• venerdì 15 novembre 2019

Tra paura e resilienza, la mattina dopo Come si affrontano dolori, lutti, delusioni e sensi di colpa – Mario Calabresi – Ed. Mondadori

La mattina dopo

La mattina dopo riguarda ciascuno di noi, perché tutti – in modo diverso – l’abbiamo vissuta. Un lutto, una delusione sentimentale, un’ingiustizia sul luogo di lavoro, una catastrofe naturale, la fine di un’amicizia: all’indomani c’è la necessità di non lasciarsi sopraffare, di trovare una motivazione per andare avanti, di capire come farlo al meglio.

Ecco perché nel nuovo libro di Mario Calabresi, che nella sua vita si è imbattuto in più “mattine dopo”, il lettore a volte si identifica, a volte segue il flusso delle emozioni dell’autore, che parte dall’esperienza di sentirsi annunciare ex abrupto il suo licenziamento a «Repubblica» («mi avevano detto, con la stessa naturalezza di cui si parla del meteo, che avevano scelto un altro direttore»). La mattina dopo ha preso un aereo alle 7:30, destinazione Madrid, per andare a trovare Roberto Toscano, ex diplomatico ed editorialista, cui si sente vicino. È il suo modo per combattere l’incubo che lo accompagna nei primi giorni di questa nuova fase: sogna di guidare la riunione di redazione al mattino, dopo aver letto i giornali e aver chiesto conto di un titolo sul web che non funziona, in un ufficio in cui rimangono tutti in silenzio e inerti.

Così Calabresi racconta, con semplicità e garbo, la decisione di costruire delle giornate che avessero un senso, recuperando tutto quel che “un giorno” si riprometteva di fare e che, nella quotidianità di un’esistenza frenetica e piena, veniva inevitabilmente rimandato. Ora ha il tempo di farlo, un tempo che può diventare persino pericoloso se non lo gestisce e occupa con intelligenza.

È un libro privo di eccessi retorici, che pure sono sempre in agguato per il tema scelto. Non commuove come il primo di Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là (Mondadori 2007), storia della perdita del 34enne padre e delle conseguenze drammatiche di quella perdita per la famiglia, ma coglie l’obiettivo: trasmette al lettore l’idea della resilienza, di dover alzare lo sguardo rifiutando di farsi imprigionare da quel che è successo. La mattina dopo si può ricominciare, più forti.

La Redazione