• venerdì 15 novembre 2019

Tanti strumenti per valutare il rischio di sviluppare un tumore della mammella

Tanti strumenti per valutare il rischio di sviluppare un tumore della mammella

 

 

 

I test e i modelli che permettono di calcolare il rischio di ammalarsi di tumore o quello di sviluppare una recidiva della malattia forniscono oggi risultati affidabili, a patto che siano usati da professionisti esperti.

Si chiamano IBIS, BOADICEA, BRCAPRO E BCRAT e sono quattro dei principali modelli per fare previsioni sul rischio di sviluppare un tumore al seno, utilizzati dai medici quando una donna si rivolge loro per sapere se rientra in una categoria ad alto rischio. Questi modelli sono stati confrontati in uno studio pubblicato dalla rivista Lancet Oncology per valutarne l’accuratezza nel predire il rischio di malattia. “Uno studio interessante che mette in luce alcune differenze tra i diversi modelli, gli stelli che utilizziamo da tempo nella pratica quotidiana” spiega Bernardo Bonanni, direttore della Divisione di prevenzione e genetica oncologica dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano. “Non dimentichiamo però che questi sono solo strumenti, per quanto molto utili. Ciascun modello ha i suoi pregi e i suoi limiti e per questo è fondamentale che ogni valutazione del rischio venga effettuata in un centro specializzato, dove sono disponibili non solo gli strumenti utili allo scopo, ma anche un’équipe multidisciplinare in grado di decidere come procedere prima e dopo l’esame” aggiunge.

Questioni di famiglia

Quali sono i fattori che vengono presi in considerazione quando si valuta il rischio di sviluppare un tumore mammario? La lista è decisamente lunga e include per esempio la densità mammografica, la presenza di condizioni precancerose o una storia passata di altri tumori al seno, ma è soprattutto indispensabile prestare grande attenzione alla familiarità. “Non è un caso che alcuni degli strumenti già citati considerino la storia oncologica familiare fino ai parenti di terzo grado” precisa Bonanni, ricordando l’importanza di avere informazioni chiare e precise sugli eventuali casi di tumore presenti in famiglia. “In alcuni casi i dettagli possono fare la differenza e per questa ragione può essere necessario rivolgersi agli ospedali dove sono stati curati i propri familiari per richiedere la relativa documentazione istologica. È un diritto del paziente che non può essere negato” spiega.

E quando si parla di familiarità ed ereditarietà non si può fare a meno di citare il DNA. Nel corso degli anni sono stati identificati numerosi geni legati al rischio di sviluppare la malattia – BRCA1 e BRCA2 sono solo i più noti per il tumore di seno e ovaio – e sono stati anche sviluppati test per scovare mutazioni all’interno di questi geni che possano modificare il rischio oncologico individuale.