• giovedì 18 luglio 2019

Spezzare le catene del senso di colpa

Dal sito web Convinzioni.it

L’uomo è nato libero e dappertutto è in catene.

Jean Jacques Rousseau

 Indipendentemente dalla nostra età biologica, dentro di noi persistono dei tratti infantili che ci possono causare anche molto disagio, poiché innescano dei conflitti interiori pesanti che drenano la nostra energia. Inoltre, là dove sono questi tratti infantili c’è anche un ‘genitore’ severo che li disapprova e li censura.

Ogni qualvolta viviamo una dinamica di senso di colpa, significa che quel bambino che è dentro di noi ha fatto un’incursione nella nostra vita adulta e che, contestualmente, un censore rigido e severo lo ha sgridato duramente, anche se il tutto è avvenuto senza che nessuno, al di fuori di noi, si accorgesse di nulla.

Riconoscere questi tratti infantili e riconoscere nel contempo il genitore severo che è in noi, ci permette di uscire da queste dinamiche distruttive e di guarirle. Ogni volta che aiutiamo a crescere un nostro tratto infantile, esonerando la parte dura e critica dal suo compito di censura, ci riappropriamo della nostra forza e del nostro potere.

Quante volte nella nostra quotidianità facciamo o non facciamo cose di cui ci pentiamo e poi ci sentiamo in colpa? Mangiamo troppo, facciamo poco sport, rimandiamo impegni che ci pesano, mentiamo a noi stessi e agli altri, ci comportiamo in modo distruttivo anche quando ci siamo proposti di cambiare…

Il bambino immaturo è incapace di vedere lontano, guarda il proprio piacere momentaneo, nasconde la testa sotto la sabbia e si rifiuta di prendersi la responsabilità delle sue azioni. Sa anche che verrà sgridato, ma proprio come i bambini che fanno le marachelle, è del tutto noncurante delle conseguenze. Ha un atteggiamento infantile appunto.

Siamo anche noi infantili quando non ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni o delle nostre non-azioni. Quando appunto rimandiamo qualcosa che invece dovremmo fare, quando al contrario facciamo qualcosa che sappiamo non essere produttivo e che ci penalizzerà, quando reiteriamo comportamenti che sappiamo essere distruttivi per noi e per gli altri.

Siamo infantili soprattutto quando si innescano in noi le dinamiche del senso di colpa, quando facciamo qualcosa di cui poi ci pentiamo o quando ci biasimiamo per comportamenti che sappiamo già che reitereremo, senza fare nulla di concreto per interrompere questa catena distruttiva.

Quando la nostra parte bambina, noncurante delle conseguenze, prende troppo spazio, allora possiamo vivere in preda alla frustrazione con un senso di fallimento che ci farà soffrire e che renderà il nostro quotidiano anche molto pesante e faticoso.

Quando c’è senso di colpa, questo significa che la nostra parte bambina ha preso il sopravvento, insieme a quella del genitore inflessibile con cui si accompagna, e che è giunto il momento di prenderci cura di questa dinamica malata e guarirla. Ma è una decisione che dobbiamo prendere in modo adulto e consapevole, non con il nostro censore interno che è invece una parte tanto involuta quanto quella infantile.

Censore e bambino non comunicano mai, da parte del censore non c’è l’attitudine ad ascoltare veramente i bisogni della parte bambina, così come nel bambino non c’è una vera volontà di seguire le direttive del censore. Il bambino cerca di sfuggire alle regole severe e il censore lo sgrida facendolo sentire in colpa, in una dinamica che diventa di volta in volta più distruttiva e che tende a cristallizzare proprio quei comportamenti che vorremmo invece cambiare.

Non è questo il modo per cambiare e non è questo il metodo. Finché l’adulto che è in noi, quello consapevole che sa ascoltare e sa dirigere le diverse parti di sé, non prenderà le redini della situazione, questa rimarrà invariata. Prendersi del tempo, pensando che le cose prima o poi cambieranno magicamente in meglio, non è altro che un ulteriore atteggiamento infantile. Ricordiamoci che non c’è senso di colpa che non rivendichi una punizione. E, anche se in modo inconscio, troveremo prima o poi il modo di farcela pagare.

Azione infantile, senso di colpa, censura, senso di auto-svalutazione, si susseguono come le tessere di un domino che cadono l’una dopo l’altra. Non importa su quale di queste tessere decideremo di intervenire, purché facciamo qualcosa per rompere questa dinamica distruttiva.

Possiamo dunque intervenire sul tratto infantile e, prendendoci la responsabilità delle nostre azioni, impegnarci seriamente a cambiarle, oppure arrestare il senso di colpa, rifiutandoci di nutrirlo con i nostri pensieri e le nostre emozioni, oppure ancora interrompere il monologo del censore, che critica e distrugge l’autostima del bambino insistendo su quanto sia stato stupido il suo agire, oppure ancora troncare l’auto-svalutazione, non permettendoci più di sminuire ciò che siamo.

Siamo persone di valore anche se abbiamo comportamenti distruttivi e non c’è alcun motivo per dubitarne. Avere una parte bambina e un’altra che la condanna è normale, tutti abbiamo queste parti, ma è come le gestiamo che fa la differenza. Diventare consapevoli dei meccanismi del bambino e del censore è il primo passo per poter modificare le dinamiche distruttive che mettono in atto.

Focalizziamo, dunque, la nostra attenzione nel rintracciare queste parti e riconoscere il loro modo di esprimersi. Osserviamo poi se siamo più identificati nel bambino immaturo o nel genitore inflessibile, poi prendiamo le distanze da entrambe queste personalità: è solo attraverso l’equidistanza che possiamo guarire noi stessi e i nostri comportamenti.