I tumori che coinvolgono gli organi riproduttivi possono avere ripercussioni sulla vita sessuale. Oggi, però, esistono soluzioni per quasi tutti i problemi. Da Airc.it

 

Comunicare una diagnosi di tumore non è mai cosa semplice, in particolare se la malattia ha coinvolto organi che interessano la vita sessuale del paziente. Nel caso degli uomini, però, questa evenienza non è rara, dal momento che se i tumori del testicolo e del pene sono relativamente pochi, quelli della prostata, la ghiandola responsabile della produzione del liquido seminale, sono invece piuttosto frequenti.

Perché interessarsi della vita sessuale di chi si è ammalato o è ormai guarito? Proprio perché i tassi di guarigione da queste malattie sono elevatissimi (oltre il 90 per cento dei pazienti con cancro del testicolo e oltre il 70 per cento di quelli con cancro della prostata guariscono completamente). Ciò significa che, dopo interventi e terapie, la vita riprende e con essa anche il desiderio di una relazione soddisfacente.

Giovani e anziani

Il cancro al testicolo è una patologia abbastanza rara che però colpisce i più giovani (fra i 20 e i 40 anni). Per questo motivo, e per la sede in cui si manifesta, merita un approccio estremamente prudente, dal momento che coinvolge più di altri tumori la sfera emotiva e l’identità sessuale del paziente in una fase critica della sua esistenza.

Viceversa, il cancro alla prostata si diagnostica soprattutto in pazienti sopra i 50 anni. Il rischio, infatti, cresce con l’età: diversi studi hanno dimostrato che circa il 70 per cento degli ottantenni ha un piccolo tumore alla prostata (che in molti casi non dà segni di sé, ma che in altri può provocare guai), mentre tra i 60 e gli 80 anni la malattia si presenta in un uomo su otto.

L’età avanzata, però, non è una ragione per non considerare, nell’approccio alle terapie, la sfera sessuale. Da oltre vent’anni, infatti, la sessualità dell’anziano non è più un tabù, e diverse indagini effettuate da esperti dimostrano che oltre il 60 per cento degli ultrasettantenni ha una vita sessuale attiva e soddisfacente.

Ciò non significa che la vita di relazione si svolga esattamente con le stesse modalità dell’età giovanile, ma che esiste, e che viene percepita come tale dai soggetti coinvolti. Per questo la prospettiva di perdere del tutto o in parte la propria funzionalità sessuale può essere traumatica quanto la diagnosi stessa e non è raro che gli oncologi debbano convincere un paziente dell’assoluta necessità di procedere con cure e interventi malgrado i possibili effetti collaterali.

Il trattamento e i suoi effetti

“Dopo una diagnosi di cancro, di qualunque tipo esso sia, il pensiero dominante per il paziente è la sopravvivenza, l’aspettativa di guarigione e di vita. Tutto questo fa necessariamente passare il sesso in secondo piano” commenta Francesco Pagano, direttore dell’Unità operativa di urologia dell’Ospedale di Padova. “Nonostante ciò, sia i giovani sia gli anziani si fanno domande sulla futura capacità sessuale, anche se non sempre riescono a esplicitarle”.

Se il tumore al testicolo è diagnosticato in fase iniziale e non è esteso ad altri organi, si interviene praticando un’incisione chirurgica a livello inguinale per rimuovere il testicolo (orchiectomia) e il funicolo spermatico (il condotto da cui fuoriescono gli spermatozoi). L’esplorazione chirurgica permette di esaminare l’estensione della malattia e verificare che non ci siano cellule cancerose residue.

“L’asportazione del testicolo in sé non modifica la vita sessuale del paziente, se non per un lieve squilibrio ormonale che il più delle volte è rapidamente compensato dal testicolo sano. Le cose cambiano se il tumore è più esteso e coinvolge i linfonodi addominali. L’asportazione dei linfonodi può provocare infertilità e il blocco dell’eiaculazione, quindi la perdita di uno degli elementi che compongono il piacere sessuale” prosegue Pagano. Gli effetti collaterali della chirurgia per un tumore ai testicoli o per uno alla prostata sono simili: in entrambi i casi possono verificarsi disfunzione erettile e sterilità.

Nuove tecniche chirurgiche

Oggi è possibile preservare la fertilità e ridurre al minimo il rischio di disfunzioni erettili grazie a tecniche chirurgiche innovative come il nerve sparing (risparmio dei nervi), a cui si può ricorrere sia per la cura del cancro ai testicoli sia per quello alla prostata. È una tecnica chirurgica altamente sofisticata, che mantiene intatti i nervi responsabili dell’erezione, limitando anche le possibili disfunzioni eiaculatorie.

Nel tumore prostatico questo tipo di chirurgia si può praticare nella maggior parte dei casi, ma le condizioni di partenza devono essere un tumore poco aggressivo e di dimensioni ridotte. Con questa tecnica la potenza sessuale è preservata.

A influenzare l’attività sessuale vi sono altri due ordini di fattori: quelli legati all’intervento chirurgico vero e proprio (stato infiammatorio l’intervento chirurgico non altera né il desiderio, che dipende da una condizione mentale e dalla presenza dell’ormone testosterone, né la sensibilità superficiale degli organi sessuali, quindi il paziente può ancora raggiungere l’orgasmo pur senza eiaculazione.

Per il trattamento mininvasivo di alcuni tipi di tumori prostatici l’Istituto europeo di oncologia di Milano ha dato il via a un programma di chirurgia robotica, cioè con l’utilizzo di un robot, e il primo intervento, effettuato da Ottavio De Cobelli, direttore della Divisione di urologia, è stato proprio una prostatectomia radicale.

“Mentre l’intervento classico può avere ripercussioni gravi sulla potenza sessuale, la tecnologia robotica permette di preservare le strutture nervose responsabili dell’erezione anche quando questo è molto difficile per il chirurgo che opera a mano libera” spiega De Cobelli.

Un’altra tecnica innovativa per il medesimo tumore è la brachiterapia , una forma di radioterapia mirata che consiste nell’inserimento di ‘semi’ radioattivi piccolissimi all’interno della ghiandola prostatica. Il vantaggio (oltre alla rapidità – meno di 90 minuti – e alla possibilità di eseguire la tecnica in anestesia locale) è la sensibile riduzione del rischio di impotenza rispetto alla comune radioterapia, che può provocare un danno dei nervi.

Il ruolo degli ormoni

Le cellule del tumore prostatico dipendono, per la loro crescita, dalla presenza del testosterone, un ormone sessuale prodotto principalmente dai testicoli. Se il livello di quest’ormone viene abbassato con farmaci specifici, è possibile bloccare la crescita tumorale. La stessa tecnica viene utilizzata anche in alcuni casi di tumore testicolare.

L’ormonoterapia può avere, in alcuni casi, effetti collaterali simili all’asportazione dei testicoli (difficoltà di erezione e calo del desiderio sessuale). Tuttavia questi effetti sono reversibili con la fine del trattamento.

Ovviare a questo disturbo è possibile: si può ricorrere a farmaci specifici per indurre l’erezione, come l’ormai noto sildenafil e tutti i derivati, che aumentano la circolazione del sangue nei vasi del pene. In alternativa esistono prodotti da iniettare localmente o vere e proprie protesi peniene. “L’oncologo indicherà il trattamento più adatto a ognuno in base all’età, alle caratteristiche del tumore e della disfunzione sessuale” conclude De Cobelli. “Non bisogna però avere timore di chiedere che sia fatto tutto quanto è ragionevole per non danneggiare in modo irreparabile la funzione sessuale e, se necessario, si può chiedere anche la consulenza di un servizio di supporto psicologico”.

 Come cambia la sessualità

Quelle che seguono sono alcune indicazioni proposte dalla Società americana di sessuologia per riflettere sulla propria vita di relazione prima, durante e dopo la malattia.

Non ci sono regole fisse per vivere il sesso. Partire dall’idea che il sesso non si limita al rapporto sessuale aiuterà a scoprire (o riscoprire) altre forme di relazione affettiva.

Riconoscere le esigenze di coppia. Cercare il dialogo e la complicità con la propria partner parlando reciprocamente di paure e desideri.

Confrontare passato e presente. Com’era la sessualità prima del tumore? Era soddisfacente? La coppia parlava della propria relazione fisica e della sua qualità? È cambiato qualcosa nella percezione del proprio corpo dopo la malattia? Un eventuale allontanamento dalla propria partner è imputabile solo alle difficoltà sessuali?

Coltivare la relazione. Non concentrarsi esclusivamente sull’atto sessuale. Può essere piacevole riscoprirsi nella quotidianità: piccole attenzioni, sorprese reciproce, esperienze che uniscono.

 Il supporto psicologico

Dopo una diagnosi di tumore che coinvolge la sfera sessuale molti uomini vivono sentimenti di rabbia, rifiuto e autoaccusa che possono poi sfociare in ansia o depressione.

Parlarne con qualcuno aiuta a confrontarsi con le proprie paure. È possibile chiedere colloqui di supporto psicologico (counselling) e di psicoterapia individuale o di gruppo.

La figura che fornisce tale supporto è lo psiconcologo, uno psicologo o uno psichiatra che aiuta paziente e familiari a gestire la malattia oncologica. Lo psiconcologo valuta con il paziente i sentimenti che sta vivendo (paure, stress, tristezza, bassa autostima), aiutandolo a raggiungere una buona qualità di vita e discutendo con lui le migliori strategie (per esempio terapia di coppia o gruppi di autoaiuto) per far fronte alle difficoltà legate alla malattia e alle terapie.

Hai bisogno di aiuto? AVVIA