ombra.

«Il sole è un importante alleato della salute, fa bene alle ossa e all’umore, l’importante è esporsi correttamente – commenta Mario Santinami, responsabile struttura melanomi e sarcomi all’Istituto tumori di Milano -. Uno dei suoi effetti principali è lo stimolo della sintesi di vitamina D (che per il 90 per cento produciamo grazie al sole e solo per il 10 introduciamo coi cibi), un vero toccasana per rafforzare le ossa e contro malattie infettive, autoimmuni e cardiovascolari».

ATTENZIONE AI «FALSI AMICI» – A proposito di raggi solari, infatti, troppo spesso si pensa solo a chi sta a “rosolare” in costume su una spiaggia. Gli esperti ricordano invece che l’ombrellone lascia passare il 50 per cento dei raggi e in acqua, a un metro di profondità, ne arriva ben il 90 per cento.

In montagna si avverte meno il caldo, ma dai 300 metri sul livello del mare la radiazione aumenta del 4-5 per cento progressivamente man mano che si sale di quota. Inoltre, quando si decide di trascorrere ore all’aria aperta, ovunque ci si trovi (anche solo nei parchi cittadini) vanno considerate le eventuali superfici riflettenti e le particolari condizioni climatiche (quali cielo nuvoloso o giornate ventose) che “potenziano” l’effetto del sole. Infatti, la neve riflette circa l’82 per cento delle radiazioni, la sabbia il 17, l’acqua il 5 e l’erba il 3.

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