Reality Med. Daniela Condorelli su Donna

Comandano, consigliano, minacciano, rassicurano. Il solo parlarne è inquietante. Ma sentirle dentro di sé, quando si confondono con il respiro, quando premono sulle tempie, può essere sconvolgente.

“Gli uditori spesso non hanno alcun disturbo mentale”, chiarisce subito Giuseppe Tissi, psichiatra, responsabile del Centro psico-sociale dell’Ospedale Sacco di Milano, “ma sono persone normali che riescono a convivere con le voci interiori”.

E sono molte: tra il due e il quattro per cento della popolazione, stima il ricercatore Marius Romme dell’Università di Maastricht. “Gli psichiatri sono abituati a vedere persone che sentono voci sgradevoli, assillanti, che accompagnano disturbi mentali importanti.

Spesso sono causate da traumi, abusi, lutti, persino da catastrofi naturali: situazioni in cui la persona ha provato un forte senso di impotenza. Ma non ci sono solo uditori di voci negative”, continua Tissi. Gli altri, però, quelli che non hanno bisogno di cure, spesso tacciono, per paura o vergogna.

Sono persone con una vita normale. Uditori come Cristina Contini, (contini.it), 44 anni, che sente voci da 24, da quando è uscita dal coma dopo un intervento chirurgico. Voci positive, con cui ha imparato a convivere.

E bene. “Sono la dimostrazione del fatto che si può essere uditore di voci ed essere amati e rispettati”, confida Contini e continua: “non rinuncerei mai alle mie voci, mi sentirei sola”. Ma c’è anche chi ne viene soverchiato.

“Le voci vengono percepite come reali – spiega Cristina – ma non sai da dove vengano, quando si presenteranno, cosa diranno e per quanto tempo.

Chi ne viene sopraffatto va riconosciuto e aiutato”, è convinta Contini, autrice di un manuale su come affrontare le voci, consulente del Dipartimento di salute mentale di Reggio Emilia e facilitatore di gruppi di auto-aiuto.

Come quello attivo al Sacco da un paio d’anni. “Le persone si aprono con chi vive la stessa esperienza, la condivisione aiuta a riappropriarsi della vita, non a eliminare le voci”, spiega Tissi.

“Senza dimenticare – sottolinea Contini – che nel resto del mondo, soprattutto in quello anglosassone, le voci sono uno strumento, sia spirituale sia scientifico, di cui si avvalgono per esempio i criminologi”.

Il primo passo sarebbe almeno riconoscerne l’esistenza, e liberarle dallo stigma che le circonda.

Hai bisogno di aiuto? AVVIA