Per perdere peso conta soprattutto la costanza. Uno studio analizza le diete più famose. mentre la nutrigenomica svela: le calorie non esistono. Gina Pavone, Donna
C’è chi giura che la soluzione siano solo proteine, chi garantisce in favore di meno carboidrati, chi di meno grassi. Si possono chiamare Dukan, Atkins, Craig e altro ancora: tanti i nomi diventati famosi al pari di vip, anche loro spesso finiti a prescrivere regole alimentari come Gwyneth Paltrow, o personaggi della più varia provenienza, tra gli ultimi il tennista Novak Djokovic con le sue prescrizioni totally gluten free anche per non celiaci.
Le proposte di soluzione ai problemi di linea sono tante, spesso fantasiose, a volte azzardate se non proprio pericolose. Non è facile orientarsi nel macrocosmo delle diete. E forse è anche inutile. Un gruppo di ricercatori canadesi è andato a guardare con occhio critico le diete più popolari e i regimi alimentari per perdere peso tra i più in voga, mettendo insieme una sorta di mappa delle principali prescrizioni e rispettivi risultati sul medio e lungo termine.
Dall’analisi gli studiosi sono giunti alla conclusione che quello che conta non è tanto passare da una dieta all’altra in corso d’opera, quanto semplicemente non gettare la spugna e non smettere prima del previsto.
Lo studio consiste in una meta-analisi dei risultati di 59 altri studi, per un totale di 7.286 persone osservate durante e dopo i loro tentativi di dimagrire. E se sul medio periodo – si legge nella ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Jama (Journal of American Medical Association) – le diete low-carb (a basso contenuto di carboidrati) fanno registrare un lieve vantaggio (facendo perdere 8,7 chili invece di 7), seguite da quelle low-fat, a basso contenuto di grassi, in quanto a efficacia dopo un anno le differenze tendono ad appianarsi.
Che si sia seguita la Zona o la Weight Watchers poco importa, se si è stati diligenti la bilancia può arrivare a segnare fino a 12 chili in meno.
«Non tutti i chili che si perdono sono però uguali», avverte Lucio Lucchin, direttore dell’unità di nutrizione clinica dell’ospedale di Bolzano e presidente dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica. «Per esempio se i carboidrati vengono sostituiti da troppi grassi si tenderà a incidere in modo sbagliato sulla composizione corporea. Nelle prime fasi delle diete si perde per lo più acqua. E se si continua troppo in fretta va via solo la massa magra».
Una conquista davvero effimera e potenzialmente dannosa. «Tolti i primi dieci giorni, in cui si registrano i risultati più veloci – e facili – buttare via un chilo a settimana è troppo, perché vuol dire che si stanno bruciando muscoli e organi».
«Dai trials clinici, la dieta mediterranea con molta frutta e verdura risulta essere la più equilibrata sulla composizione della massa corporea su cui va a incidere, agendo cioè per lo più sugli accumuli di grasso».
Tornando allo studio, i risultati ottenuti suggeriscono che si potrà decidere abbastanza a cuor leggero di cominciare, per esempio, limitando i cibi ad alto indice glicemico e poi passare a una dieta che integra esercizio e corsi motivazionali.
«Conta infatti moltissimo l’attenzione all’individuo», sottolinea lo specialista, «tenendo in considerazione gusti e condizioni fisiche di partenza». Chi è in salute ma vuole eliminare quei quattro o cinque chili in eccesso (magari accumulati insieme ai regali di Natale), «se si mette a dieta per poco tempo, qualsiasi dieta scelga, difficilmente potrà fare danni seri.
Diverso il discorso per chi non è in perfetta salute, per esempio chi ha il diabete, o per chi è in forte sovrappeso: per loro il fai da te è sconsigliato». La vera bussola, però, nella scelta di come rimettersi in pace con la bilancia è sempre il buon senso.
«Meglio evitare di mangiare pochissimo: si perde solo acqua e ci si stufa presto. Se si scende sotto le 1.200 calorie ricordarsi che l’apporto vitaminico comincia a non essere adeguato ed è necessario valutare come integrare. Infine diffidare dei regimi che scartano del tutto intere categorie di alimenti: sempre meglio preferire la varietà per non privarsi dei vari tipi di nutrienti di cui abbiamo bisogno».
Le calorie non esistono
Mai capitato di pranzare con un piatto di calorie? Strana domanda, penseranno quelli abituati a contarle. Eppure le calorie non esistono, osserva un nuovo approccio alla nutrizione. La cosiddetta genomica nutrizionale, o nutrigenomica, parte proprio dal considerare inadeguato un concetto base della dietetica alimentare, le calorie appunto, per sostituirlo con l’osservazione delle interazioni tra cibo e dna.
«Noi mangiamo molecole, mentre la caloria è la misura di una quantità di calore», osserva Pier Luigi Rossi, medico specialista in scienza dell’alimentazione e autore del libro Dalle calorie alle molecole (edito da Aboca, 12,50 euro). «Le molecole che ingeriamo interagiscono con i nostri geni, e ciascuna delle diverse molecole lo fa in modo diverso.
Per le calorie questa differenza non si può stabilire», spiega. In altre parole si assumeranno 300 calorie sia attraverso un piatto di pasta al tonno, sia attraverso due bicchieri di birra, ma con effetti diversi. Secondo Rossi: «Le calorie sono un concetto di derivazione ottocentesca, quando si considerava il corpo umano una macchina termica, alla stregua di una locomotiva».
Inutile affannarsi a tagliarle, sostengono gli esperti di questo approccio, invece serve concentrarsi sugli effetti che i vari tipi di alimenti producono sul nostro organismo. Considerando il “biotipo” cui si appartiene. E la singolarità biochimica del proprio organismo spiegherebbe, almeno in parte, come mai alcuni accumulano adipe pur mangiando poco, mentre altri si concedeno qualche leccornia in più senza conseguenze.
«Se pranzo con un piatto di pasta o una porzione di formaggio magari assumo lo stesso numero di calorie, ma si attiveranno reazioni chimiche e ormonali completamente diverse, la composizione del nostro sangue cambia di volta in volta in base ai cibi ingeriti».
La soluzione sta dunque nel dosare in modo corretto, e in base al proprio fisico, la quantità appropriata di molecole necessarie: «Innanzi tutto ossigeno per bruciare i grassi, da introdurre con una buona ginnastica respiratoria», sottolinea Rossi, «poi acqua, carboidrati, proteine e lipidi, e le molecole contenute nelle verdure, come polifenoli, antocianine, carotenoidi eccetera».
Ci si può regolare così: «Per i carboidrati, 2 grammi al giorno per i chili corrispondenti al proprio peso forma, non il peso reale; di proteine servono 1,20 grammi circa per il peso ideale; 0,5 grammi di grassi, sempre per ciascun chilo del peso ideale; nessun limite per tutte le altre».
