I dati a favore del vaccino contro il papillomavirus umano per la prevenzione del cancro alla cervice sono stati ulteriormente confermati da uno studio inglese, il quale ribadisce che la migliore età per la somministrazione del vaccino è in media 12 anni.
Numerosi studi nel corso degli anni hanno dimostrato quanto sia efficace il vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) nell’evitare l’infezione; tuttavia finora non erano state raccolte sufficienti prove dirette riguardo gli effetti della vaccinazione sul numero dei casi di tumore della cervice uterina. Ebbene, i risultati di uno studio realizzato in Gran Bretagna, pubblicati sulla rivista The Lancet, ci dicono che l’incidenza del tumore della cervice uterina è dell’87 per cento più bassa nelle donne che sono state vaccinate contro l’HPV all’età di 12-13 anni rispetto a quella registrata tra le donne non vaccinate.
L’attenzione del gruppo di ricerca si è concentrata sulle diagnosi di cancro della cervice registrate in Inghilterra nell’arco di tredici anni (2006-2019). Gli autori hanno suddiviso in sette gruppi le donne incluse nell’analisi in base alla loro età alla fine del 2019. Nel 2008 la Gran Bretagna ha introdotto la vaccinazione contro l’HPV per mezzo di vaccino bivalente, il quale protegge da due ceppi di papillomavirus umano con maggiore attività oncogena (HPV6 e HPV8). La campagna vaccinale inizialmente fu estesa a tutte le donne tra i 12 e i 18 anni. Pertanto, le donne appartenenti a tre dei sette gruppi considerati nello studio potevano essere state vaccinate contro l’HPV all’età di 12-13 anni, 14-16 anni e 16-18 anni.
L’analisi del gruppo di ricerca ha evidenziato che il tasso di incidenza del tumore della cervice uterina si riduceva
- dell’87% tra le donne a cui la vaccinazione era stata proposta a 12-13 anni,
- del 62% tra le donne a cui era stata offerta a 14-16 anni,
- del 34% tra le donne che avevano 16-18 anni all’epoca della convocazione.
I dati suggeriscono che in Inghilterra nel 2019 si sono verificati 450 casi di tumore della cervice in meno grazie all’introduzione della vaccinazione rispetto a quanto atteso nell’epoca pre-vaccino. Inoltre, si è assistito a una diminuzione nell’ordine di 17.000 unità i casi di lesioni preneoplastiche gravi (CIN3), lesioni che nel tempo possono evolvere in carcinoma.
In conclusione, come previsto, i risultati più importanti sono quelli che riguardano le ragazze che all’avvio della campagna vaccinale avevano 12-13 anni: infatti il momento ideale per sottoporsi a questo vaccino è prima dell’inizio dell’attività sessuale in quanto le probabilità di aver già contratto il virus sono basse. Per queste ragioni in Italia il vaccino contro l’HPV è offerto gratuitamente a tutti i ragazzi e le ragazze di 11-12 anni. Quello che auspicano gli autori della ricerca è che i loro dati incoraggino le persone a sottoporsi e a sottoporre i propri figli alla vaccinazione, così da proteggere se stessi e loro non solo da tumori della cervice uterina, della vulva e della vagina, ma anche da altri tipi di tumori che possono colpire anche individui di sesso maschile, come quelli del pene, dell’ano e dell’orofaringe.
FONTE: AIRC